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L’importanza del viaggio nella cultura dell’uomo

di Lorenzo Sarti

Pubblicato il

È stato ampiamente dimostrato che viaggiare apre la mente delle persone e permette di conoscere diversi stili e modi di vivere.

Durante il periodo in cui un ragazzo studia e inizia a formare il proprio carattere, ad esempio, intraprendere un viaggio lo aiuta a maturare più velocemente e in maniera differente rispetto ai suoi coetanei.

Non è una novità della contemporaneità l’arricchimento culturale dato dal visitare nazioni e società completamente diverse. Fin dall’epoca classica, infatti, i popoli più ricchi di cultura erano quelli che venivano a contatto con il maggior numero di Paesi, sia per motivi bellici che economici.

L’impero romano attraversò un periodo di enorme splendore, sotto il profilo culturale e architettonico, grazie ai contatti con le civiltà elleniche e mesopotamiche. I romani riuscivano a importare nelle loro città i monumenti o gli stili compositivi che carpivano da queste civiltà: i templi e i palazzi dell’epoca subivano una forte influenza stilistica dovuta al forte contatto e allo studio di società differenti da quella latina.

Col passare del tempo, nonostante l’instabilità politica dell’Europa per tutta la fase del Medioevo, artigiani e architetti che avevano la possibilità di muoversi riuscivano a importare nel proprio Paese natale ciò che apprendeva osservando il prodotto dei colleghi esteri. Diversi stili si diffusero attraverso le rotte commerciali e i viaggi: osservandoli con attenzione si riesce a ricostruire storicamente l’assetto economico e politico dell’Europa dell’epoca.

Per esempio, lo stile Gotico prese piede in Europa verso il XII secolo e durò fino al XVI. Osservando attentamente la sua diffusione possiamo dedurre che in quel periodo ci fu una forte interazione tra Francia e Inghilterra – Paesi di maggiore diffusione dello stile – dovuta dalla grande connessione di viaggi, anche a scopo bellico, intrapresi dall’una all’altra parte.

Ma il viaggio divenne più avanti anche un vero e proprio metodo di insegnamento.

Nel 1668 venne creata da Jean-Baptiste Colbert a Parigi il Prix de Rome, una borsa di studio che permetteva agli studenti dell’Accademia di Francia di intraprendere un viaggio a Roma, culla dell’arte classica, per studiare meglio lo stile e migliorare le proprie doti artistiche (un antenato dell’attuale progetto Erasmus).

La capitale dello stato Pontificio e tutte le città italiane in generale offrivano – e offrono tutt’ora – svariati spunti per uno studio approfondito dell’architettura, principalmente classica.

Passeggiare per le strade di Roma o ammirare i resti di Villa Adriana a Tivoli da sempre è come consultare un’enciclopedia per comprendere a fondo i segreti della propria professione. Logicamente, un viaggio sotto i riflettori dell’Italia era all’epoca anche un trampolino di lancio per la propria carriera, a conferma dell’importanza degli spostamenti nella vita lavorativa di un artista.

Grandi maestri dell’architettura moderna come Le Corbusier, Louis Kahn, Mies van de Rohe hanno percorso chilometri per studiare l’architettura. Ogni viaggio che intraprendevano li arricchiva come professionisti e modificava in parte il loro modo di vedere l’architettura. Italia, India e America offrivano spunti che, restando nei propri Paesi di origine, sarebbe stato difficile comprendere.

Nell’epoca contemporanea l’utilizzo di internet permette di raggiungere con la vista qualsiasi posto della terra. Qualunque persona in possesso di una macchina fotografica e un collegamento alla rete può permettere al mondo intero di vedere ciò che i suoi occhi vedono. Per fortuna l’architettura va toccata, vissuta e osservata attentamente per essere compresa. Questo è un notevole punto a favore nella ricerca continua del viaggio per conoscere e ammirare. Non si riuscirà mai a ottenere solo tramite un computer la stessa sensazione che si prova a entrare nella Sagrada Familia di Barcellona o nel salire per la visita all’Acropoli di Atene.

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