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Watchmen: l’Uomo e la Maschera

di Luca Rasponi

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Rorschach

Watchmen è a detta di molti il miglior fumetto di supereroi di tutti i tempi. Secondo alcuni è addirittura il più grande graphic novel mai scritto in assoluto. Ma al di là di preferenze e classifiche, una cosa è certa: nel mondo dei fumetti esiste un prima e un dopo Watchmen. L’impatto dell’opera di Alan Moore e Dave Gibbons sul mondo delle nuvole parlanti è stato epocale, e non ha trovato ancora eguali nei quasi trent’anni che sono trascorsi nel frattempo.

Ma cos’è Watchmen? Di fronte alla difficoltà di etichettare un’opera così complessa, spesso si ricorre alla definizione più ovvia: è una storia di supereroi. Ma il graphic novel di Moore e Gibbons è qualcosa di più profondo: è innanzitutto un’analisi del rapporto tra l’Uomo e la Maschera.

Pubblicato tra il 1986 e l’anno seguente come serie di 12 numeri dalla Dc Comics, Watchmen è ambientato in un 1985 alternativo dove i vigilanti in maschera sono parte integrante della realtà quotidiana degli Stati Uniti. La loro presenza pone però un problema fondamentale: chi controlla i controllori? E così, dopo un’epoca d’oro in cui i supereroi si sono prodigati per il bene della collettività, arrivano gli anni bui della protesta popolare contro i vigilanti, che nel 1977 vengono messi al bando con il Keene Act, una legge del governo federale.

Alan Moore e Dave Gibbons

Il 1985 dove si svolge la trama principale è dunque un’epoca priva di eroi, in cui solo alcuni continuano ad operare da fuorilegge. Una guerra fredda ancor più tesa e pericolosa di quella che abbiamo conosciuto noi fa da sfondo alla vicenda, che si apre con l’omicidio di uno degli eroi ormai in pensione, il Comico.

Comincia così un viaggio complesso e affascinante nel rapporto di tutti gli eroi  con la loro maschera. Ed è subito evidente la grande novità di Watchmen: prima dell’opera di Moore e Gibbons, gli eroi mascherati erano spesso invincibili, a volte sconfitti, ma pur sempre eroi. In Watchmen i protagonisti sono innanzitutto uomini. Persone normali, particolari o bizzare, ma comunque esseri umani con debolezze, limiti e dubbi.

C’è chi attraverso la maschera esprime la propria concezione del mondo come Edward Blake, il Comico, che risponde con una grassa risata all’infinita vanità del tutto. Per qualcun altro invece, la maschera è l’abisso di oblio in cui annullare la propria personalità per rinascere, dimenticando una vita di sofferenza: parliamo di Walter Kovacs, che nasconde il suo volto dietro una stoffa maculata per trasformarsi nello spietato vigliante Rorschach.

Da sin: Ozymandias, Silk Spectre II, Dr. Manhattan, Nite Owl, Rorschach. In basso: il Comico

Tutto il contrario di Adrian Veidt, che nei panni di Ozymandias insegue il modello di Alessandro il Grande fino a raggiungere una perfezione quasi superumana, che porta alla mente l’Übermensch di Friedrich Nietzsche anche e soprattutto dal punto di vista morale. Chi è davvero oltre i limiti umani è invece  Jon Osterman, trasformato da un incidente nucleare in un essere dai poteri quasi divini noto come Dottor Manhattan. Nel suo caso la maschera sostituisce l’uomo, come accade a Superman/Clark Kent secondo il celebre monologo di David Corradine nel film Kill Bill di Quentin Tarantino.

Ogni personaggio di Watchmen racconta una storia particolare, compresi i due più “normali”, cioè Daniel Dreiberg e Laurie Juspeczyk. I due, rispettivamente nei panni di Nite Owl e Silk Spectre II, hanno un rapporto opposto con la maschera. Per Daniel il costume è un’esaltazione, un catalizzatore che permette di mostrare il meglio di sé superando insicurezze e timori. Per Laurie invece la calzamaglia è una costrizione, dettata dalla volontà di compiacere la madre, la Silk Spectre originale ormai in pensione. Ma così come Daniel scoprirà di potersi esprimere anche senza maschera, Laurie si accorgerà che in fondo non le dispiace vivere le emozioni del vigilante notturno.

Questo è Watchmen. E quanto detto riguarda solo una piccolissima parte dell’insieme: caratteristica peculiare dell’opera, infatti, è la presenza di innumerevoli sottotrame, di cui alcune meta-narrative, cui si aggiungono un gran numero di flashback e una quantità notevole di materiale “collaterale” (non fumettistico) tra un capitolo e l’altro.

La copertina di "Watchmen"

La guerra fredda avanza, l’Unione Sovietica sta per invadere l’Afghanistan segnando con tutta probabilità lo scoppio della terza guerra mondiale, la prima combattuta con armi atomiche su scala planetaria. Qualcuno ha ucciso il Comico. Gli eroi ormai ritirati a vita privata sono costretti a rimettersi in gioco, con tutto ciò che ne consegue. La sceneggiatura di Alan Moore ci attira in un crescendo di dubbi e misteri verso un finale che produce un dilemma morale superbo, antico quanto inestricabile. Ma tutto passa dal rapporto tra l’Uomo e la Maschera, e parte da una domanda fondamentale: chi controlla i controllori?

«Quis custodiet ipsos custodes?»
Giovenale, Satire

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2 commenti per “Watchmen: l’Uomo e la Maschera

  • Luca Rasponi ha detto:

    Grazie! Del resto, si parla di un capolavoro che merita di essere riletto infinite volte!

    Quanto al Dottor Manhattan, in fondo anche lui è parte del tutto, come l’ultimo degli eroi: e come tutti, non fa che recitare la sua parte…

  • Arianna ha detto:

    Davvero un bell’articolo!mi è quasi venuta voglia di rileggere questo capolavoro!ah, abbasso il Dottor Manhattan! 😉

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