Magazine

Il match del secolo: Boris Spassky vs Bobby Fischer

di Filippo Urbini

Pubblicato il

Il “match del secolo. Così viene definito dagli appassionati di scacchi l’incontro tra il russo Boris Spassky e l’americano Bobby Fischer, due menti eccezionali legate da un rapporto di amicizia che andava contro ogni interesse nazionale.

I due si conobbero nel 1960 a Mar della Plata (Argentina) in occasione di un importante torneo internazionale di scacchi. Spassky, ventitrenne, stava affinando il suo stile personale basato su una visone flessibile del gioco che mirava ad anticipare le mosse dell’avversario. Il diciasettenne Fischer, che percepiva ogni partita come una guerra, impostava la propria strategia sull’attacco puro. «L’obiettivo è spezzare la mente degli avversari, voglio vederli contorcersi», diceva.

Un diverso approccio alla scacchiera che rifletteva una diversità caratteriale: Spassky era educato e umile, portato al confronto con gli altri e non ossessionato dagli scacchi; amava la musica, la lettura e da ragazzino era stato un promettente centometrista. Fischer invece era ossessionato dalla scacchiera, un rifugio da un mondo che fin da piccolo stentava a capire. Fin dalla tenera età si pensava che Bobby fosse afflitto dalla sindrome di Asperger, una sorta di autismo che comporta la compromissione delle relazioni sociali, comportamenti ripetitivi e stereotipati e l’ossessivo impegno in interessi molto ristretti.

All’età di dodici anni Bobby Fischer era già maestro, a tredici campione, a sedici aveva abbandonato la scuola facendo degli scacchi il suo lavoro. In Russia, invece, Spassky aveva perfezionato la sua tecnica e sbaragliato tutti i maggiori rappresentanti del panorama scacchistico russo, riuscendo addirittura sconfiggere il leggendario tattico Mikhail Tal. Nel 1969 divenne campione del mondo battendo il connazionale Tigran Petrosian. Boris come Bobby divenne un eroe nazionale, ma il primo viveva questa situazione con un forte disagio, mentre il secondo era ossessionato dal successo.

Nel 1970 venne organizzato a Palma di Maiorca il torneo dei candidati per sfidare il campione del mondo. Contro ogni pronostico Fischer vinse una dopo l’altra tutte le cinque partite, ottenendo la possibilità di sfidare il campione del mondo in carica: Boris Spassky.

Come e più di ogni altra disciplina sportiva o artistica, anche gli scacchi furono al centro della macchina propagandistica del Cremlino e della Casa Bianca. Entrambe le nazioni utilizzavano ogni aspetto della vita sociale per ribadire la superiorità del proprio sistema politico rispetto all’altro. La quarantennale imbattibilità ai tornei internazionali era per l’Unione Sovietica una prova della superiorità intellettuale nei confronti del capitalismo. Il campionato mondiale che si svolse a Reykjavik l’11 luglio 1972 non fece eccezione: nulla fu lasciato al caso.

La delegazione russa si presentò puntuale con tutti i suoi più importanti uomini, Boris Spassky in testa. La delegazione americana si presentò invece in un forte ritardo poiché Fischer non ne voleva sapere di salire sull’aereo, ritenendo troppo esiguo il premio offertogli per la partecipazione alla competizione. Neppure una telefonata di Henry Kissinger riuscì convincerlo: «Devi battere i russi, vogliamo che tu combatta per l’America», gli disse il consigliere del presidente Nixon. Ma quello che fece cambiare idea a Fischer fu l’impegno da parte di uno sponsor inglese di portare il premio a 250mila dollari. Arrivato a Reykjavik, Fischer chiese di avere in albergo un ristorante aperto 24 ore su 24, una persona che giocasse a tennis con lui quando ne aveva voglia e che gli fossero date le chiavi di una pista da bowling per poterci andare in ogni momento.

Ma non si fermò qui. Prima della sua partita d’esordio aveva obiezioni su tutto: le luci, l’aria condizionata, la grandezza del tavolo e soprattutto le telecamere delle troupe televisive, il cui rumore gli impediva di concentrarsi. Bobby chiese quindi di spostare il match in una stanza attigua a quella principale, molto più piccola e angusta. La richiesta fu respinta dalla Federazione, così Fischer perse la prima partita e non si presentò alla seconda. Minacciò di disertare anche la terza, mentre le autorità sovietiche fecero pressioni su Spassky affinché respingesse le richieste, facendo così squalificare definitivamente Fischer. Tuttavia il russo, con un gesto di grande sportività che gli valse l’eterna stima dell’avversario, accettò le richieste dell’americano. Il resto è storia: Fischer vinse la terza partita utilizzando una tecnica non convenzionale, mentre Spassky sembrava ipnotizzato dalla follia e imprevedibilità di Bobby tanto da non riuscire mai a giocare secondo il suo stile.

La delegazione sovietica, viste le forti difficoltà che Spassky stava incontrando, iniziò ad indagare su un’ eventuale tecnica di influenza mentale che Fischer poteva esercitare sul giocatore russo. Si pensò addirittura che nella sedia di Fischer fosse installato un generatore d’energia che sparava raggi al cervello di Spassky. La sedia su cui giocava Fischer venne smontata pezzo per pezzo, ma ovviamente l’accusa sovietica si rivelò infondata. La verità era che il match aveva assunto una piega irreversibile: più che una partita a scacchi fu una vera e propria sfida di nervi. Alla ventiduesima partita Spassky si ritirò, si unì al pubblico e applaudì anche lui il capolavoro di Bobby Fischer, che divenne campione del mondo.

L’americano fu detentore del titolo fino al 1975 quando si rifiutò di sfidare Anatolij Karpov. In seguito lo squilibrio mentale di Fischer si aggravò in una serie di turbe paranoiche, devianze antisemite e lodi ai terroristi dell’11 settembre. Nel 2004 fu arrestato all’aeroporto Narita di Tokyo dalle autorità nipponiche per conto degli Stati Uniti d’America, ufficialmente per un passaporto irregolare. Il suo unico amico Boris Spassky scrisse una lettera al presidente degli Stati Uniti per chiedere clemenza. Bobby Fischer è morto nel 2008 a Reykjavik, proprio lì dove fu scritta la storia degli scacchi.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: