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Novità in campo pedagogico?

di Stefano Romano

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Tutto sta cambiando. Ce ne rendiamo conto sempre di più. Addirittura alcuni esperti hanno affermato che “si sta verificando un vero e proprio cambiamento di era nel campo dell’educazione e ciò riguarda l’educazione in generale nell’ambito familiare e nei centri educativi”(intervista a Corominas). Ora non sto qui a ripetervi la stessa solfa che si legge sui giornali o gli stereotipi della maggior parte di noi, del tipo: “Prima c’era meno superficialità”, ”Non so proprio come potranno cambiare le cose”, “È crisi di valori” o che, addirittura, prefigurano scenari inquietanti pieni di sfiducia nel futuro.

Una cosa che mi ha colpito studiando pedagogia è che all’inizio del ‘900 si sentì come adesso l’inadeguatezza dei sistemi educativi precedenti, ma questa visione non bloccò il pensiero o la ricerca, anzi, all’inizio del ‘900 si assisté a un proliferare di teorie educative che hanno radicalmente cambiato la pedagogia e il modo di concepire l’educazione. I 4 modelli che si sono imposti in Europa sono stati: l’attivismo (puerocentrismo e pragmatismo), l’idealismo italiano (maggior risalto alla figura dell’educatore rispetto a quella dell’educando e rifiuto di ogni regola didattica), la pedagogia marxista (centralità del lavoro, stessa importanza al lavoro manuale e intellettuale e forte senso di appartenenza al gruppo) e la pedagogia cristiana (formazione integrale del fanciullo).

Nella realtà odierna invece si ha l’impressione di una certa staticità e sfiducia nel futuro. Si sa che si sta assistendo a una svolta, ma esso sta avvenendo così velocemente che non siamo pronti ad adattarci, abbiamo paura di fare errori e non sappiamo bene che cosa si debba cambiare e come. Ora possibile che nel 2012 non ci siano stati dei cambiamenti in campo pedagogico e che la ricerca non abbia contribuito in alcun modo ad assisterci in questo passaggio tanto importante? Scopo del mio articolo è illustrare e cercare di far conoscere piccole(bè neanche tanto) novità in campo educativo, che se da una parte senz’altro non sono la soluzione ai problemi di oggi, dall’altra rappresentano passi in avanti che pochi di noi conoscono. Quindi vi propongo una elenco di cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi.

Il mutamento principale riguarda l’individuazione temporale dei periodi sensitivi. Mi spiego meglio. I bambini, nella loro prima fase di vita, attraversano numerosi “periodi sensitivi” ovvero momenti in cui sono maggiormente predisposti all’apprendimento e allo sviluppo cognitivo. Molti di questi momenti, sono delle vere e proprie opportunità che difficilmente si ripresentano una seconda volta. Conoscere questi periodi sensitivi aiuta genitori ed educatori a creare l’atmosfera più adatta affinché il bambino sia stimolato in modo adeguato. Premessa fondamentale è che i bambini non possono essere trattati come piccoli adulti (concezione che con enormi sforzi si è imposta solo a partire dalla fine dell’800): essi sono bambini e come tali devono rimanere. In Le età della vita Romano Guardini afferma: “Il bambino non esiste solo per diventare adulto, ma anzi in primo luogo, per essere se stesso, un bambino e, in quanto bambino, uomo, giacché la persona vivente è, in ogni fase della sua vita, uomo, a condizione che la singola fase sia autenticamente e pienamente vissuta secondo il suo senso profondo”. Dunque, lo sapevate che il bambino è più propenso ad imparare la virtù della sincerità tra i 3 e i 9 anni? Quella dell’ordine tra 1 e  4 anni? (tabella periodi sensitivi). Comunque è importante sottolineare che tali periodi sono indicativi. Poiché siamo persone queste categorie temporali non possono essere applicate esattamente a tutti noi,  esse comunque sia si riferiscono alle medie mondiali sullo sviluppo.

Altro aspetto significativo è il passaggio da un’educazione negativa ad un’educazione positiva. Ovvero ogni volta che urliamo ai nostri figli, li minacciamo quando ci disobbediscono, li mettiamo in castigo, o li correggiamo dopo che hanno fatto qualcosa di cattivo… il figlio è in atteggiamento negativo o passivo. Mentre quando parliamo con i figli e sono allegri e tranquilli, quando li aiutiamo a formare la loro coscienza, quando diamo loro le ragioni per poter scegliere, quando illustriamo i vantaggi dell’ordine, dello studio, dell’obbedire prontamente… Insomma, quando li motiviamo perché scelgano di agire bene, stiamo attuando un’educazione positiva.

Infine negli anni 90, con l’obiettivo di approfondire il tema della formazione e dell’educazione da una pluralità di prospettive, è nata in Italia una nuova facoltà, Scienze della formazione. Questa sostituisce e amplia la vecchia facoltà di Magistero (pedagogia).

Per concludere, dato che tutti siamo chiamati ad essere educatori, vi cito una frase di Rousseau riguardo all’educazione: “La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne”.

 

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