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…A Toys Orchestra is coming to town – L’intervista

di Ilaria Virgili

Pubblicato il

Sull’orologio non gode di alcun privilegio, ma ricorda di essere speciale facendo sparire una lancetta. Non è più ieri, non è ancora domani, non è neppure oggi.
Mezzanotte non è un’ora come un’altra. Per questo ha un fascino tutto suo.
Per questo ispira leggende, favole, canzoni, dischi.

Il 2 aprile 2010 esce Midnight Talks (Urtovox). Le conversazioni di mezzanotte fanno il giro d’Italia e incetta di premi.
Dopo poco più di un anno, nel maggio scorso, esce Rita-lin Songs (Urtovox/Ala Bianca), un EP in cui la continuità col disco che l’ha preceduto è evidente, sia nell’apparenza (la copertina non mente), che nel contenuto (la versione in italiano di “Celentano” e la “Plastic Romance recycle version” sono le prove più evidenti), anche se l’aria diffonde un profumo di novità. Che non si fa attendere troppo.
Infatti il 18 ottobre 2011 mezzanotte torna a essere l’ora di punta, ed esce Midnight (R)Evolution (Urtovox/Ala Bianca). Un nuovo lavoro, che porta con sé una nuova tornata di concerti. E anche un DVD celebrativo dei primi 10 anni di carriera della band partita da Agropoli, che giunge e giungerà lontano.

Con questo prezioso e ricco bagaglio, gli …A Toys Orchestra stanno arrivando in città.

Il 25 novembre infatti saranno a Montereale di Cesena per il consueto appuntamento mensile con il Georg Best Club, che questa volta vede la collaborazione di Monogawa Back to Gawa e Stereo:Fonica.
In attesa di ascoltarli sui colli cesenati, abbiamo posto al leader Enzo Moretto qualche domanda.

 

Nell’ultimo anno e mezzo avete dato alle stampe Midnight Talks, l’EP Rita-lin Songs, e l’ultimo disco, Midnight (R)Evolution. Una tempistica ben differente rispetto alle pubblicazioni precedenti.
Perché tanta urgenza di pubblicare materiale?

Perchè in realtà avevamo cominciato a lavorare a questo materiale tutto insieme. Parte tutto da un un’unica sessione, ma mentre per Midnight Talks è venuto fuori subito un disco, gli altri hanno avuto bisogno di una gestazione più lunga.
Però volevamo che ci fosse un filo conduttore tra questi lavori, altrimenti avrebbe perso di senso. Non si trattava di realizzare b-sides o outtakes: erano tutte canzoni con una loro vita, che dovevano trovare giustizia con dei supporti.

Per quanto riguarda i temi, nonostante ci sia parentela tra i pezzi, ognuno ha un’identità precisa, perché è frutto del modo in cui ciascuna canzone si è sviluppata.
Basti pensare che quest’ultimo disco (Midnight (R)Evolution, ndr) è nato nelle stesse sessioni di Midnight Talks, ma è andato via via crescendo lungo il tour e nel tempo, quindi ha sviluppato un’indole differente, captando anche tematiche diverse.
In particolare, si tratta di contenuti più legati a quello che sta succedendo in questo momento. Per questo ci sono anche inflessioni sociali.

 

Il titolo del nuovo disco Midnight (R)Evolution, che hai già ampiamente illustrato in varie interviste, include un gioco di parole tra rivoluzione ed evoluzione. L’una contiene l’altra. Perchè?

Io penso che queste due parole siano complementari.
Quando si prospetta una rivoluzione, si ha una propensione all’evoluzione.

 

Nel video di Midnight Revolution, primo singolo estratto dall’ultimo disco, sulla tua chitarra è applicato un adesivo con su scritto “La speranza è una trappola”, frase che mi ha ricordato all’istante l’intervento di Mario Monicelli a Raiperunanotte. Davvero per te la speranza è una trappola?

Assolutamente sì. Non credo che questo sia il momento storico per dedicarsi alla speranza.
Per troppo tempo ha fatto rima col dormire sugli allori, quindi forse sperare non prospetta nessun futuro.
Siccome abbiamo bisogno di un presente e di un futuro, forse è il momento di agire, non di sperare.

 

Qual è l’idea a fondamento del videoclip?

In origine era quella di rappresentare qualcosa di forte. Bisognava però trovare una soluzione meno banale rispetto a quella legata ad argomenti quali le rivoluzioni. Quindi insieme a Jacopo Rondinelli, il regista, abbiamo pensato di utilizzare la chiave ironica che avevano il testo e la canzone e di metterla in risalto attraverso una sorta di favola allucinata, in cui c’è tanto messaggio e tanta utopia. L’ironia ci sembrava decisamente la scelta migliore.

 

Ricollegandomi all’utopia di cui parli e parafrasando il finale del video, la musica può salvarci?

Non ne sarei sicuro.
Però può aiutarci a pensare, a creare quel sentimento così importante che è l’empatia. Può accomunare pensieri ed emozioni.

 

Osservando la copertina di Midnight (R)Evolution si nota come l’unica parola italiana sia “democrazia”, tra il nome della band e il titolo del disco, entrambi in inglese. Perché pur utilizzando sempre la lingua inglese, avete deciso di scrivere quella parola in italiano?

Innanzitutto lo scatto era già così. Quando l’ho trovato, le scritte erano già fatte.
Ma per un momento c’era stata l’idea di cambiare lingua. Avevamo pensato di modificare le scritte, e tradurle in inglese.
Però questa fotografia è frutto di qualcosa che è accaduto davvero, in Italia. Qualcosa di vero, di reale.
Tra l’altro quando è successo questo incidente, ma sarebbe più giusto chiamarlo sopruso, io ero presente. Partecipavo alla manifestazione ed ero a pochi metri dalla ragazza che è stata ferita. Quindi col cambiamento di lingua avrei stravolto una realtà importante. Per questo la foto era perfetta così com’era, in italiano.

D’altronde noi non rinneghiamo il nostro essere italiani. Quello della lingua inglese nei nostri testi è un utilizzo di gusto, quasi tecnico. Utilizziamo una lingua che riteniamo più adatta alla nostra musica, e a questo tipo di musica in generale, e che ci consente di usare il nostro doppio passaporto di cittadini italiani ed europei. Così come è successo altrove prima di noi, basti pensare al Belgio con i dEUS, ma anche a realtà più importanti come Björk in Islanda, gli AIR in Francia.
Non ci interessa avere smanie esterofile. Non c’è niente di posticcio.

 

Con Midnight (R)Evolution avete pubblicato un DVD, Midnight Stories, che ripercorre i vostri primi 10 anni di carriera. Perché avete fatto questa scelta?

Innanzitutto perché è da qualche anno che una troupe video ci ha proposto questo progetto e ci sta seguendo, in maniera sporadica.
Quindi c’era già molto materiale video. Poi, visitando i nostri archivi, abbiamo trovato tante cose che riguardano i nostri esordi, quindi abbiamo deciso di raccogliere tutto, per raccontare ai nostri sostenitori la nostra storia, e per festeggiare il nostro primo decennio.

Non è mai facile in un paese come il nostro fare dieci anni di carriera.
Noi abbiamo cominciato registrando su cassetta, passando dal concertino al pub dove non ci cagava nessuno fino ad arrivare a fare centinaia di concerti, tour in Europa e sei dischi.

Di solito coi DVD si fanno grandi celebrazioni, sfoggio di trofei e medaglie. Noi al contrario, in modo per nulla patinato e molto confidenziale, non abbiamo voluto ostentare nulla, se non l’orgoglio della nostra sudata gavetta, che abbiamo desiderato celebrare anche perché veniamo da un posto difficile, quale il sud d’Italia (la band si è formata ad Agropoli, in provincia di Salerno, ndr).
Questa è stata un po’ la nostra piccola rivoluzione.

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