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Il silenzio della campagna

di Andrea Sensoli

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In Francia, lo scorso mese, si è parlato molto di un fenomeno drammatico e attuale, che ha coinvolto il settore primario del Paese.

Normandia, Piccardia e regione Centro sono stati i principali luoghi colpiti da numerosi sucidi di agricoltori locali. La questione, di rilevanza nazionale, si è imposta in realtà già da qualche anno. Dal 1999 si contano circa 400 suicidi anche se INVS, MSA, FNSA (gli organismi nazionali competenti) non offrono stime attendibili mancando ancora dati precisi a riguardo.

In riferimento a questi dati i media francesi parlano del cosiddetto “Fenomeno del Silenzio”: «Nel settore primario il tasso di suicidio è tre volte più alto che nel terziario […], ma il suicidio di un agricoltore non fa rumore». lemonde.fr

L’unica certezza è che: «[…] gli agricoltori  si suicidano di più rispetto alle altre professioni». lefigaro.fr

Evidentemente, le cause sono da ricercarsi nei fattori sociali ed economici. Nel 1999 la crisi della “Mucca pazza” così come la “Crisi del latte” hanno provocato una riduzione notevole dei redditi nel settore primario. Inoltre la globalizzazione e la concorrenza sempre più aggressiva continuano a minacciare il marcato e la produzione degli agricoltori tradizionali.

La grande tempesta del 1999 e la siccità nel 2003 sono lo specchio del cambiamento climatico degli ultimi anni. In particolare hanno causato la perdita del patrimonio personale degli allevatori francesi sempre più  penalizzati da difficoltà finanziarie e assicurazioni inefficaci. La conseguenza è povertà e precarietà in aumento.

A rincarare la dose vi è l’isolamento delle regioni rurali francesi: c’è assenza d’infrastrutture, di comunicazione e le famiglie lottano contro l’esclusione sociale.

In più, l’avvento della modernità ha portato alla rottura della cellula famigliare tradizionale, cuore della produzione agricola del Paese.

Un vero “scacco sociale” per una professione che ha sempre rappresentato uno stile di vita legato ai valori rurali. Oggi chi abita in queste zone si sente sempre più debole per la sconfitta morale subita, l’angoscia sul futuro, l’incertezza economica e per quel tipico orgoglio ormai inesistente.

Gli organismi del settore stanno attivando strumenti concreti a sostegno dell’attività agricola e di chi abita in campagna. Gruppi d’ascolto, riunioni informative e numeri verdi d’assistenza per prevenire i suicidi sono poche soluzioni attuabili per far si che il rinnovamento della cultura paesana e il supporto all’economia agricola non siano impossibili da raggiungere.

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