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#TimeIsUp, 6 messaggi di Empowerment dal mondo del Cinema

di Celeste Satta

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L’otto marzo è stata la Giornata Internazionale della Donna, ma si può dire che per il Cinema il 2018 rappresenta l’anno della donna – anzi meglio: dell’equality.

In seguito agli scandali sulle accuse di molestie nel mondo del lavoro, e in particolare nell’ambiente dello spettacolo – ascrivibile alla ricerca web “caso Weinstein”, il produttore cinematografico investito da una quantità enorme di accuse di molestie e aggressioni sessuali – l’intero showbusiness si è trasformato in un palcoscenico in cui mandare un forte messaggio alla società intera: #TIMEISUP, il tempo è scaduto, è lo slogan utilizzato dal movimento nato da attrici, attori e personaggi influenti del mondo dello spettacolo.

#TimeIsUp

Hollywood non è solo tappeti rossi e lustrini: è una cassa di risonanza importante che può far arrivare in ogni schermo e in ogni casa una presa di coscienza importante. Se le donne del mondo dello spettacolo si mobilitano per una presa di responsabilità sociale, se gli uomini – alcuni di loro ma è un buon inizio – sono lì a protestare con loro allora c’è ancora speranza.

L’otto marzo prende quindi una connotazione diversa: non una festa delle donne di mimose, rose e “grazie per essere donne”, ma una giornata di sensibilizzazione ad un problema che è ora di risolvere, quello della condizione che metà della popolazione mondiale vive ogni giorno. Molestie, differenza di retribuzione, sotto-rappresentazione: non sono realtà limitate al mondo dello spettacolo ma realtà problematiche di tutte le donne, in qualsiasi luogo della terra.

#TimeIsUp

È iniziata come una protesta di alcune attrici sull’oggettificazione del proprio corpo durante il red carpet: se agli uomini vengono poste domande sul proprio lavoro, alle donne viene chiesto di che designer sia il vestito che indossano. Reese Witherspoon ha iniziato già nel 2015 a veicolare messaggi di empowerment legato ai redcarpet con l’hashtag “#askhermore”, chiedile di più. I vestiti indossati dalle celebrities a questi eventi si sono rivelati molto più che una passerella mondana per pubblicizzare uno stilista: ai Golden Globes di quest’anno, le attrici hanno deciso di indossare vestiti total-black come uniforme di protesta. Il gesto ha avuto la risonanza cercata e, agli Oscar, in tantissimi hanno indossato la spilla di adesione al movimento.

#TimeIsUp

Se vi siete persi la serata cinematografica più attesa dell’anno, potete riviverla con noi in questo articolo di Giulio! Qui ora rivedremo insieme gli 8 momenti più empowering del Cinema di questi ultimi due anni.

  1. Il discorso di accettazione dell’Oscar come migliore attrice di Frances McDormand per il film “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” (trovate qui la recensione!). L’attrice ha chiesto a tutte le candidate ad un Oscar in qualsiasi categoria di alzarsi e poi si è rivolta al resto del pubblico: “tutte noi abbiamo storie da raccontare e progetti che richiedono finanziamenti, contattateci e ascoltateci” ha detto, facendo poi riferimento ad una clausola nei contratti chiamata “Inclusion Rider”, che costringe i produttori ad includere le categorie sotto-rappresentate come donne e minoranze etniche. In molti storcono il naso a queste “quote [inserisci colore]” obbligatorie, ma è un modo per indirizzare la società alla normalizzazione della parità di rappresentazione.
  2. La clip da The Post (potete leggere la recensione qui) che mi ha fatta saltare sulla sedia dall’emozione: il coraggio che serve per sfondare il soffitto di vetro dello status quo. 
  3. Oprah riceve il premio Cecile B. de Mille ai Golden Globes e pronuncia un discorso così potente da far pensare a molti che si sarebbe presto candidata per la Casa Bianca. I tweet di risposta dai bagni dell’edificio ve li risparmio!
  4. Una clip a caso da Hidden Figures, che è praticamente un lungometraggio di empowerment ad alta concentrazione. 
  5.  Il discorso di apertura di Jimmy Kimmel agli Oscar del 2018 ha ben focalizzato il riflettore sul tema centrale di questa particolare Era:
  6. Reese Witherspoon, da Legally Blonde a produttrice di successi televisivi: l’attrice è uno dei pilastri di questo movimento partito dalle fila di Hollywood che incarna movimenti portati avanti dalle donne nel corso degli ultimi 100 anni (siamo al centenario del successo ottenuto dalle Suffragette in Inghilterra per il diritto al voto, nonostante questo c’è ancora molto lavoro da fare!)

 

Negare lo spazio a questo tipo di proteste significa negare l’esistenza di un problema. Arriverà un momento in cui questo tipo di proteste non avranno più ragione d’essere: allora nessuna mimosa verrà più maltrattata all’inizio di marzo.

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