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Recensione – Mad Max: Fury Road

di Alessio Ottonello

Pubblicato il

Mad_Max_Fury_Road_ITAUn film di George Miller, con Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult

 
“Chi ha ucciso il mondo?”
 

Nel cinema d’intrattenimento di oggi, nonostante abbiamo la fortuna di vedere molti prodotti che ci soddisfano visivamente e con trame che lanciano astuti richiami alla nostra cultura, pochi film sanno sorprenderci veramente.

“Mad Max: Fury Road” è diverso da tutto ciò che siamo abituati a vedere.

Accolto da un entusiasmo travolgente alla presentazione fuori concorso al Festival di Cannes, il film di George Miller, che torna a dare nuova vita alla propria saga action australiana degli anni ’70 e ’80, merita tutta l’attenzione che sta ricevendo perché è davvero un elemento non allineato coi blockbuster contemporanei, tu spettatore non puoi fa altro che prender posto sulla poltroncina rossa e dal primo momento in cui la luce si spegne in sala non puoi prevedere cosa succederà, come un motore rombante l’energia che sprigiona fin dai primi fotogrammi ti trascina via con sé.

Tutto, la trama, i personaggi, la musica ma soprattutto il montaggio e le inquadrature imprimono alla pellicola un ritmo febbrile, delirante, che diventa irresistibile man mano che la storia prende forma.

Tom Hardy eredita il ruolo reso famoso da Mel Gibson, calandosi nei panni del “guerriero della strada” Max Rockatansky, un sopravvissuto alla misteriosa apocalisse che ha ucciso il mondo civilizzato, precipitandolo in un incubo fatto di lotta per la sopravvivenza e per l’accesso alle materie prime in un impietoso paesaggio desertico, solcato da carovane di veicoli spaventosi e letali.

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Ritroviamo Mad Max, perseguitato dal ricordo di coloro che non è riuscito a proteggere, fatto prigioniero da un manipolo di folli al servizio del signore della guerra Immortan Joe e usato come sacca di sangue umana per nutrire i figli guasti del tiranno. Quando questi si lanciano in massa all’inseguimento della ribelle Furiosa, fuggita dalla cittadella alla guida di un’autocisterna blindata per liberare un gruppo di splendide ragazze dal giogo riproduttivo di Joe, Max è collegato fisicamente tipo flebo al “figlio della guerra” Nux, a cui sembra normalissimo portarselo dietro appendendolo al cofano del proprio bolide!

Da qui in poi è tutto un susseguirsi di inseguimenti spettacolari, non gravati da un turbinio confuso di effetti digitali ripetitivi, ma dai quali risalta la genuina abilità e la sana pazzia di innumerevoli “stunt” sempre più emozionanti, in cui attori e veicoli post-apocalittici si mescolano e impattano con crescente pericolosità.

In questo crescendo, in cui ogni momento supera il precedente per spettacolarità, i personaggi interagiscono più per istinto che per vera necessità, ognuno è guidato dalla propria disperazione, e sceglie di collaborare con gli altri non per bontà ma per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza.

Le interpretazioni dei protagonisti mostrano con grande efficacia lo sforzo di restare umani in un mondo che ha perso ogni traccia di sanità mentale, così come Max cerca di tenere a bada i propri demoni interiori per guidare il manipolo di transfughe verso la salvezza, anche Furiosa deve mettere un freno al proprio odio verso i maschi e cercare di fidarsi dell’uomo taciturno ma incredibilmente tenace.

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L’occasione di una recitazione così minimale ed allo stesso tempo esasperata dà modo a Tom Hardy e ancor di più a Charlize Theron di distinguersi, il primo riduce i dialoghi e le parole che gli escono quasi controvoglia a grugniti e mezze frasi ma massimizza l’espressività dei propri occhi, volto e resistenza fisica alla violenza, confermandosi come uno degli attori più interessanti degli ultimi anni; ma è soprattutto l’ex modella sudafricana, che ci ha già più volte stupito con ruoli estremi che ne stravolgono la bellezza, a dare il meglio di sé nel ruolo della donna in fuga, forte, indurita dal male che ha dovuto sopportare eppure mossa dalla repulsione all’ingiustizia, decisa a non far più subire ad altre ciò che è stata la propria cattività.

Per lei, menomata anche nel corpo a cui è stato strappato un braccio e sostituito con un arto metallico, la ricerca del fantomatico “luogo verde” diventa l’unica possibilità di riscatto e speranza per un futuro meno cupo.

La filosofia del film, senza voler svelare nulla, sorprende ancor di più quando mostra un inaspettato messaggio femminista, che ribalta la visione medievale della donna che i signori della guerra hanno reimposto al pianeta, dopotutto nei rari momenti in cui il regista tira il freno, arrestando l’azione vorticosa, ci mostra i colori e le suggestioni di un mondo che può ancora affascinare, se si sa dove cercare.

George Miller, creatore oggi settantenne delle avventure post-apocalittiche (e post-western) che hanno generato innumerevoli influenze nella cultura pop non solo al cinema, ma anche ad esempio nei cartoni di Kenshiro fino ai videogiochi alla Borderlands, torna oggi dopo trent’anni esatti ad occuparsi di ciò che più lo appassiona e, aiutato dalle tecnologie attuali e da una produzione di adeguata grandezza, confeziona una lezione di puro cinema d’azione, una sinfonia rock furiosa come i suoi inseguimenti letali nel deserto.

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L’impressione che si ricava dalla visione del nuovo Mad Max è di come la messa in scena tradizionale e curata in prima persona nel minimo dettaglio, dalla sceneggiatura tradotta in story-board alle coreografie automobilistiche, spazzi via a colpi di paraurti le immagini pompate dal digitale di tanti autori che si sono ispirati alle pellicole d’azione degli anni ’70 senza riuscire a coglierne l’essenza e le cui immagini sintetiche, se accostate alla solidità del mestiere del cinema, sembrano così sottili nonostante il loro 3D.

Fortuna che ogni tanto uno dei vecchi maestri si mette di traverso sulla strada principale e ci ricorda la giusta direzione.

 

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