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Sopra quota 2.000: dal Passo della Manina al Monte Sponda Vaga

di Claudio Carminati

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Monte Vigna VagaPasso della Manina, Sella dell’Asta, Monte Sponda Vaga. L’arrivo del caldo estivo è un invito a salire di quota alla ricerca di un po’ di refrigerio, e quest’angolo di Alta Valle Seriana, tra verdi pascoli e creste rocciose, ben si presta a una prima puntatina sopra i 2.000 metri. Un’occasione per “rifinire la gamba” in vista di itinerari più impegnativi, per ritagliarsi qualche ora di tranquillità nella pace del paesaggio alpino, ma anche per scoprire luoghi di grande valore ambientale messi a rischio da uno sviluppo turistico non sostenibile.

Passo della ManinaLa nostra passeggiata ha inizio nei pressi della scuola di sci di Lizzola (1258 m di altitudine), frazione di Valbondione, provincia di Bergamo. Prima tappa: Passo della Manina, quota 1796. Per arrivarci prendiamo il sentiero contrassegnato dal segnavia CAI n. 307. Qualche tornante nel bosco ci conduce a un’area di pascoli nei pressi della Baita l’Asta Bassa, che superiamo a destra. Il sentiero si inerpica per il prato, umido per l’abbondante rugiada notturna: proprio l’umidità, favorita dall’esposizione a nord-ovest, può rendere insidioso qualche passaggio di questo sentiero, che comunque non presenta nel complesso particolari pericoli.

Pizzo Redorta e Pizzo CocaProseguendo, si alternano tratti nel bosco – dove a farla da padrone sono abete rosso (Picea abies) e acero montano (Acer pseudoplatanus) – prati e zone caratterizzate dalla presenza di una fitta boscaglia, in cui spiccano rigogliose fioriture di cardo dentellato (Cardus defloratus e relativo gruppo). Si sale “a gradini”, con alcune sequenze di ripidi tornanti, sino all’ultimo tratto in costa: ancora una decina di minuti e saremo al Passo, vero e proprio balcone sulle vette più alte delle Orobie: il Pizzo Coca (3.050 m) e il Pizzo Redorta (3.038 m). Volgendo lo sguardo verso la Valle di Scalve, a dominare la scena nelle giornate più limpide è invece l’ampia cresta dolomitica della Concarena (2.549 m).

Saliamo fino alla chiesetta degli alpini e, recuperate le forze, ci rimettiamo in marcia. Direzione: Sella d’Asta (1950 m circa). Scendiamo di qualche metro sino a un bivio, dove troviamo l’indicazione per il rifugio Albani, segnavia CAI n. 401: è il Sentiero delle Orobie, percorso che, attraversando alcune delle zone più suggestive della montagna bergamasca, collega tra di loro numerosi rifugi e bivacchi.

Rhododendron ferrugineumIl sentiero prosegue per un lungo tratto in piano o in lieve pendenza, tra splendide fioriture di rododendro (Rhododrendron ferrugineum), sino all’ampia conca che si apre ai piedi del monte Barbarossa (2.148 m). Attraversato un ruscello, si sale ora con pendenza più decisa verso i quasi 2.000 metri della Sella, valicata la quale accediamo a un ampio pianoro caratterizzato dalla presenza di due pozze. Da qui possiamo proseguire con il sentiero n. 401 in direzione del Pizzo di Petto (2270 m) e del Monte Vigna Vaga (2332 m), ben visibili sulla sinistra con i loro costoni di roccia: itinerario per il quale serve un minimo di esperienza, a causa di alcuni passaggi piuttosto impegnativi soprattutto nell’ascesa alla prima delle due asperità.

Pulsatilla alpina subsp. apiifolia (frutto)In alternativa possiamo scendere al Lago Spigorel (1821 m) oppure risalire il pendio erboso fino alla cresta e alla vetta del Monte Sponda Vaga (2.071 m). Optiamo per questa seconda possibilità, toccando così il punto più alto della nostra escursione. A guidarci nella direzione da seguire la seggiovia che scende verso la Valle Sedornia: impianto realizzato tra le polemiche, in un’area estremamente delicata dal punto di vista ambientale ora seriamente minacciata da un più ampio e devastante progetto, attualmente in fase di valutazione presso la Regione Lombardia, che prevede il collegamento con la vicina stazione di Colere, in Valle di Scalve.

Come sottolineato più volte dal gruppo Orobievive – si veda in particolare l’articolo pubblicato su L’Eco di Bergamo lo scorso 4 giugno – il colossale progetto rischia infatti di compromettere irreparabilmente gli equilibri che fanno di queste montagne un vero e proprio paradiso naturale, in cui trovano terreno fertile fiori rarissimi, difficilmente reperibili altrove: «Questa valle – spiega nell’articolo citato Germano Federici del gruppo botanico Flora alpina bergamasca (Fab) – è piena di molte specie rare, precisamente dodici a rischio estinzione, come la Linaria tonzigii e la Saxifraga presolanensis, più sei specie endemiche delle Orobie».

Una ricchezza cui è inevitabile dedicare un ultimo sguardo ammirato prima di salutare questi luoghi e intraprendere la discesa, ripercorrendo a ritroso l’itinerario dell’andata oppure perdendo quota sul versante opposto dello Sponda Vaga e seguendo in direzione nord-ovest la ripida strada sterrata che prende a scendere nei pressi degli impianti da sci.

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