La vie en rose – L’amore e la musica nel brano immortale di Edith Piaf


La vie en rose è una delle canzoni d’amore più conosciute al mondo. Portata al successo dalla cantante francese Edith Piaf, ha avuto il favore del pubblico anche per il messaggio di speranza e felicità che trasmette, dando parole e musica alla forza di tornare a vivere dopo anni di distruzione.

Il brano infatti nasce nel 1945, e non si chiamò da subito La vie en rose: il primo titolo con cui iniziò a farsi strada – provando a dare un nuovo volto, nel secondo dopoguerra, alla Parigi tanto amata da Edith Piaf- era Le choses en rose. Il brano è diventato un’icona della ricostruzione, ma nel tempo ha acquisito altri significati.

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas
Je vois la vie en rose

La canzone è stata musicata dal noto compositore francese Louis Guglielmi, meglio noto come Louiguy, che ha cambiato il titolo in La vie en rose. Grazie a Edith, oggi tutti usiamo la frase vivere la vita in rosa per indicare positività e invitare a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Anche quando le cose non vanno nel verso giusto.

La vie en rose al cinema (e qualche curiosità)

La vie en rose è anche il titolo del film del 2007 che racconta la vita di Édith Giovanna Gassion, in arte Edith Piaf. Il regista francese Olivier Dahan ha romanzato molto bene la storia della chanteuse e Marion Cotillard l’ha interpretata magistralmente facendo sua anche parte della gestualità di Edith Piaf.

Nata nel 1915, ha una vita difficile fin da subito: viene cresciuta in un bordello gestito dalla nonna paterna. All’età di otto anni il padre, acrobata circense, la preleva per portarla con lui nel mondo del circo e della vita nomade.

Il film sviluppa molto bene il dettaglio di come Edith inizia a cantare: il padre durante un suo spettacolo incita la bambina a esibirsi in un’acrobazia, ma la piccola invece inizia a intonare davanti al pubblico La Marsigliese coinvolgendo molti più spettatori di quelli raggiunti dall’esibizione del padre. Mi piace pensare che sia vero e che l’inno nazionale abbia spinto la bimba a credere nelle sue potenzialità e iniziare a sfruttare il suo dono.

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Molto giovane, Edith lasciò suo padre e decise di vivere con la sua sorellastra Momone. Se già conoscete il film, ricorderete i retroscena dell’inizio della sua carriera di cantante: Edith cantava per le strade di Parigi e Momone raccoglieva l’elemosina.

La vie en rose non è un film incentrato sulla musica di Edith, ma sulla sua vita mai monotona, un po’ sfortunata ma piena di passione. Proviamo a scoprire qualche informazione in più su questa artista eccentrica.

L’incredibile vita di Edith Piaf – Dall’esordio a La vie en rose

A diciassette anni rimane incinta e dà alla luce una bambina, Marcelle, che però muore di meningite all’età di due anni. Edith Piaf si aggrappa alla musica e continua a cantare per le strade di Parigi, finché l’impresario Louis Leplée la scopre e le conferisce dignità di artista.

Le assegna il nome d’arte «La Môme Piaf», che la accompagnerà per alcuni anni; la fa esordire nel cabaret e le permette di raggiungere i primi successi.

Purtroppo la vita di Edith è sempre costellata di sfortune:  il suo benefattore muore in circostanze misteriose, tanto che addirittura si pensa a un suo coinvolgimento.

Successivamente la chanteuse si rivolge all’impresario Raymond Asso, che compone i primi testi del repertorio vero e proprio di Edith. Le canzoni vengono musicate dalla pianista e compositrice Marguerite Monnot; con queste collaborazioni nasce tra loro una amicizia che prosegue per molto tempo.

La vita di Edith Piaf ha un filo conduttore preciso: musica e amore.

La cantante ha cambiato molti partner, senza legarsi mai per troppo tempo. Dopo aver lasciato Asso, Edith va a convivere con Paul Meurisse; diventa una diva affermata e si dedica così alla cultura e all’arte in senso più ampio guadagnandosi il nome di “Mecenate di Parigi”.

Dopo il successo de La vie en rose del 1945, l’anno successivo Piaf parte alla conquista dell’America. Anche qui, tra canzoni, teatri e bella vita, conosce l’amore: il pugile Marcel Cerdan. Marcel è sposato e ha tre figli, ma il loro amore è più forte di ogni impedimento.

A causa delle loro vite alquanto “itineranti”, i due, nei momenti in cui non riescono a stare assieme, comunicano attraverso corrispondenza. Tali lettere sono state raccolte in un libro intitolato Moi pour toi. Le originali sono patrimonio della Biblioteca nazionale francese.

Gli anni Cinquanta e l’apice della carriera

Marcel Cerdan muore nel 1949 in un incidente aereo mentre stata andando da Parigi a New York per incontrare il suo amore, Edith. La cantante ne soffre terribilmente, tanto da entrare in depressione. Purtroppo anche la salute non la accompagna: venne colpita poco dopo da artrite reumatoide.

Arriviamo agli anni Cinquanta del secolo scorso. Nel 1952 Edith sposa l’artista lirico Jacques Pills. Continua a trionfare in America, spopola ormai in Francia e tutti la venerano come prima étoile di ogni spettacolo.

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La stabilità dura molto poco: nel 1957 Edith chiede il divorzio da Pills in quanto è già legata sentimentalmente al chitarrista Jacques Liébrard.

Nel 1958 la cantante inizia la tournée più importante della sua vita: più di 100 giornate consecutive di concerti presso l’Olympia di Parigi, tempio della musica francese. In questa così lunga permanenza Edith vive diverse storie d’amore, l’ultima e più importante con l’italo-greco Georges Moustaki.

Anche questa relazione dura poco. Sarà Douglas Davies, pittore americano, a risollevare in fretta il morale di Edith, tanto da diventare il suo compagno ufficiale. Accade però che ancora una volta l’amore tradisce Edith: il pittore la lascia, lei reagisce malissimo e la sua critica situazione fisica, aggravata anche ad alcuni incidenti stradali intercorsi negli anni, non la aiuta a riprendersi.

La chanteuse non ha mai smesso di cantare: il 1959 però si conclude con quella che viene definita la tournée suicide.

La stella cadente

Vi riporto nuovamente a una scena del film: La vie en rose a mio parere descrive la tournée suicide in modo eccellente e ci permette di entrare nei sentimenti di Edith e nelle sensazioni di questa donna che ha dedicato tutta la sua vita alle emozioni forti.

Pur non ripercorrendo tutti gli step della vita della chateuse, La vie en rose ci mostra una Edith fragile, psicologicamente e fisicamente, che a causa delle pene d’amore si taglia i capelli, diventa tossicodipendente e vede la sua condizione peggiorare di anno in anno.

Dal 1960 in poi, a causa del proprio stato di salute, Edith è obbligata a scendere dai palchi per qualche tempo. Conosce successivamente Théophanis Lamboukas, con il quale convola a nozze 9 ottobre 1962. Il giovane si prende cura di lei per tutto il tempo necessario, in modo tale che la cantante riusca nuovamente a esibirsi. È stato il suo ultimo amore.

Marzo 1963 registra l’ultima esibizione di Edith Piaf. Poi, a causa di una broncopolmonite, la cantante deve definitivamente sospendere l’attività. Si spegnerà il 10 ottobre di quell’anno.

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L’eredità di Edith: La vie en rose vive ancora oggi

Come abbiamo accennato, La vie en rose rappresenta ancora oggi, nella cultura di massa, un messaggio di amore e speranza. Molti artisti negli anni hanno reso omaggio o interpretato questa canzone così evocativa e sensuale.

Vi ricordate Audrey Hapburn, che la canta in auto seduta al fianco di Humphrey Bogart nel film Sabrina? Era il 1954, meno di dieci anni dopo l’uscita della canzone e proprio durante l’apice della carriera di Edith Piaf.

Nel 1977 invece è Grace Jones a rendere omaggio alla chanteuse con una interpretazione più aggressiva, ma troviamo anche la soave voce di Céline Dion a interpretare La vie en rose.

Se vogliamo invece dare uno sguardo a tempi più vicini a noi, non possiamo esimerci dal citare due grandi film e due immensi artisti (anche se molto diversi tra loro). Qualcuno ha già capito di chi stiamo parlando?

Il più recente esempio è la meravigliosa interpretazione di Lady Gaga nel film A star is born, con Bradley Cooper. Lady Gaga, con la sua voce graffiante e la sua esecuzione, ce ne regala una versione maliziosa e provocatoria. Qualche anno prima (il 2008, per la precisione) è stato invece il film di animazione Wall-E a utilizzare La vie en rose, magistralmente suonata e cantata in inglese dal trombettista Louis Amstrong, datata 1950.

Vi lasciamo con il tenero video dei robottini di Wall-E e la splendide note di questa canzone… che di sicuro ormai stiamo canticchiando tutti!

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