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Per la Libertà – La Resistenza nel fumetto

di Erika Biggio

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Con l’avvicinarsi del 25 Aprile viene spontaneo, anche per noi lettori di fumetti, pensare di dedicare qualche articolo al tema della Resistenza e della Liberazione d’Italia. Abbiamo quindi deciso, come Redazione, di trovare ognuno un fumetto a tema, italiano, e analizzarlo; eppure, non è stato affatto semplice: sembra che il mondo del fumetto italiano non si sia mai soffermato più di tanto nel toccare un tema sì scottante per la storia del Paese, ma anche fondamentale per lo sviluppo della coscienza civica italiana per com’è oggi e per la nostra identità come popolo. Alla fine sono incappata in una raccolta: “Per la Libertà – La Resistenza nel fumetto“, che si propone di fare proprio ciò che, nel nostro piccolo, stavamo cercando di fare anche noi, ovvero un viaggio nel fumetto italiano alla ricerca di brandelli di Resistenza. Per la Libertà non vuole essere una storia della Resistenza a fumetti, bensì una raccolta di fumetti, strisce e vignette che racconta di quel periodo della nostra storia.

Il fumetto partenopeo si dedica subito al tema della Resistenza, in una Napoli appena liberata nel ’44: quello che diventerà infatti L’Intrepido Boy altri non era che Il piccolo Patriota, storia di un giovane partigiano napoletano che rischia la vita per rubare i piani dei tedeschi, nel primo albo della storia; eppure il racconto si allontanerà poi dall’Italia, per toccare tematiche meno scottanti. In realtà sono innumerevoli i fumetti che, sulla scia del Neorealismo del Primo Dopoguerra, raccontano la storia di eroici combattenti che affrontano il nemico nazista. Nazista, perché quasi mai si parlerà di fascisti: la maggior parte di queste opere sono infatti ambientate negli ultimi anni della guerra, quando ormai il fascismo era stato quasi del tutto smantellato ed erano i tedeschi a mantenere il controllo a nord di Roma.

Uno degli esempi migliori, benchè dell’autore Nino Camus si sappia poco o niente, è Pam il Partigiano, il cui protagonista vive in prima persona eventi realmente accaduti nella lotta contro i Nazifascisti, con tanto di messa in stampa del reale resoconto dello scontro e riferimenti di date e luoghi. Ma l’esperimento migliore è senza dubbio Sciuscià, ispirato all’omonimo film di De Sica, che innalza i poveri orfani di guerra, costretti ad arrabattarsi per sopravvivere, ad artefici del proprio destino, eroi intrepidi che attraversano un’Italia ancora dilaniata per liberarla dal morso del male. E’ proprio Sciuscià che cita una delle pagine più tremende della storia dell’occupazione nazista, la strage di Marzabotto, dimostrando come, a pochi anni dalla fine del conflitto, certe ferite siano ancora aperte.

Eppure nei decenni successivi la storia della Resistenza a fumetti cade nel dimenticatoio del disinteresse, anche se i riferimenti ci sono, e sono molteplici, sembra si preferisca parlarne per vie traverse; si parla infatti di eroi che lottano per la Libertà da un nemico oppressore e malvagio, ma si tratta sempre di terre lontane, di tempi diversi: è solo nel 1995, quando si festeggiano i cinquant’anni dalla Liberazione, che il mondo del fumetto italiano viene scosso dalla necessità di riappropriarsi di una fetta importantissima della nostra narrazione come         popolo. E davvero iniziano a fiorire le produzioni, a cui sicuramente fa da apripista la Storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi, che benchè sia difficile definire un fumetto vero e proprio, apre le porte a produzioni di ben altra qualità.

Così ci possiamo finalmente riavvicinare a figure come Galimberti, ai fratelli Cervi, vicende tremende come quelle di Sant’Anna di Stazzema e Figline Valdarno. Gli anni aiutano a mettere la giusta distanza emotiva dalla Resistenza, non per dimenticarla, bensì per analizzarla in tutte le sue sfaccettature umane e sociali: il fumetto è sempre stato un mezzo straordinario per esorcizzare le paure, aiutando a mettere a fuoco con parole e immagini avvenimenti che non devono e non possono essere dimenticati.

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