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Tex – 70 anni e non sentirli

di Enrico Mambelli

Pubblicato il

Ascolto consigliato: Ennio Morricone – Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo (In Concerto – Venezia 10.11.07)

Il 2018 è l’anno del settantesimo anniversario del più grande eroe del fumetto made in Italy, Tex Willer.

Proprio questo settembre è stato distribuito nelle edicole un albo speciale totalmente a colori proprio per l’occasione.

La galoppata iniziò nel 1948 quando Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex, dal quale scaturirono canoni ben precisi che sarebbero dovuti rimanere sempre gli stessi.

Canoni che vengono tutt’oggi rispettati in ogni loro piccolo particolare. E nonostante il fattore del “non cambiare mai” possa far storcere il naso agli scettici che ancora non si sono avvicinati a Tex (grave onta), dona al fumetto una marcia in più rispetto a molti altri.

LET ME EXPLAIN WHY

Contrariamente a quanto ci si possa aspettare da un “format” inventato nel ’48, Tex mantiene il microfono ben stretto in mano continuando a spadroneggiare e ad intrattenere il lettore (DI QUALSIASI MALEDETTA ETÀ) con momenti magici di magica spontaneità e semplicità, miscelando la “good ol’ classical country atmosphere” a tavole sempre gradevoli e immediate, costellate di balloon estremamente esplicativi e sempre, sempre, sempre Necessari.

[Non è un errore quella “N” in maiuscolo]

Perché Tex ha fatto, nel corso degli anni, del “Necessario” un marchio di fabbrica.

Storie semplici, nelle quali è veramente difficile perdere il filo della trama, che funzionano BE-NIS-SI-MO!

I balloon di Tex sono Necessariamente pieni di parole. Le trame si svolgono in determinate maniere e nulla deve essere lasciato al caso.

É Necessario spiegare tutto, per filo e per segno. Approfondire di dettagli il discorso di un personaggio senza infittire il disegno, che andrebbe a perdere artisticità e carattere.

Le Parole, come da tradizione “bonelliana”, è necessario che caratterizzino il personaggio, che sia esso Tex o un qualsiasi cammeo o comparsa.

Sin dal primo balloon pensiamo di conoscere un personaggio, sappiamo quali sono le sue sfumature, ci affezioniamo istantaneamente e proviamo empatia anche per quelli secondari.

BACK TO THE COMIC BOOK

Per commemorare il settantenario di questo straordinario personaggio sono stati chiamati alle armi due degli interpreti più fedeli ed apprezzati della storia di Tex: Mauro Boselli (sceneggiatore), Giovanni Ticci (disegnatore) e Oscar Clandestini (inchiostri).

L’ultima vendetta, questo il nome dello speciale, è una storia estremamente classica, se vogliamo canonica, in linea con il pensiero Texista.

È fondamentalmente un (come piace chiamarlo a me) racconto al sapor di marshmallow abbrustolito.

Un racconto esagerato che incarna alla perfezione lo stilema della narrativa popolare dell’alba degli U.S.A., dedicato però al caro vecchio Tex.

LA STORIA

Un giovane della tribù dei Pima (Alce Bruna) viene ferito ad una spalla da alcuni loschi figuri (che vengono disegnati cattivi come il limone nel caffè) mentre stava cercando di raggiungere una riserva Navajo (a fare lo spaccone come al solito) per chiedere aiuto al grande Tex Willer.

Dopo aver messo in sicurezza il ragazzo e aver cauterizzato la ferita, il ragazzo rivela di essere stato inviato dal padre, un certo Moss Keagan (ex bull-rider e conoscente di Tex).

In tutta la storia possiamo notare quanto Tex voglia agire dalla parte del bene nel nome della giustizia, nonostante questa il più delle volte non coincida con la legge degli uomini.

Il racconto di Ticci e Boselli ci consegna nelle mani un altro tassello del puzzle per comprendere ancora meglio il più grande Super-Eroe made in italy.

Dicevano “Ormai Tex ha finito le spalle!” in riferimento a tutti i colpi di pistola che, in passato, hanno colpito Tex nello stesso punto, e al fatto che con l’età stia perdendo smalto.

Io invece dico “Mi tolgo il cappello di fronte all’uomo con le spalle più larghe”.

Long live the ranger.

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