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Auguri a Oscar Ink: la collana di Mondadori compie quasi un anno

di Enrico Cantarelli

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Oscar InkManca poco al primo compleanno. Ad aprile del 2017 la Mondadori ha inaugurato una nuova collana di fumetti, dedicata soprattutto a pubblicazioni americane, franco-belghe e italiane: la Oscar Ink. La peculiarità di quest’ultima è di presentare graphic novel in versione cartonata, che spaziano da famosi classici a opere inedite di grande rilievo.

Al momento sono 36 i volumi in catalogo, tra libri usciti e di futura pubblicazione. Vi parlo di alcuni di essi, senza dilungarmi in recensioni tradizionali, indicando il motivo per cui ogni opera mi ha colpito. Tralascio le edizioni di grandi classici come Alan Ford (Max Bunker), Poema a fumetti (Dino Buzzati), Palestina (Joe Sacco), Diabolik (Sergio Zaniboni) e Il commissario Spada (Gianluigi Gonano e Gianni De Luca) solo per citarne alcuni.

Oscar InkIl primo libro della Oscar Ink che ho letto ha un titolo interminabile: Le spose proibite degli schiavi senza volto nella segreta dimora notturna dell’oscuro desiderio. L’opera è tratta da un racconto di Neil Gaiman presente nella raccolta Cose Fragili e ciò che più mi ha colpito è il ritorno del fumettista britannico a un’atmosfera gotica e horror retrò, che si era affievolita nei suoi ultimi lavori. La riflessione sul potere della scrittura come azione catartica è un tema che Gaiman ha più volte professato come essenziale per i giovani narratori.

Il racconto insinua un dubbio su quale sia realtà e finzione, se il nostro mondo o quello della pagina scritta. L’impianto grafico di Shane Oakley completa alla perfezione il graphic novel: gli inchiostri riprendono i chiaroscuri dei film horror della Hammer o scene di terrore alla Creepy.

Oscar InkDopo il racconto gotico mi sono dedicato al fantasy e ho scoperto una squisita pubblicazione di Oscar Ink: i due volumi di Monstress delle autrici Marjorie Liu e Sana Takeda. Qui l’elemento che mi ha colpito è la commistione di stili narrativi occidentali e orientali, così come una resa grafica di stampo classico che risente molto dell’influenza di manga come Berserk di Kentaro Miura ad esempio. Le autrici trovano in buona misura il giusto collante per fondere le diverse tecniche e la storia fantasy acquista così un carattere originale e fresco.

In un mondo profondamente matriarcale, governato in gran parte da una sorellanza di streghe, si contrappongono razze di umani e di arcanici, creature sanguemisto tra esseri umani e divinità antiche. Un tocco di femminismo magico alla Bene Gesserit di Dune infarcito di echi lovecraftiani che non guasta affatto.

Oscar InkArriviamo poi ad un classico del romanzo americano trasposto in fumetti dal francese Christophe Chabouté: parlo di Moby Dick, libro col quale Oscar Ink conquista anche i puristi di Melville. Il graphic novel è realizzato in un bianco e nero profondissimo, con immagini che colpiscono a fondo come la profondità dell’oceano nel quale nuota la balena bianca.

L’attinenza quasi maniacale del fumettista al romanzo originale è il punto di forza di questo volume: le frasi a inizio capitoli riportate fedelmente da Melville, le azioni e i personaggi pieni di vita. Il perfetto passaggio in immagini di Achab, dei marinai del Pequod, del mare e del mostro marino rende questo fumetto un capolavoro. Da segnalare pubblicazioni simili: una è Assassinio sull’
Orient Express di Agatha Christie, adattata a fumetti da Benjamin Von Eckartsberg e Chaiko; la seconda in uscita il 27 febbraio è Il vecchio e il mare, traduzione in fumetto dell’opera di Hemingway da Thierry Murat

Oscar InkContinuando a parlare di temi storici, passiamo all’epopea western raccontata in maniera diametralmente opposta da come siamo soliti vedere. Con Indeh di Ethan Hawke e Greg Ruth, Oscar Ink propone un libro che sta dalla parte dei pellerossa e non teme di usare la parola genocidio in sostituzione di civilizzazione del far west. L’attore e il fumettista americani descrivono le guerre Apache con preparazione storica impeccabile, mostrando violenza dove necessario e un rispetto del dolore dei nativi americani spesso commovente.

Figure come Cochise, Geronimo e Mangas Coloradas divengono i veri eroi contrapposti al cinismo e alla spietatezza delle giubbe blu. L’anima degli autori che si respira in tutte le pagine del libro mi ha colpito e tenuto agganciato al Oscar Inkfumetto fino alla fine. Le matite di Ruth infine ammantano le tavole del fascino intangibile di un epoca selvaggia e destinata a scomparire.

Oscar Ink pubblica anche volumi di fantascienza, in particolare il complesso Shangri-La di Mathieu Bablet. Vi è descritta la vita su una stazione spaziale condizionati da una società che costringe al consumismo sfrenato, razzista e sostanzialmente dittatoriale. Un misto di sci-fiction tradizionale e futuro distopico che indaga aspetti sociali: gli ingredienti giusti che mi hanno conquistato.  Oltre al concetto di creazione della vita dal nulla, di sostituzione alla divinità, con la questione etica che ne consegue. Bablet usa un tratto caratteristico del fumetto franco-belga, con rimandi a Vivès o in certi casi accostabile a Gipi.

Oscar InkConcludo la carrellata di Oscar Ink con una piacevole sorpresa sul tema avventuroso, storico e fantastico: Il castello delle stelle di Alex Alice. Ambientato nell’800, con figure storiche come Ludovico II di Baviera, il fumetto racconta una storia di scienza, la ricerca dell’etere, alla maniera dei romanzi di Jules Verne. Gli acquerelli di Alice, un’esplosione di colori che invadono le tavole senza soluzione di continuità, e il fascino della fantascienza vagamente steampunk sono il motivo del mio amore per quest’opera.

Oscar Ink è una casa editrice imprescindibile per gli amanti dei graphic novel e nel suo primo anno di vita ha pubblicato opere sensazionali. Nel prossimo futuro tenetevi pronti a Il nostro meglio di Thi Bui e soprattutto ad American Gods, trasposizione a fumetti del famoso romanzo di Gaiman.

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