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Recensioni – È arrivata mia figlia

di Lucia Pugliese

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locandina film " è arrivata mia figlia" . È arrivata mia figlia 

di Anna Muylaert, con Michel Joelsas, Helena Albergaria, Regina Case, Camila Màardila, Karine Teles, Lourenço Mutarelli

Val (Regina Case)  lavora come domestica per la ricca famiglia  di Carlos e Barbara, a San Paolo in Brasile. Separatasi dal marito, la donna non vede la figlia Jessica(Camila Màrdila) da più di dieci anni. Quando la ragazza arriva in città per iscriversi alla facoltà di archiettura si ricongiunge con la madre  e finisce per mettere a soqquadro al vita di Val, sfidandone le convinzioni e l’attaccamento alla tradizione..

Il tempo di servi e padroni è finito: questo sembra dire Jessica di È arrivata mia figlia mettendo piede a casa di donna Barbara,  forte della naturalezza e della sfrontatezza date da cultura e gioventù. Ma non sempre è così  e non ovunque: il mondo di Val, legato a rigidi protocolli degni del maggiordomo del signor Wayne, non è una peculiarità del Brasile in via di sviluppo ma un’eco delle moderne servitù spesso altrettanto rigidamente codificate, e che conosciamo bene anche qui in Italia. D’altro canto le regole di cui Val è prigioniera vengono in primo luogo da sè stessa, da un modo di sentire che è tradizionalmente del povero e dell’oppresso, ma anche del più anziano: la domestica ricorda simpaticamente tante madri (e padri e nonni) che ripetono ai loro figli ciò che  ” non sta bene” e ” non si deve fare”, mentre questi ultimi rispondono con un’alzata di spalle, convinti di essere nel giusto nello sfidare l’ordine costituito.

Ed è sul rapporto tra genitori e figli che si costruisce il discorso di Anna Muylaert,  regista e critica brasiliana, autrice fra gli altri del  gioiellino È Proibido Fumar(2009): È arrivata mia figlia è quindi un racconto  familiare prima che sociale. Il film nasce da un percorso lungo vent’anni, che la regista ha costruito a partire dalla nascita del proprio primogenito : il risultato è una storia una storia semplice e pacata, una fotografia della realtà brasiliana contemporanea (ma non solo) senza condanne o toni rivoluzionari. Non è però un film leggero o una commedia fine a se stessa: in gioco c’è la storia di un paese in preda ai conflitti della modernità che avanza e la sua propria irrisolta povertà,il tutto narrato attraverso i dolorosi sacrifici di chi  in nome di una vita dignitosa per sè e per i propri figli ha dovuto rinunciare a libertà, sogni, genitorialità È arrivata mia figlia  scorre senza drammi, ma va sempre dritto al punto e riesce a commuovere attraverso la quotidianità( volendo, un po’ à la Boyhood). La pellicola si è guadagnata il Premio del Pubbico al Festival di Berlino ed il Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival.

Ciò che conquista nel lavoro di Anna Muylaert sono soprattutto le sue protagoniste: Val/Regina Case è un tenero sunto della figura della domestica/tata/cameriera nel cinema e nella televisione, ma anche una sua rappresentazione problematica. Val è una domestica efficiente a costo della sua indipendenza, una cameriera a modo a costo della propria autostima e una tata amorevole per il figlio di Carlos e Barbara a costo della propria prole. Il rapporto (dolcissimo) tra Val è quello di una madre che cerca un figlio e di un ragazzino bisognoso di un genitore, mentre i suoi sono troppo distratti. E poi c’è Jessica/Camila Màrdila, che arriva come un uragano per salvare la madre non dal proprio mestiere o dalla propria sorte, ma da un modo di pensare da ” serva”. Laddove il sacrificio di sè viene portato all’estremo e ci rende prigionieri di regole insensate, anche mettere un piede nella piscina del ” padrone” può essere un atto di ribellione selvaggia.

Piacevole, da vedere.

 

 

 

 

 

 

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