Storie

L’uomo perfetto #18 Due quadrifogli

di Paul Khan

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Nel giro di amicizie frequentate dall’uomo perfetto a Bruxelles c’era anche Amy, una ragazza molto carina. Era fidanzata con un ragazzo molto ricco che ogni tanto si univa alla compagnia. Lui viaggiava spesso per lavoro, quindi erano frequenti le occasioni in cui lei si presentasse non accompagnata.

Amy si muoveva circondata da una potentissima carica erotica. Aveva studiato un anno in Spagna e la sua carnagione chiara aveva assorbito tutta la passione dell’Andalusia. Era molto raffinata ed attenta a non lasciare che questa sua energia si manifestasse nelle relazioni di amicizia. Ma qualunque ragazzo si trovasse solo a parlare con lei poteva intuire quale tigre fosse rinchiusa in gabbia.

Tutte le volte che Amy e l’uomo perfetto uscivano a pranzo insieme, lei trovava sempre un quadrifoglio nei prati. Una volta lei gli aveva confidato di non avere intenzione di avere figli. Che la carriera fosse l’unico ambito in cui realizzarsi. L’uomo perfetto lesse in questa affermazione un po’ di sfiducia nelle relazioni stabili. Forse figlia della storia dei suoi genitori.

Si guardò bene dal giudicare. Fu contento di sapere che avessero desideri diversi. Questa sarebbe stata la garanzia che non sarebbe mai successo nulla fra loro. Che le loro affinità si sarebbero avvinghiate entro i rassicuranti confini dell’amicizia.

Corteggiare una ragazza impegnata era una di quelle cose che si era sempre impegnato ad evitare.

“E se la donna della tua vita fosse impegnata il giorno in cui vi incontrerete?” – qualche anno prima un amico gli aveva fatto questa domanda. “Se sarà veramente lei – aveva risposto l’uomo perfetto – ci incontreremo anche in un momento in cui sarà libera di scegliere.”

Un sole sempre più confidente accompagnava la loro passeggiata ad un bistrò lì vicino. Amy quel giorno trovò due quadrifogli, sull’aiuola appena attraversata la strada. Mentre mangiavano un’insalata – Amy disse che aveva dato sei mesi di ultimatum al suo ragazzo.

Lui aveva iniziato a ristrutturare l’attico nel palazzo di famiglia. Sarebbe andata ad abitare sopra l’appartamento dei suoceri. Lei gli aveva fatto notare che non sarebbe mai stata in grado di considerare quella come casa sua. La discussione si era accesa, ma la resa dei conti veniva procrastinata tutti i giorni.

L’uomo perfetto la guardò a lungo negli occhi mentre lei parlava. Non colse neanche un allusione, un secondo fine. Era lo sfogo di un amica. Niente di più.

In quel periodo l’uomo perfetto aveva incontrato diversi amici impegnati da tanti anni che vedevano la loro relazione andare in frantumi.

L’uomo perfetto non aveva consigli da dare. E non sapeva neanche cosa sperare.

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