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L’uomo perfetto #17 La scommessa

di Paul Khan

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I mesi correvano via veloci a Bruxelles. Molto probabilmente ne erano trascorsi più di venti da quando l’uomo perfetto si era trasferito lì. Aveva preso parte ad una compagnia di colleghi e amici che si frequentava almeno un paio di volte la settimana.

Una sera di primavera erano tutti a bere qualcosa all’esterno di un locale affacciato su un parco. Qualcuno commentava l’ultima stagione di How I met your mother. L’uomo perfetto finì al centro dell’attenzione perché qualcuno lo stava paragonando a Ted, il protagonista della serie.

Era un bersaglio facile. Uno dei più giovani, brillante e lanciato su una promettente carriera da politico della Commissione. Cronicamente single e forse troppo dedito al lavoro. Ma all’uomo perfetto non dispiaceva essere oggetto di bonarie canzonate.

“A forza di aspettare la donna della tua vita finirai per diventare malinconico” – gli fecero notare con una maliziosa allusione. “Hai ragione, è molto tempo che non mi innamoro” – rispose. Molti sorrisero della sua ingenuità.

In quel periodo erano soliti fare delle scommesse. Del tipo quanti anni ha un cantante o quanto era costata una bicicletta nuova. “Facciamo che hai un mese per portarti a letto almeno una ragazza.” L’uomo perfetto non si scompose e con discrezione passò in rassegna gli sguardi maliziosi delle ragazze presenti. “Altrimenti?” – chiese. “Ci offri una cena a tutti. Se ci riesci, offriamo noi.” Qualcuno precisò che godere di servizi a pagamento non faceva parte dell’accordo, ma in pochi avevano sentito la necessità di tale puntualizzazione. Come nessuno avrebbe dubitato della sua lealtà.

La settimana successiva, l’uomo perfetto viaggiò su un treno per una trasferta in giornata ad Amsterdam. Sceso alla Gare du Midi che era già buio, incontrò Corinne, una ragazza che aveva incontrato tempo prima ad un gruppo di lettura. L’uomo perfetto si stupì di vederla aspettare sola. “Sta arrivando una persona”. Era particolarmente elegante. “Bene. Appuntamento galante immagino.” Lei arrossì e lui decise di aspettare l’arrivo del pretendente.

Poco dopo un SUV bianco si fermò poco distante, Corinne salutò l’uomo perfetto e salì in auto. L’uomo perfetto pensò di mandarle un messaggio a fine serata per sapere se era andato tutto bene. Ebbe l’impressione che la sua cortesia potesse essere equivocata, perciò decise di non scriverle nulla.

Passò qualche giorno e una sera di un fine settimana si incontrarono in uno dei locali cui era solito andare. Corinne raccontò del porco con il macchinone bianco che si nascondeva dietro un profumo e un orologio costoso. Non le aveva neanche fatto finire la cena. Fingendosi interessato a vedere le installazioni che Corinne stava curando, l’aveva convinta a salire in auto, ma poi aveva preso un’altra direzione.

Appena realizzato il guaio in cui si era cacciata, Corinne aveva iniziato a scrivere ad un amico perché corresse in suo soccorso. Dovette respingere i tentacoli che si allungavano su di lei per due volte. Alla fine lui si arrese e la riaccompagnò a casa.

Corinne era già alla terza birra e il suo racconto sfociò in un torrente di considerazioni sui i massimi sistemi. L’uomo perfetto e l’altro amico prestarono le orecchie allo sfogo e interagirono abbastanza divertiti.

Il tempo utile per vincere la scommessa stava volgendo al termine. Qualche giorno dopo, l’uomo perfetto pensò di scrivere a Corinne. Dopo i convenevoli chiese: “Se non sbaglio l’altra sera hai detto che ultimamente accetti sempre gli inviti ad uscire. Che impegni hai la settimana prossima?”

Giunse la sera della resa dei conti. L’uomo perfetto aveva proposto un ristorante abbastanza costoso. Qualcuno lo interpretò già come un verdetto. Durante la cena, l’uomo perfetto raccontò del suo appuntamento galante, dell’aperitivo, della cena in quello stesso locale, dell’interessante discorrere di arte, del dopo cena a casa sua. Fu abbastanza elegante nello stuzzicare la fantasia senza entrare in dettagli grossolani. Qualcuna delle presenti assunse un’espressione di gelosia che non riuscì a dissimulare.

E così gli altri partecipanti misero mano al portafoglio e ognuno offrì la cena all’uomo perfetto.

All’uomo perfetto non rimase molto di questa scommessa. Aveva partecipato ad un gioco. Un gioco vinto approfittando di una ragazza consenziente. Che magari stava coltivando aspettative che sarebbero rimaste tali.

Non era lui quello che diceva che le persone sono sempre un fine e mai un mezzo? Si sentì un po’ come il cattivo di quella favola che chiudeva un pezzo della sua anima in un amuleto ogni volta che compiva un’azione malvagia.

Ripensò agli amuleti del passato. Si interrogò su quanta anima gli restasse da donare.

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