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Alexandria Ocasio-Cortez: una scommessa politica nata in un distretto di New York

di Arianna Beccaletto

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Alexandria Ocasio-CortezEra il 26 giugno scorso. Una donna di 28 anni guardava incredula i risultati delle elezioni primarie democratiche nel 14esimo distretto di New York. Gli schermi riportavano due numeri: 57% vs 42%. Erano i voti ottenuti rispettivamente da lei e dal suo opponente, Joe Crowley, il candidato dell’establishment democratico.

Lei è Alexandria Ocasio-Cortez, fino pochi mesi fa cameriera di un ristorante messicano, ora nuovo volto del partito dell’asinello, pronta a scontrarsi a novembre con il candidato repubblicano Anthony Pappas per diventare con buone probabilità la più giovane donna eletta al Congresso.

Definita più volte socialista, si è avvicinata alla politica nel 2016 giocando un ruolo attivo durante la campagna di Bernie Sanders per le primarie democratiche in vista delle presidenziali. Una volta che il candidato fu sconfitto da Hillary Clinton, diversi membri dello staff fondarono una nuova organizzazione: il Brand New Congress (BNC), che si poneva l’obiettivo di cercare nuovi potenziali candidati per il Congresso e per il Senato.

Alexandria Ocasio-Cortez fu contattata dal BNC nel dicembre 2016 che la preparò al suo debutto in politica: dopo un momento di formazione e training in termini di tattiche e strategie politiche e di comunicazione, si è dato inizio alla campagna elettorale. Una campagna lanciata attraverso un video di due minuti (realizzato per meno di 10mila dollari da una compagnia di produzione che l’aveva contattata tramite messaggio privato su Twitter) diventato in pochi giorni virale online e, grazie al fondamentale contributo di numerosi volontari, costata un decimo rispetto a quella del candidato dell’establishment democratico Crowley. Sicuro della sua base elettorale, il suo opponente ha commesso l’errore di sottovalutarla mantenendo un atteggiamento addirittura paternalistico durante l’unico dibattito televisivo (su tre programmati) a cui si è presentato, salvo poi assumere un atteggiamento più preoccupato via via che la giovane candidata lo incalzava su diversi temi al centro della campagna.

Assistenza sanitaria pubblica, politiche più permissive in termini di immigrazione, 15$ all’ora come salario minimo, chiusura di alcune prigioni, pari diritti per le donne e per le minoranze etniche: questi i principali punti del programma che hanno garantito a Alexandria Ocasio-Cortez la vittoria elettorale.

Alexandria Ocasio-CortezIl 26 giugno la foto di un suo primo piano che esprimeva tutto il suo stupore per il risultato ottenuto è rimbalzata da un media all’altro, provocando diverse reazioni.

Numerosi commentatori di fede democratica hanno visto in lei una risposta alla crisi del Partito Democratico, ma, allo stesso tempo, hanno riconosciuto la sua esigua esperienza nell’ambito politico non avendo mai rivestito un ruolo pubblico sino a quel momento.

A loro ha fatto eco Nancy Pelosi, deputata e storica leader dei Democratici alla Camera, che ha minimizzato la vittoria riducendola a un fenomeno prettamente locale ed evidenziando come l’essere donna, ispanica (il 14esimo distretto di New York conta il 50% di abitanti della stessa origine) proveniente da una famiglia della classe operaia siano stati fattori determinanti del successo di Ocasio-Cortez.

La risposta della giovane neo-eletta non si è fatta attendere: “In molti cercano di portarmi via questa vittoria, ma io ho dominato questa elezione e me la sono guadagnata”.

Un’ascesa la sua tutt’altro che facilitata dal suo background familiare ed economico: nata nel Bronx, fin dai tempi del liceo si rivela studentessa modello e riesce a iscriversi alla Boston University. Durante il suo secondo anno perde però il padre a causa di un tumore polmonare. La madre inizia a fare più lavori per mantenere la famiglia, ma non è sufficiente: Alexandria deve lasciare gli studi e iniziare a lavorare come cameriera, non riuscendo comunque a evitare che la madre sia costretta a vendere la casa e trasferirsi in Florida per abbattere le spese.

Una self-made woman dunque che per la sua prima campagna elettorale ha scelto lo slogan “Il coraggio di cambiare”, rispondendo all’appello di una popolazione alla ricerca di un’alternativa al sistema capitalistico ormai in crisi e facendosi portavoce di una classe operaia pronta a dare il suo sostegno a un nuovo rappresentante che garantisca dignità economica, sociale e razziale.

Un nuovo volto quindi. Una nuova protagonista nella lotta all’establishment pronta a vincere una grande scommessa: diventare una reale e concreta candidata a un’ascesa politica che potrebbe puntare alla Casa Bianca.

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