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GRAN PREMIO AUSTRALIA F1 2017: VINCE VETTEL E LA FERRARI SPERA

di Andrea Vittorio

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ll’Albert Park di Melbourne, in Australia, va in scena un piccolo capolavoro, “quasi” tutto italiano. Nell’anno in cui si festeggia il 70esimo anniversario della Ferrari, Vettel riesce a portare la sua SF70H sul gradino più alto del podio: merito della sua guida, certamente, ma anche dell’auto che lo ha assecondato per tutta la gara, garantendogli al traguardo ben dieci secondi di vantaggio su Hamilton e Bottas. Raikkonen, compagno di squadra di Vettel, quarto in griglia e quarto al traguardo, pur con una prestazione leggermente al di sotto delle aspettative, si concede il giro più veloce della gara.

 

IL GRAN PREMIO

Alla partenza, il tedesco della Ferrari non riesce a sorprendere la Mercedes di Hamilton, ma lo marca da vicinissimo, mentre alle loro spalle si attesta il duo “bodyguard”, tutto finlandese, di Bottas e Raikkonen. Vettel dà subito l’impressione di poter rimanere in scia all’inglese e questa sua “presenza” negli scarichi di Hamilton costringe la Mercedes a forzare la strategia: al 17esimo giro, infatti, Hamilton si ferma ai box per la sua unica sosta, tentando di incrementare il proprio vantaggio con un “undercut” su Vettel. Tuttavia, la sua mossa non paga affatto perché, all’uscita dai box, si trova bloccato dietro a Verstappen, perdendo decimi a giro. Nel frattempo, Vettel regge con le proprie gomme per qualche giro in più e il distacco si dilata quel tanto da consentire al pilota della Ferrari di fare la sua sosta e ritornare in pista proprio davanti all’olandese della Red Bull e ad Hamilton. La gara poi si svolge poi regolarmente, nel crescente stupore dei tifosi Ferrari.

 

LA SORPRESA

Già, è possibile parlare di “stupore” perché nessuno, alla vigilia del gran premio, avrebbe pronosticato una vittoria della Ferrari. In realtà, a mio avviso, prima di cedere a facili entusiasmi ed aspettative, è bene mantenere a mente un paio di considerazioni. Innanzitutto, quella dell’Albert Park è una pista particolare, unica nel suo genere, dal momento che è un circuito cittadino ad alta velocità: spesso e volentieri, le tipologie delle altre piste del mondiale sono molto differenti e non è affatto scontato o automatico che chi vince a Melbourne vinca anche altrove (basti pensare al 2010 quando vinse Raikkonen su Lotus). Certamente, però, la trazione in uscita di curva e la dolcezza della guida di Vettel dimostrano quanto la Ferrari sia migliorata: basti pensare al fatto che in qualifica era soltanto a due decimi da Hamilton, una cosa impensabile gli anni scorsi. Inoltre, bisogna operare una “media matematica” tra la prestazione eccellente di Vettel e quella “deludente” di Raikkonen, giunto al traguardo a 22 secondi dal compagno di squadra: la Ferrari è lì, nella scia della Mercedes, sì vicina ma non abbastanza per poter affermare con certezza che gli equilibri sono cambiati. La gara di Raikkonen, infatti, non ha mai impensierito né Bottas né tantomeno Hamilton e, di conseguenza, non bisogna cedere al “canto delle sirene” dei giornalisti o degli opinionisti da bar.

In secondo luogo, è bene notare come la Mercedes abbia “perso” la gara in maniera autonoma, sbagliando la strategia. Attenzione, con questo non dico che ha regalato la vittoria alla Ferrari, però l’errore del muretto ha influito in maniera determinante l’esito della gara: in altre parole, non è detto che Vettel sarebbe riuscito a superare in pista Hamilton o lo stesso Verstappen, a ruoli invertiti. Dall’anno scorso, infatti, è cambiata non solo la Ferrari, ma anche e soprattutto la Mercedes: in coincidenza con la sostituzione “volontaria” del layout della sospensione (come la Red Bull, dopo l’accoglimento del ricorso Ferrari da parte della Fia), è diminuito il vantaggio dello scarso consumo delle gomme. Se l’anno scorso, infatti, le Mercedes riuscivano ad avere quasi un secondo di vantaggio consumando poco e in maniera omogenea le gomme, ora il team tedesco ha (ri)scoperto il problema del degrado prestazionale delle gomme Pirelli.

PROSSIMA GARA IN CINA

Le premesse per la Ferrari, comunque, sono buone: a Shanghai la Ferrari è chiamata a confermare, o perché no migliorare, il risultato di Melbourne. Sicuramente, in piste come quella cinese la Mercedes potrebbe avere un vantaggio maggiore in virtù della scelta di dotare l’auto di un “passo lungo”, a differenza del passo “corto” Ferrari. Vedremo quale filosofia costruttiva vincerà, tra stabilità di percorrenza e agilità. Una cosa è sicura: la Mercedes può soltanto perderlo questo mondiale e al momento la Ferrari sembra essere la rivale più vicina e competitiva. La vera assente è proprio la Red Bull, a mio avviso, colpevole di aver realizzato una vettura troppo “semplice” e scarsa di carico aerodinamico (un paradosso considerando che quella era la qualità principale delle auto disegnate da Adrian Newey). A questo quadro si aggiunge il motore Renault, che ha dovuto adottare il sistema del recupero d’energia dell’anno scorso, perché quello montato nei test non dava sufficienti garanzie di affidabilità.

 

PAGELLE GRAN PREMIO F1 AUSTRALIA 2017

 

VETTEL: sentire l’inno tedesco seguito da quello italiano rimette i brividi a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vivere l’epopea degli anni 2000. Sebastian dal canto suo ci ha messo piede e mente, centellinando le gomme quando serviva e buttando mattoni sull’acceleratore per tenere dietro Hamilton. La sua gioia sul podio è sincera e la lucidata al cavallino della sua SF70H prima di festeggiare dimostrano quanta voglia abbia di rimanere in Ferrari. Vincendo però. VOTO 10: ORA E’ PRINCIPE, SPERIAMO PRESTO RE

HAMILTON: l’inglese sul podio sembrava un bambino a cui avevano regalato delle caramelle, tutto contento di avere un nuovo “amichetto” rivale per questo campionato. Raramente lo abbiamo visto così felice per un secondo posto, soprattutto considerano i musi lunghi dell’anno scorso con Rosberg. Lewis, in realtà, era meno contento via radio col team, colpevole di avergli toppato la strategia. VOTO 9: DUELLO AL VERTICE

BOTTAS: il finlandese non è affatto un rincalzo. Partito in sordina, è arrivato a soli due secondi dal capitano, facendogli recapitare un bel messaggio forte e chiaro: lo spettro di un Rosberg 2 potrebbe tornare ad aleggiare nel box Mercedes. VOTO 9: UNA BELLA BOTTAS DI FIDUCIA

RAIKKONEN: l’altro finlandese ha navigato in quarta posizione per tutto il week end. Va bene portare punti in ottica costruttori, ma magari stare davanti a una Mercedes potrebbe essere un aiuto in più per Vettel. Fa giro record alla fine. VOTO 7: COERENTE

VERSTAPPEN: l’olandese dice di essere contento per il fatto di essere arrivato vicino a Kimi e di aver lottato con Vettel e Hamilton in una fase della gara. Forse, prima di lodare la squadra, dovrebbe controllare meglio i distacchi finali perché 32 secondi da Vettel non sono pochi. Va bene mettere “pressione” agli avversari con epiteti tipo “la Red Bull tornerà”, però magari adottare un sano pragmatismo sarebbe auspicabile. VOTO 7: CONTENTO LUI…

MASSA: l’ex pensionato fa come Raikkonen e si piazza in un comodo sesto posto, battendo Force India, Toro Rosso e Haas. VOTO 7: SAUDADE DA TAXISTA

PEREZ: il messicano rimane concentrato e porta a casa un bellissimo risultato. Sergio è l’unico a compiere dei sorpassi “veri”, senza drs, all’inizio della gara. Tuttavia la vera delusione è la Force India: a Barcellona stampava dei temponi da far strabuzzare gli occhi, qui sembrava un confetto rosa a spasso per il circuito. VOTO 6: SORPASSATORE SERIALE

SAINZ – KVYAT: i due giovani “torelli” portano a casa punticini importanti per il campionato, ma dimostrano che l’auto è solida e performante. Hanno dovuto lottare con Force India, McLaren (di Alonso) e Renault (di Hulkenberg), ma alla fine entrambi l’hanno spuntata. VOTO 8: QUEI BRAVI RAGAZZI

OCON: il “sophomore” francese non sfigura, ma non fa impazzire. L’inizio è comunque positivo. Bello il sorpasso a tre in rettilineo tra lui, Alonso e Hulkenberg. VOTO 7: UN PUNTO E’ MEGLIO DI NIENTE

HULKENBERG: il tedesco si mangerà la mani, ripensando che in Mercedes ci poteva essere lui. In ogni caso si impegna tantissimo al volante della sua Renault, lottando più contro il mezzo che contro gli avversari. Lui c’è, la sua Renault è rimandata. VOTO 8: CAPARBIO COME SEMPRE

GIOVINAZZI: l’italiano sostituisce alla grande Wehrlein tanto che lo stesso Toto Wolff gli tributa un “chapeau”. Parte dietro, rimane lontano dai contatti, porta a casa macchina e buon piazzamento. Merita una chance. VOTO 8: TALENTO DA RIVEDERE PRESTO

 

  

VANDOORNE: l’altro “talento” avrebbe dovuto asfaltare gli avversari che aveva attorno, invece rimane quasi sempre nelle retrovie a causa della sua McLaren che lo rallenta a dismisura. A vederlo non si direbbe lo stesso pilota che l’anno scorso aveva portato la McLaren a punti. VOTO 5: REWIND

ALONSO: lo spagnolo non esprime il suo disappunto via radio, nonostante sia costretto a ritirarsi per un problema alla sospensione quando lottava per il decimo posto. O meglio, non lo esprime via radio, ma, dopo, durante le interviste, sì. L’asturiano, infatti, afferma di aver disputato la “gara più bella della carriera” perché lottava per i punti nonostante dovesse centellinare la benzina per gli elevati consumi, causandogli un deficit di 30 km/h sul rettilineo. Nando ha parlato, sta agli altri capire. VOTO 6: HONDA AVVISATA, MEZZA SALVATA

MAGNUSSEN: il danese della Haas si presenta con il peggior repertorio possibile: brutta qualifica, feeling con l’auto mai trovato, incidente dopo alla terza curva con Ericsson e ritiro. VOTO 4: RIPIGLIATI KEVIN

STROLL: il “talentuoso” rookie canadese è giunto in F1 con i soldi del padre. Ha tra le mani un mezzo competitivo, dato che Massa è arrivato comunque sesto. Lui, però, pecca di molta inesperienza e, a tratti, dà l’impressione di non essere neanche un pilota meritevole di stare in F1, andando a muro in quasi ogni sessione (Giovinazzi non ha fatto tutti questi danni). Compie qualche sorpasso, ma solo su avversari con mezzi tecnici inferiori. Abbandona per un problema ai freni. VOTO 3: IL GIOVANE FAVOLOSO

RICCIARDO: l’australiano praticamente non ha disputato il week end. Sabato, in qualifica, va a sbattere, rovinando la macchina. Domenica ha un problema al cambio che lo fa partire due giri dopo il semaforo verde. Dovrebbe magari mettere un santino di San Cristoforo in macchina, perché tutta questa sfortuna in un solo gran premio non depone bene. S.V.

ERICSSON: ritirato per noie meccaniche, pochi giri dopo il contatto con Magnussen. S.V. INCOLPEVOLE STAVOLTA

PALMER: l’inglese della Renault lotta con i freni della propria Renault. E’ già in fase “distruggi auto”. VOTO 3: DEMOLITION JOLYON

GROSJEAN: il transalpino navigava autorevolmente in sesta posizione quando, improvvisamente, una nuvola di fumo azzurrognolo gli esce dal retrotreno. Considerando che la Haas ha molti componenti Ferrari, potrebbe non essere un buon segno. S.V.

 

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