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La chart populista che non ti soddisfa: Rolling Stone e i 100 dischi italiani più belli

di Alessandro Rossi

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È tornata! È tornata! Alleluia!
O non se n’è mai andata? Non lo so, fatto sta che  Rolling Stone – ricordiamolo per chi non lo sapesse, un giornale che sta alla musica come Anton LaVey sta al Cristianesimo – questo mese ha deciso di riportare in auge la vecchia storia del listone di roba che devi assolutamente ascoltare prima di schiattare, in Italia però. Bel titolone – sembra una di quelle guide made in Assante & Castaldo – colore giallo, disperazione e tanta, tantissima condiscendenza.
Insomma una cosa che se la leggi tutta e ci credi anche disimpari, tutto. Tutto cosa? Tutto.
Gente lamenta il fatto di essersi  ritrovata in mutande e calzini in pieno centro storico con ‘sto mini tomo giallo in mano , e un ciddì di Lorenzo Cherubini nelle mutande. Evidentemente anche certi oggetti, come le rondini, ritornano spontaneamente nel loro luogo d’origine, e la chiudiamo qui.

E allora ecco che, anche se non vuoi perché pensi: «Sì ma è il centomillesimo post che tratta di una cosa uscita dauna settimana», cresce in te la voglia di dare una tua personale, stronza, opinabile, ma gloriosamente “hardcore” opinione – anche perché se siamo famosi VERAMENTE per qualcosa in ambito musicale all’estero lo siamo per l’hardcore-punk , qualcosa di post punk e per un schizzo di scena garage, stop! – che sarò ben lieto di illustrarvi qui sotto, a patto che venga levato uno zero dalla lista – non sono Rolling Stone, non devo riempire inutili pagine per giustificare inutili pubblicità in formato A4 – e che accettiate di buon grado la mia totale repulsione verso il cantautorato. Et voilà:

 

1. NEGAZIONE – LO SPIRITO CONTINUA

Per la serie: “loro ci mettono vasco e io ci metto Zazzo” (maiuscole al posto giusto), ecco saltar fuori il disco hardcore-punk più bello di sempre, alché direte, con quello strano accento nasale che vi ritrovate: «Esaaaaageraaato!!».
No, esagerato un ca**o!! Se dobbiamo essere orgogliosi di qualcosa, per lo meno evitiamo di esserlo per cariatidi spappolate che mettono sù canali di You tube per dare un senso alla propria vuota esistenza, per altro già di per sè ben retribuita.
Dicevamo… ah si! Stavamo per dire che “Lo spirito continua” è quella sensazione che senti quando tocchi il fondo e sai che la tua spiccata personalità non ti permetterà di risalire tanto facilmente. “Lo spirito continua” è quando sei solo contro cinque, con uno stecco umido di ghiacciolo in mano e quelli che hai davanti sono maestri di morte. È la vittoria della sconfitta. È macerare nel dolore senza soluzione di continuità, ma volerlo urlare al mondo perché sei ancora lucido per farlo. È risolutezza. È un’ opera d’arte.

2. PAOLINO PAPERINO BAND – PISLAS

Perché stendono tutto il filone demenziale in un sol colpo, conduttori di X-Factor compresi.
Perché sono dotati di quella “essce” emiliano-romagnola patrimonio dell’ Unesco e raccontano esattamente quello che noi poveri “patàca” ci dicevamo, cresta in testa, ai bordi di un marciapiede, magari osservando quelli del bar fare evoluzioni a vuoto con le loro autovetture cromate.
E poi questa è epica.

3. RAW POWER – SCREAMS FROM THE GUTTER

I fratelli Codeluppi (Giuseppe r.i.p) erano quanto di più attitudinalmente punk ci potesse essere negli eighties, non solo in Italia. Andavano allo sbaraglio in California a far provare la loro versione di hardcore e stupivano i maestri. Mi rimarrà sempre impressa nella mente un’intervista di Mauro Codeluppi, il quale raccontava l’attitudine selvaggia della band e di come nessuno avesse mai preso neanche per un secondo in considerazione l’idea di fare qualcosa per la propria salute fisica, se non appunto proprio Giuseppe, concludendo con un ironico: «E guarda che fine ha fatto». Masters.

4. INDIGESTI – OSSERVATI DALL’INGANNO

Non ho bisogno di luci intorno a me, non ho bisogno di ciò che rimane statico“.

5. GAZNEVADA – SICK SOUNDTRACK

No wave-Cramps-Chrome tutto in una band italiana, ma quando mai?

6. SICK ROSE – FACES

Compatto e “koizumiano”, una lucertola sotto il sole della california garage ribelle e di qualità.
La voce di Luca Re è punk, indolente e graffiante; “Nothing to say” è da top 10 della storia del revival garage: un trionfo di Maracas, Vox , Farfisa, Tambourine e chitarre fuzz da KO.
Io vi do il consiglio e voi potrete anche non seguirlo, ma se il vostro negoziante di fiducia fa il servizio di usato, per questo mese, portate indietro la vostra copia di “C’è chi dice no” di Vasco – tanto vostro padre ve l’avrà fatta sentire in loop fin troppe volte in macchina durante le scampagnate della domenica – e in cambio pretendete una copia di “Faces”. Dite che ve l’ho detto io. You can’t control me no no no.

7. SOTTOPRESSIONE – COSÌ DISTANTE

Forse non bisognerebbe mai smettere di cercare ciò che veramente si desidera, ma per quanto mi sforzi è come se non avessi mai iniziato. Poesiahc. Dilaniante.

8. NOT MOVING – LAND OF NOTHING

Qui c’è la prima roba (82-87) Gun club, X, Sixties garage, Punk ecchè!

9. VERDENA – WOW!

È il “Daydream nation” degli anni zero? (O adesso che abbiam superato il primo decennio si dirà anni dieci? mah) Assolutamente no, però racconta in maniera doverosamente prolissa – doppio lp – come un suono prettamente ninties sia evoluto trasfigurando il cantautorato e aggiungendo luce alla pece – Requiem – .

10. KRISMA – CATHODE MAMMA

Elettropoppostpunk o quello che volete, ricordo che nella band che diede vita al disco inserirono pure un membo degli Ultravox, così tanto per. Se gli alieni scendessero sulla terra, aperti i portelloni del disco volante, trapelerebbe sicuramente – sparata a mille – “Many kisses

 

Direte che questa è musica da centro sociale o da depravati, e che non si può certo mettere “Dritti contro un muro” dei Negazione in filodiffusione al centro commerciale, e questo è vero. Ma pensate veramente che “Vita spericolata” di Vasco abbia fatto bene ai vostri processi neurologici? «Io dico dè no, ma del resto la scienza non può spiegare tutto»(Cit).

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