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Figli e cittadini: quando a lottare contro lo Ius Soli è un africano

di Carola Astuni

Pubblicato il

Il 24 dicembre la legge sullo Ius Soli non passa al Senato: sui social scatta l’indignazione o la gioia, a seconda delle diverse visioni politiche e sociali, e si ritorna alla normalità. Con le solite tempistiche del web: veloci, anzi, velocissime.

A me, però, questa cosa non va giù, tanto è vero che voglio tornare a parlarne.

In questi primi giorni dell’anno, di rinnovamento e di novità, mi sono imbattuta in una fotografia che ha decisamente attirato la mia attenzione e mi ha lasciata cinicamente stupita. Un uomo vestito bene, in camicia e pantaloni da completo, con un foglio A4 in mano riportante la scritta “NO IUS SOLI”.

Di per sé, ormai, ahimè, questo tipo di foto non desterebbe tanto scalpore se non per un dettaglio: l’uomo in questione è africano.

Risalente ad un post di giugno, questo signore – esponente di un partito di destra che preferisco non nominare (chissà quale sarà mai…) – sostiene con fervore la crociata contro la legge che renderebbe italiani circa 800.000 figli di immigrati regolari.

Insomma, non dico che uno straniero debba forzatamente sostenere la “propria squadra”, ma mi è sembrato come un romano che tifa Juve: non impossibile, ma chiaramente insolito e…bizzarro.

Soprattutto considerando che questo signore è un immigrato che, come tanti in questo nostro Paese, è convolato a nozze con una donna italiana da cui ha avuto dei figli, italiani di diritto.

Ora mi rivolgo a Lei, colui il quale ha destato in me tanto stupore: ma se invece di una Clara, Giulia (o qualunque sia il nome di Sua moglie), si fosse innamorato perdutamente di Aisha, piuttosto che di Maryam? Quale sarebbe stata la sorte dei documenti dei Suoi figli?

Non Le chiedo di provare ad immedesimarsi in uno dei suoi fratelli, che invece di una moglie italiana ne ha scelta una straniera: se non c’è riuscito da solo, chi sono io per farLe cambiare idea o modo di vedere le cose? Chiedo, allora, un aiuto da parte Sua, per cercare di venirci incontro e dialogare: vede, sono io che non riesco a stabilire una qualsiasi connessione col Suo pensiero.

Vede, io sono una maestra che ha anche la fortuna di avere (e aver avuto) degli alunni stranieri: molto spesso nati e cresciuti qui, portano un po’ della loro storia per arricchire la nostra. Ne ho in mente uno, in particolare, il più bravo della sua classe: sempre col sorriso in volto e due occhi che brillano.
Quando penso allo Ius Soli, automaticamente penso a lui e a come ci si possa sentire stranieri a casa propria: perché questa, ormai, è casa sua.

Una casa, però, che non può arredare, nè provvedere a rinnovare: può solo pagare l’affitto.

Credits. maurobiani.it/2013/05/08/scusate-se-insisto/

Questo splendido bambino, infatti, a 18 anni compiuti, non potrà andare a votare insieme ai suoi compagni: non gli sarà concesso farlo perché non è italiano.
(Suvvia, ora non stia a ribattere che la cittadinanza si può richiedere arrivati alla maggiore età: confido nella Sua intelligenza, e sono sicura che conosca esattamente le tempistiche e gli sforzi per perseguire tale procedura.).

E’ un italiano… diverso.

E’ così diverso che quando c’è un tema in classe, è lui a correggere i suoi coetanei madrelingua che, puntualmente, si dimenticano delle doppie o sbagliano i tempi verbali.

Così diverso che se gli dici che non è italiano, neanche ci crede: cosa dovrebbe essere, avendo vissuto sempre qui?

Molte delle persone contrarie allo Ius Soli sostengono che sia in corso una sostituzione etnica, che questa legge incentiverà l’ondata migratoria dalla Libia e che gli islamici ci governeranno.

Ma che, sul serio mettete in bocca queste parole ai vostri elettori? Il concetto di sostituzione etnica, poi, è veramente curioso, soprattutto se in bocca ad un uomo che sta contribuendo in prima persona a questa fantomatica espropriazione di lignaggio delle radici italiane dure e pure: i Suoi figli, frutto di un amore afro-italiano, immagino non abbiano i distintivi tratti caucasici dell’italiano medio, e che non ignorino completamente le radici di metà del proprio patrimonio genetico. Penso – e spero!- conoscano i cibi della Sua terra, le usanze e le tradizioni del Suo popolo, di cui sono inevitabilmente parte anche loro.

Come i figli di coppie miste si trovano a fare da ponte fra due culture, non crede, forse, che sia così anche per tutti quei bambini – anagraficamente stranieri – che frequentano le scuole italiane e assimilano, giorno dopo giorno, i nostri dialetti? Lei è qui da tanti anni, ma di quel dolce accento del nord, manco l’ombra…

(Glielo giuro, sto provando a fare uno sforzo per capire il Suo punto di vista, ma mi rimetto alla mia limitatezza mentale e proseguo con i miei imperscrutabili dubbi sulle Sue affermazioni).

Ora Le chiedo: dare la cittadinanza al figlio di immigrati regolari, residenti in Italia da almeno cinque anni, che abbia completato un ciclo di istruzione significherebbe rendere l’Italia vittima di bullismo da parte del fenomeno migratorio?

Sono in attesa di una bambina che, come il suo papà, avrà quasi sicuramente capelli super ricci (povera me che dovrò pettinarla!) e pelle color cioccolato: ebbene sì, anche mia figlia sarà afro-italiana, ma con la fortuna di poter votare a 18 anni, per merito di un passaporto, il mio.

Si metta una mano sulla coscienza, pensi a tutti i Suoi connazionali sposati con donne straniere e ai loro figli. Non sono forse più italiani di bambini nati e cresciuti all’estero, da genitori italiani, ma che non parlano neanche la nostra lingua?

Ci pensi, perché tanti bambini stanno solo aspettando che qualcuno come Lei si faccia avanti per loro.

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