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La banana, frutto perennemente in via di estinzione

di Sara Primiceri

Pubblicato il

La banana è il frutto più consumato al mondo, ma è da sempre in via di estinzione

La banana è il frutto più consumato al mondo, ma è da sempre in via di estinzione (Credits: Erik Karits, Pexels)

La banana, il frutto più venduto e consumato al mondo, rischia di diventare una specie in via di estinzione. Proprio così: secondo la Fao l’esportazione globale di banane ha raggiunto nel 2019 il record massimo di 20 tonnellate, eppure questo frutto rischia davvero di non essere più sulle nostre tavole. Colpa di qualche tara genetica e di un nemico subdolo sempre in agguato.

In via di estinzione per colpa del Dna

La banana appartiene alla famiglia botanica delle Musaceae ed è originaria del Sud-est asiatico.  In natura è assai diversa dal frutto che siamo abituati a vedere tutti i giorni: piccola, dura e piana di semi, risulta quasi immangiabile.

Nonostante tutto i portoghesi, intorno al XVI secolo, intuirono le potenzialità del banano e dei suoi frutti e iniziaro a coltivarlo. Grazie a incroci selezionati, a tantissima pazienza e a un enorme colpo di fortuna riuscirono a ottenere una nuova specie commestibile, quella che oggi noi tutti amiamo e apprezziamo.

La caratteristica principale di questa nuova specie sono i frutti partenocarpici, cioè senza semi. Questa caratteristica che piace così tanto a noi consumatori è in realtà una condanna a morte per qualsiasi pianta.

I semi nel mondo vegetale hanno uno scopo e una funzione ben precisa: non permettere che la propria specie finisca in via di estinzione. I semi infatti sono il risultato della ricombinazione genetica che avviene grazie all’impollinazione; sono le generazioni future delle piante che possono, grazie alla varietà genetica che li ha generati, adattarsi ai vari cambiamenti e garantire  la sopravvivenza della specie vegetale stessa.

La monocoltura, il primo passo per finire in via di estinzione

La mancanza di semi è uno dei motivi per cui le banana rischiano di diventare una specie in via di estinzione.

La mancanza di semi è uno dei motivi per cui le banana rischiano di diventare una specie in via di estinzione (Credits: Gunnar Mallon, Pixabay)

Quindi perché una pianta dovrebbe spendere energia e tempo per produrre frutti senza semi? Infatti non lo fa. Quando succede è perché c’è stato un errore durante la divisone meiotica delle cellule: il corredo cromosomico della cellula madre non viene suddiviso in egual misura nelle cellule figlie e in una di queste finiranno tre copie dello stesso cromosoma. Questa condizione in biologia prende il nome di triploidia e porta allo sviluppo di una pianta sana ma sterile, cioè che non è in grado di produrre frutti con i semi.

Come si riproducono quindi le piante di banana, se i frutti non hanno semi? Tramite la propagazione per pollone o per talea. Dal rizoma del banano infatti periodicamente si forma un germoglio che, se lasciato crescere, raggiungerà diversi metri di altezza e svilupperà il tanto agognato casco di banane.

Questo metodo di coltivazione genera le monocolture, cioè coltivazioni di individui identici tra loro. Genenticamente parlando ogni pianta di banana è un clone, un individuo a sé stante. Questo espone l’intera coltivazione a malattie e ad attacchi di patogeni molto aggressivi che, presto o tardi, porteranno l’intera coltivazione in via di estinzione.

Narrami, oh Musa…

Le monocolture espongono le piante di banana a numerose malattie che le portano in via di estinzione.

Le monocolture espongono le piante di banana a numerose malattie che le portano in via di estinzione (Credits: M W, Pixabay)

Il patogeno più pericoloso per un banano è un fungo, il Fusarium oxysporum cubense per l’esattezza, che causa la temibile malattia di Panama. Il Fusarium è un nemico infimo che agisce nell’ombra: si propaga grazie all’acqua o al terreno infetto, attacca le radici e altera l’assorbimento fisiologico di acqua e sali minerali. Quando ci si accorge del danno, per il banano non c’è più nulla da fare. Resistente a qualsiasi tipo di fungicida, nel giro di due o tre anni è in grado di distruggere un’intera coltivazione.

Tra la fine dell’800 e gli anni 50 del ‘900, la regina indiscusa del commercio mondiale di banane era la varietà Gros Michel. I nostri nonni raccontano che fosse la banana più buona del mondo, molto più grande e dolce di quelle che consumiamo oggi. Ma non impazzite a cercarla tra i banchi frutta della vostra città; la Gros Michel infatti è una varietà estinta ormai da tempo a causa proprio della malattia di Panama.

Come l’ira funesta del pelide Achille, anche il Fusarium oxysporum cubense causò ingenti perdite tra gli agricoltori, facendo capitolare una pianta dopo l’altra. Geneticamente uguali, non ci fu un solo banano in grado di contrastare la malattia e arrestare l’avanzamento della pandemia. In pochi anni la varietà Gros Michel si estinse completamente, il mercato crollò e andarono persi milioni di dollari.

A volte ritornano!

Ad oggi le cose sono cambiate ben poco: le coltivazioni di banana continuano ad essere delle monocolture ed esiste una sola varietà commercializzata a livello internazionale, la banana Cavendish. Purtroppo il pericolo di finire in via di estinzione è alto anche per lei: il Fusarium oxysporum cubense non si è estinto insieme alla Gros Michel ma è rimasto silente nell’ombra per decenni, pronto ad attaccare di nuovo.

Nei primi anni Novanta un nuovo ceppo di questo patogeno, il Tropical Race 4 (Tr4), è tornato a minacciare il mercato di banane del Sud-est asiatico. Sembrava un problema circoscritto solo al Pacifico e all’Africa ma nell’autunno del 2019 il Tr4 è stato trovato anche in alcune coltivazioni colombiane. Purtroppo continuiamo a non conoscere il tallone d’Achille del Fusarium e si teme che questo nuovo ceppo possa presto condurre la varietà Cavendish in via di estinzione.

Attualmente non esiste una nuova varietà in grado di sostiture la Cavendish sul mercato interzionale, ma nel mondo scientifico qualcosa si muove.

Novità in arrivo!

Esistono molte varietà di banane, oltre alla Cavendish.

Esistono molte varietà di banane, oltre alla Cavendish (Credits: Ovidiu Creanga, Unsplash)

Nel 1988 la Fundación Hondureña de Investigación Agrícola brevettò una nuova cultivar di banano, la Fhia-01, conosciuta anche come Goldfinger. Le caratteristiche di questa nuova pianta sono una grande produttività, una notevole resistenza alla malattia di Panama e un frutto dal caratteristico sapore di mela.

Oltre alla Goldfinger, le possibili candidate a sostituire la Cavendish sono delle varietà decisamente esotiche. Per esempio, sapevate dell’esistenza della banana Red? Una banana più piccola di quella comune e dalla caratteristica buccia rossa, ma con un sapore molto simile alla Cavendish. Esiste poi anche la banana Blue Java, dal sapore di vaniglia. La caratteristica principale di questo frutto è l’alta tolleranza al freddo e la buccia di color turchese quando ancora acerbo.

Insomma, da entrambe le parti troviamo schieramenti agguerriti, con importanti novità e colpi di scena. Non resta quindi che aspettare di scoprire come finirà questa ennesima guerra tra la banana e il suo accerimo nemico. È comunque ormai certo che stiamo per assistere a un nuovo capitolo di questa Illiade botanica.

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