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Incidente nucleare a Fukushima – Nove anni dopo

di Giorgia Serra

Pubblicato il

1986: incidente nucleare a Chernobyl. La generazione dei nostri nonni e dei nostri genitori fu traumatizzata da questo incidente terribile. Noi millennial  troppo piccoli o non ancora nati per potercelo ricordare. 2011: incidente nucleare a Fukushima. Questo sì che ce lo ricordiamo anche noi. Noi millennial nati sotto le nubi tossiche di Chernobyl e che 25 anni dopo ci ritroviamo a fare i conti con un altro disastro nucleare.

L’incidente nucleare di Fukushima

L’11 marzo del 2011, al largo delle coste giapponesi, un terremoto creò uno tsunami che si abbatté con forza sulla centrale nucleare nella prefettura di Fukushima, portando a tre crisi nucleari. A differenza del disastro di Chernobyl, l’incidente nucleare in Giappone causò solo due vittime e la distruzione e la contaminazione dell’ambiente attorno alla centrale furono drammatiche, ma controllate. Le quantità di radiazioni emesse nei giorni successivi furono spinte verso l’oceano Pacifico, permettendo di salvare le persone residenti della zona grazie ad una rapida evacuazione. Invece gli scarichi delle acque della centrale contaminarono pesantemente il territorio e le falde acquifere sotterranee.

Grazie a rigidi protocolli di sicurezza e di gestione, i giapponesi sono riusciti a evitare di ripetere gli errori visti nel terribile disastro di Chernobyl. Una rapida attivazione delle misure di sicurezza ha scongiurato la morte di molti lavoratori della centrale nucleare, della popolazione residente e contenere i danni ambientali. Le zone vicine alla centrale vennero evacuate immediatamente e iniziò subito la bonifica delle zone limitrofe alla centrale.

Fukushima, nove anni dopo

Negli ultimi anni, le radiazioni derivanti dall’incidente sono addirittura aumentate. Gli ingegneri a capo del progetto di smantellamento della centrale hanno scoperto delle barre di materiale reattivo non controllato. Questo materiale piano piano sprofonda nel terreno e sta continuando a bruciare in un cratere formatosi sotto ai reattori dopo l’esplosione. Le operazioni dovrebbero iniziare nel 2021, ma sono complicate a causa dei livelli molto alti di radioattività all’interno dei reattori, poiché è impossibile avvicinarsi senza esporsi alle radiazioni. 

In seguito all’incidente è stato vietato l’accesso a un’area di circa quaranta chilometri quadrati attorno alla centrale nucleare. Ad oggi è permesso il transito nella zona. Il rischio di radiazioni indirette per le persone (da acqua, terreni, coltivazioni che sono stati contaminati) rimane però ancora alto. Rimane vietata ancora la residenza. Dal 2016 è stata progressivamente ridotta l’area dichiarata vietata nella prefettura di Fukushima, con la riapertura della città di Minamisoma. Altre città come Tomioka sono invece ancora oggi vietate. 

Le acque dell’oceano vicino alla costa – che inizialmente presentavano livelli di radioattività molto alti – ora risultano pulite. I pesci al momento non sembrano contenere più sostanze tossiche, a differenza dei fondali marini invece, ancora oggi contaminati. 

Gli animali tornano le aree proibite

Se l’accesso è vietato alle persone, per gli animali la situazione è molto diversa. Come riporta un articolo pubblicato sul Journal of Frontiers in Ecology and the Environment, in seguito a uno studio con telecamere posizionate nell’area proibita si è visto come venti specie animali abbiano ripopolato la zona lasciata libera dall’uomo. Nell’area sono state scattate foto a procioni, martore, scimmie (tra cui i noti macachi giapponesi) cinghiali e diverse varietà di uccelli. I biologi hanno concluso che è stato l’uomo ad aver influito sulla popolazione di queste specie nella zona, piuttosto che i livelli di radiazioni della centrale nucleare. Ovviamente queste foto non presentano una panoramica dello stato di salute degli animali. Gli scienziati hanno però mostrato il ritorno di specie che non si vedevano da anni e hanno notato comportamenti animali non influenzati dall’uomo.

 

 

 

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