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Un becchino ad un altro

di Lorenzo Lazzarini

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“Non è forse impressionante, o mio compare, che noi seppelliamo carne d’uomo? Non è questo atto, trafficare con i cadaveri di anime che già sono altrove, faccenda spietata?”

“Lo è senz’altro. Eppure gli uomini sono da seppellirsi perché il corpo di costoro perduri fino al tempo che è la fine di ogni tempo. Così ammoniscono uomini più sapienti di noi su materie ardue, e a questo vi è da attenersi.”

“Ma non vedi, che essi, i ricchi come poveri, saranno cibo per vermi e altre vili creature, non importa quanto furono grandi in vita. E allora qui, a contemplare d’appresso i segni della morte, non è questa una testimonianza invincibile della ingiustizia diffusa, fra i nostri governanti e i nostri cittadini?”

“Non vi è salvezza sulla terra che valga la pena ricercare quale più alto fine…credo sia per questo che si preghi. Per l’aldilà.”

“E dunque se non vi è ricompensa alcuna su questa terra per i buoni di spirito, quali noi siamo, come mai il re lassù, nel suo palazzo conduce vita tanto agiata, gode di banchetti e canzoni, mentre noi stiamo sempre nel fango a scavare fosse alla carne sudicia di corpi che sono silenti?”

“Dicono che ad esso, nostro sovrano, il mandato giunga dalla volontà di Dio.”

“E chi ce lo garantisce? Non mi pare lui sia migliore di noi…molti dicono che egli beva senza costume e che covi invidia verso il cognato, duca di Gloucester, poiché egli ha grande carisma fra gli uomini della sua terra.”

“Nessuno lo garantisce, qui ed ora, perlomeno. Anche i dotti si rimettono alla voce del libro sacro e della tradizione, su questa e altre questioni. Ma so di alcuni che vengono dalle università che si cimentano in ciò che tu ora mi chiedi fare su due piedi, senza che io abbia alcuna preparazione su questo. Essi si espongono alla sfida della piazza che domanda loro di risolvere controversie e questioni sull’esegesi e su altre materie di cui ora così vivacemente vuoi discutere – e mi chiedi di fare l’avvocatura, al santo e al divino, come se essi necessitassero di tali grevi discussioni. Forse tu dovresti trovarti fra costoro, pronto alla disputa come sei.”

“Non ho voglia di dispute. Ma odio questo mestiere, questi cadaveri che stanno qui a ricordarmi ogni notte come finirò ad essere.”

L’altro sospira. “Vi è poco di bello, oggi. Il tempo è grigio, e la fame, compagna fedele del gelo, giunge fino a noi, e ci insidia; ma forse non vediamo tutto ora, forse, come dice l’Ecclesiaste, vi è un tempo per ogni cosa”.

1Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

2C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

9Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

10Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine. 12Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita; 13ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio. 14Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di lui. 15Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è; Dio ricerca ciò che è già passato.

16Ma ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà. 17Ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione. 18Poi riguardo ai figli dell’uomo mi son detto: Dio vuol provarli e mostrare che essi di per sé sono come bestie. 19Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. 20Tutti sono diretti verso la medesima dimora:

tutto è venuto dalla polvere
e tutto ritorna nella polvere.

21Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra? 22Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui?

 

(Ecclesiaste, 3)

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