Ansia climatica – Nuova diagnosi o paura reale?


Negli ultimi anni abbiamo  assistito sempre più spesso a eventi climatici straordinari: uragani, alluvioni violente, siccità e incendi devastanti. È diventato ormai impossibile non parlare di cambiamento climatico e di quel che la politica deve fare per mitigare i suoi effetti e salvare il nostro futuro. Negli ultimi tempi però si comincia a parlare anche di un altro fenomeno, che colpisce soprattutto la generazione Z, ma anche noi millennial: l’ansia climatica, detta anche eco-ansia.

Che cos’è l’ansia climatica

Il concetto si spiega abbastanza da solo. L’ansia climatica è il sentimento di ansia e preoccupazione rispetto al cambiamento climatico e alle sue conseguenze a lungo termine. Questo stato emotivo sembrerebbe colpire soprattutto la fascia giovane di popolazione, che, comprensibilmente, è quella che si preoccupa di più di un futuro che vivrà in prima persona e in cui vedrà crescere i propri figli.

L'ansia climatica colpisce soprattutto i giovani, preoccupati per l'avanzare del cambiamento climatico

I giovani chiedono fatti concreti e l’ansia può aiutare ad agire (Credits: Dominic Wunderlich da Pixabay)

Il concetto di ansia climatica si è diffuso anche grazie a una recentissima ricerca di Caroline Hickman e colleghi dell’Università di Bath (Regno unito) che hanno intervistato 10mila persone tra i 16 e i 25 anni provenienti da ogni parte del globo: dall’Australia all’India passando per la Finlandia.

 

Questi giovani intervistati riportavano, tra le altre cose, di sentirsi tristi, spaventati, ansiosi, arrabbiati, impotenti e colpevoli nei confronti del cambiamento climatico. Secondo questa ricerca, per di più, l’ansia climatica è peggiorata dal fatto che la maggior parte degli intervistati si sente tradita dai governi e dai loro “Bla bla bla” (per dirla à la Greta Thumberg).

Gli autori parlano di danno morale da parte dei governi, ovvero un significativo livello di stress psicologico causato dall’essere testimoni di un evento traumatico che va contro il senso morale della vittima.

Ansia utile e ansia inutile

Come dico spesso, le emozioni sono utili, altrimenti le avremmo perse tra un anello mancante e l’altro dell’evoluzione umana. Ergo, anche l’ansia è utile: essendo cugina della paura, ci attiva di fronte a una possibile minaccia e ci prepara all’azione. Per capirci, immaginatevi una gazzella che sente un rumore: alza le orecchie, sta attenta, cerca di capire se è in pericolo.

Chissà, forse c’è un leone, meglio spostarsi. Questo è l’equivalente umano dell’ansia, ovvero “Quando non vedo ancora la minaccia ma so che ci potrebbe essere, mi preparo”. Quando la gazzella si gira e vede che c’è decisamente un leone, allora lì l’ansia si trasforma in paura e scattano i meccanismi di difesa basilari: attacco, fuga o blocco.

Incendi boschivi

(Credits: Gerd Altmann da Pixabay)

Con l’aiuto della nostra amica gazzella capiamo quindi quanto sia utile l’ansia se la minaccia è reale e pericolosa. Ci aiuta ad attivarci, a stare in guardia e a prepararci a un pericolo imminente. Chiaro è che se la minaccia non è reale – per esempio i mostri sotto al letto per i bambini – o non è così pericolosa – come la paura degli ascensori – l’ansia può diventare difficile da gestire e anche patologica.

 

Nel caso dell’eco-ansia, quanto è reale e pericolosa la minaccia?

Nel nostro caso, la minaccia è reale, come ci dice ormai il 99% delle ricerche scientifiche, ed è pericolosa, perché minaccia il nostro futuro. La conclusione è che forse questa ansia climatica non sia poi così patologica, ma sensata e utile per la nostra sopravvivenza.

Le conseguenze dell’ansia climatica

Mi è capitato spesso di pensare “E se casa mia venisse distrutta da una frana durante l’ennesima alluvione?”. Scommetto che tanti di voi hanno pensato a come, fra 30 anni, ci potremo scaldare o spostarci quando il petrolio sarà quasi esaurito e la Russia venderà il metano a peso d’oro. Oppure, vi sarete chiesti fin dove la vostra costa sarà invasa dal mare e quante case verranno sommerse dall’acqua che avanza.

Alla facoltà di psicologia, una delle prime cose che si studia è la piramide dei bisogni di Maslow. Negli anni Cinquanta il dottor Abraham Maslow propose una teoria che spiega la motivazione umana in base a una piramide gerarchica di bisogni.

Se i bisogni di base non sono soddisfatti, la persona difficilmente sarà motivata a soddisfare i bisogni di livello più elevato.

La piramide dei bisogni di Maslow

La piramide dei bisogni di Maslow (Credits: Lucas su Wikipedia, dominio pubblico)

Secondo Maslow, alla base della piramide troviamo i bisogni fisiologici: avere a disposizione cibo, acqua, la possibilità di dormire adeguatamente, avere una fonte di calore e un corpo che funziona. Prevedibilmente, se stiamo morendo di fame o siamo malati, difficilmente ci verrà in mente altro che la nostra sopravvivenza. A un livello superiore abbiamo i bisogni di sicurezza: avere un tetto sulla testa, la sicurezza economica, la sicurezza sociale (per esempio, non rischiare la vita uscendo di casa), quella familiare.

 

Capirete quindi che se un’intera generazione non si sente al sicuro, difficilmente sarà motivata alla realizzazione di livelli superiori di bisogni, come l’autorealizzazione, l’appartenenza, la stima di sé. Ed ecco spiegato l’aumento di ansia e depressione nella popolazione giovane.

(Credits: Jeffrey Czum da Pexels)

L’avete notato che noi millennial non stiamo facendo figli? Nella ricerca che vi ho citato, il 45% degli intervistati afferma che l’ansia climatica ha conseguenze dirette nella quotidianità e il 77% ha paura del futuro.

La conseguenza diretta, mi verrebbe da dire, è che quasi quattro giovani su dieci (il 39%) non sono sicuri di voler avere figli. E come biasimarci? Già ora, alle soglie del 2022, vediamo le conseguenze di una generazione di politici indifferenti, di sfruttamento ambientale e di inquinamento selvaggio. Come possiamo investire mentalmente, economicamente e fisicamente su un futuro che non vediamo? Che mondo lasceremo ai nostri figli?

Concludo con un commento che ho trovato su Reddit in un articolo proprio sull’eco-ansia:

“If you were being chased by a bear, no one would tell you you have a bear anxiety problem. What you have is a fuc*ing bear problem”

“Se fossi inseguito da un orso, nessuno ti direbbe che hai un problema di ansia da orso. L’orso è il tuo fot*uto problema”

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