Il metodo Stamina – Quando la manipolazione delle emozioni vince sulla scienza


Qualche giorno fa siamo partiti dalla storia dell’approvazione del Senato dell’uso del cornoletame per parlavi del rapporto che scienza e politica hanno nel nostro Paese. Questo rapporto è – molto, troppo – spesso conflittuale e a molti politici piace sempre cavalcare l’onda emozionale di un certo argomento.

E cosa c’è di più emozionale di bambini malati che chiedono a gran voce una cura?

Nasce cosi poco meno di dieci anni fa il dibattito sul metodo Stamina. Giornali e televisioni ne hanno parlato per mesi.

E anche in questo caso, come nel caso Di Bella, la politica non ha ascoltato la razionalità invocata dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.

Da dove nasce il metodo Stamina?

Era il 2009 quando i giornali, il magistrato Raffaele Guariniello di Torino e il Sistema sanitario conoscono Stamina, grazie alle prime denunce dei pazienti.

In realtà, il metodo era arrivato in Italia già qualche anno prima grazie a Davide Vannoni. Laureato in Lettere e filosofia e docente nella facoltà di Comunicazione (prima a Udine e poi in un’università privata romana), Vannoni si sottopone a un trattamento alle cure staminali in una clinica ucraina per guarire dalla paresi facciale che l’ha colpito.

La paresi – pare – iniziare a scomparire e Vannoni, entusiasta, porta questa tecnica in Italia. Non richiede però l’autorizzazione all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Ma ovviamente poco importa: Vannoni apre il suo laboratorio in segreto, nel sottoscala della sua agenzia di comunicazione in pieno centro a Torino.

Un laboratorio chimico. Che probabilmente non somiglia a quello in cui Davide Vannoni ha sviluppato il cosiddetto Metodo Stamina

Dai rapporti dei Nas di Torino, no, il laboratorio nel sottoscala degli uffici di Vannoni non era così (Credits: jarmoluk da Pixabay)

Con il passaparola, iniziano ad arrivare le prime richieste dei malati. Vannoni promette grandi cose con il suo metodo, addirittura dal 70 al 100% delle guarigioni da malattie gravi come il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica, ictus e la sclerosi multipla.

Tutte malattie con prognosi degenerativa e infausta. Purtroppo, ignari pazienti iniziano a interessarsi a questo metodo rivoluzionario. Ma in realtà di studi non ne sono stati fatti, il laboratorio non rispetta quelle che si chiamano le Norme di buona preparazione per i medicinali e Vannoni chiede ai suoi pazienti dai 20 ai 30mila euro per accedere alle cure. Tutto questo in segreto, di nascosto dalle autorità italiane in materia.

Nel 2009 un paziente muore di Parkinson, aggravandosi inspiegabilmente, un altro ha gravi crisi epilettiche. Iniziano le prime indagini della procura di Torino.

L’ascesa di Davide Vannoni

Grazie ai giornali, il metodo Stamina e Davide Vannoni acquisiscono visibilità. Intanto la procura di Torino continua a indagare sugli illeciti, si delinea l’ipotesi di reato per la somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere.

Ma la fama di Vannoni è in forte ascesa. E mentre la legge cerca di fermarlo, lui inaugura la Stamina Foundation e la clinica dai sottoscala di Torino si sposta a San Marino.

Intanto, il dibattito sui giornali non si ferma. I laboratori di San Marino vengono chiusi per abuso di professione medica, ma Vannoni riesce ad arrivare all’Ospedale pediatrico Burlo Garofolo di Trieste, grazie al medico pediatra Marino Andolina. Tra cellule staminali di dubbia provenienza, somministrazioni non registrate che avvengono anche di domenica e infusioni fatte anche ai bambini, la procura di Torino estende la sua indagine fino a Trieste.

Vannoni e Andolina non si fermano. Si spostano agli Spedali Civili di Brescia, dove grazie a un accordo con la Regione Lombardia possono somministrare la loro cura ai pazienti che possono accedere alle cure compassionevoli. Nel 2012, alla fine, l’Aifa riesce a intervenire, bloccando le somministrazioni per mancata sicurezza dei loro inesistenti protocolli.

In tutto questo, infatti, l’Aifa non era mai stata interpellata da nessuno.

I servizi in tv: arrivano Le Iene di Italia 1

Il blocco delle cure compassionevoli fa scattare la molla dell’opinione pubblica.

Davide Vannoni diventa il nuovo guru della medicina, andando a fare ospitate in programmi televisivi difendendo e promuovendo il suo metodo. Le Iene, programma televisivo di Italia 1 a metà tra informazione e intrattenimento, si buttano sulla protesta, scatenando servizi di genitori distrutti dalle malattie dei figli che chiedevano di poter accedere alle cure.

La retorica delle case farmaceutiche cattive che vogliono solo i soldi è all’ordine del giorno. Ma delle decine di migliaia di euro chiesti da Vannoni ai pazienti non si parla mai.

La schermata di apertura del servizio de Le Iene del 17 marzo 2013 sul caso Stamina. Si legge "10 giorni per salvare Sofia"

La schermata di apertura del servizio de Le Iene del 17 marzo 2013 sul caso Stamina. La sfocatura l’abbiamo messa noi (Credits: Italia 1)

Fioccano le testimonianze – mai verificate – di guarigioni miracolose. Scendono in campo personaggi famosi, come Adriano Celentano, diversi calciatori, Fiorello, Fiorella Mannoia e Red Ronnie (già noto per il dibattito sui vaccini). Arrivano anche politici: Beppe Grillo, con il Movimento 5 stelle, e la Lega. Senza nessuna competenza medica chiedono a gran voce l’accesso alle cure con il metodo Stamina. Le Iene, che qualche anno dopo contribuiranno alla psicosi sulla mortale ma inesistente Blue Whale Challenge, dedicheranno un’intera stagione al metodo Stamina.

Chi ha bisogno della scienza?

La pressione dei media e dell’opinione pubblica è alle stelle.

La politica e la scienza

Quando la manipolazione delle emozioni vince sulla scienza. E i politici sono molto bravi in questo (Credits: MstfKckVG da Pixabay)

Il Tribunale di Brescia, senza ascoltare il parere degli esperti, dichiara l’obbligo di erogare le cure ai pazienti. Gli Spedali di Brescia non riescono ad accogliere tutti i pazienti e genitori disperati si incatenano a Roma di fronte al Parlamento.

Il metodo Stamina arriva sul tavolo del Governo, e nel 2013 un decreto del Senato autorizza il trattamento e avvia una sperimentazione scientifica – stanziando ben tre milioni di euro di fondi pubblici. Il mondo scientifico italiano insorge, ovviamente: il governo italiano appoggia e sovvenziona un metodo senza nessuna efficacia e senza controlli di sicurezza.

Il caso diventa mondiale, approdando sulla rivista Nature. Il premio Nobel Shinya Yamanaka, esperto di cellule staminali, esprime il suo dissenso. Ma non sembra importante in un’Italia che non si fida della scienza.

Il blocco del Ministero al metodo Stamina

Davide Vannoni parlerà di numerosi pazienti curati, ma non mostrerà mai uno studio scientifico. Nel luglio del 2013, alla partenza del trial clinico, Vannoni non presenterà nessun protocollo della cura Stamina. Finalmente, il 10 ottobre dello stesso anno, il Ministero della Salute blocca la sperimentazione per inconsistenza scientifica.

Le indagini delle diverse procure italiane intanto ipotizzano reati di intenzioni speculative e tentata truffa, e si apre un’inchiesta parlamentare per capire come il metodo sia arrivato all’ospedale di Brescia.

Le polemiche non si placano, e le richieste nemmeno. Moltissimi malati e tanti genitori chiedono a gran voce di accedere alla cura.

La bolla finalmente si sgonfia quando i giornali smettono finalmente di parlarne e di dare credito a Vannoni, che morirà poi dopo una lunga malattia alla fine del 2019.

Il caso Stamina ci ricorda una lezione che ancora oggi non abbiamo imparato

Non possiamo biasimare i genitori disperati che lottano per la vita dei loro figli, che farebbero qualunque cosa per quello che ritengono essere nel loro interesse. Genitori che non sono tenuti per forza ad avere competenze mediche e a saper valutare autonomamente cosa sia conforme agli standard della comunità scientifica e cosa non lo sia.

Quello che è davvero grave è che chi ha il dovere di possedere quelle competenze e usarle nell’interesse pubblico (come giornalisti, medici, politici) abbia perso completamente il senso della misura e dato spazio e voce al cosiddetto metodo Stamina. Il tutto, in cambio di qualche copia in più, di una manciata di share extra, o di consenso politico costruito sulle legittime lacune scientifiche di una parte dell’elettorato.

Ci piacerebbe poter dire di aver imparato qualcosa, da quel delirio che è stato il caso Stamina. Ma basta ripensare ai titoli dei giornali e ai tweet dei nostri rappresentanti politici quando si è trattato di parlare di Coronavirus o di vaccinazioni, solo negli ultimi mesi, per capire che probabilmente non è così.

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