Trapianto fecale – Perché la cacca non è così brutta come la si dipinge


Il trapianto fecale prevede che feci di un individuo sano vengano trapiantate in uno malato di diarrea

Trapianto fecale, spaventoso ma non troppo (Credits: Jasmine Sessler, Unsplash)

Trapianto fecale. Sì, avete capito bene: trapianto fecale vuol dire proprio trapianto di feci. Feci che vengono trapiantate da un individuo sano a uno malato di diarrea. Non una qualsiasi: solo quella causata dal Clostridium difficile, un batterio che può colpire l’intestino.

Per dirlo con le parole di Sheila Broflovski, la madre di Kyle di South Park, che nell’ottavo episodio della stagione 23 si è beccata la diarrea: “È quando prendono le feci di un donatore sano e le inseriscono nel tuo ano”!

Rapido consiglio: la lettura di questo articolo è consigliata lontano dai pasti!

Il trapianto fecale tra zuppe, cammelli e clisteri

Vignetta di Rat-Man di Leo Ortolani con il nostro eroe, Mister Mouse, e la cacca

Tratta da “Rat-Man” di Leo Ortolani (Credits: Panini comics)

Il trapianto fecale è una tecnica tanto innovativa quanto antica. In Cina, già intorno al 300 d.C., ai malati di diarrea veniva prescritta una cura a base di “zuppa gialla”: un brodo contenente le feci di una persona sana.

Se vi sembra già abbastanza, forse non vorrete sapere che nel corso della storia gli uomini hanno mangiato anche la cacca di alcuni animali per curarsi. Durante la Seconda guerra mondiale ad esempio, i soldati tedeschi mangiavano cacca di cammello per curare la forte diarrea contratta durante la campagna del Nordafrica nel 1941. Il corpo medico addetto a trovare una cura aveva proposto questa soluzione dopo aver osservato le comunità locali. In caso di diarrea infatti, i nomadi mettevano in atto un particolare rito: seguivano diligentemente i loro cammelli e, appena uno defecava, ne raccoglievano lo sterco per mangiarlo.

Il primo trapianto fecale per via anale è invece avvenuto nel 1958, quando a quattro pazienti affetti da colite pseudomembranosa è stato somministrato un clistere contenente feci di donatori sani. Il risultato è stato promettente: quattro guarigioni rapide e totali.

Ad oggi la percentuale di guarigione mediante trapianto fecale è del 91% e le tecniche usate sono decisamente più sicure (e meno disgustose) del passato. La tecnica più tollerata dai pazienti prevede la somministrazione mediante un tubo per la colonscopia. Il tubo contiene le feci di un paziente sano – tra i 50 e i 100 grammi per trattamento – disciolte in mezzo litro di acqua o soluzione fisiologica.

Il trapianto per via orale però non è scomparso: in base al coraggio di cui si è dotati, si può scegliere anche tra tubo per la gastroscopia o capsule di cacca disidratata da ingoiare. Tranquilli… sono inodori e insapori.

La nemesi del trapianto fecale

L’infezione da clostridio è spesso associata a strutture ospedaliere ed è di tipo orale-fecale.

Keep care: guanti per prevenire infezioni batteriche (Credits: Clay Banks, Unsplash)

Il trapianto fecale è una tecnica a cui si ricorre, quasi esclusivamente, in caso di infezione batterica da Clostridium difficile. Ogni anno nel Nord America si registrano 300mila casi e 25mila morti a causa di questo batterio. “Difficile” di nome e di fatto, come direbbe una certa giuria che conosciamo bene.

Il clostridio causa una malattia detta colite pseudomembranosa: consiste, nella maggior parte dei casi, in una diarrea frequente e acquosa; talvolta sanguinosa. Nei casi più gravi, porta a perforazione dell’intestino e forte disidratazione, potenzialmente fatale.

L’infezione da clostridio è di tipo orale-fecale. Persone infettate dal clostridio, sintomatiche e asintomatiche, possono diffondere nell’ambiente il batterio attraverso le proprie feci. Questo sopravvive sulle superfici sotto forma di spore, cioè forme di vita del batterio piuttosto resistenti. Una persona sana che tocca una superficie infetta e poi la propria bocca ingerisce queste spore.

A questo punto il destino del clostridio è appeso a un filo. Se la flora batterica intestinale dello sfortunato che ha ingerito le spore è sana, il batterio non sopravvive.

Se invece è compromessa – ad esempio dall’utilizzo di antibiotici nelle strutture ospedaliere – può riprodursi e produrre tossine. Due tossine che sono la causa diretta della diarrea: distruggono le pareti del colon e causano l’infiammazione.

Non è un caso infatti se i rischi maggiori sono spesso associati alle strutture ospedaliere, dove l’utilizzo di antibiotici è massiccio e quindi il numero di persone a rischio è più alto.

Il mondo è pieno di microbioti

Nel colon di ognuno di noi vivono circa centomila miliardi di microrganismi. Proprio loro sono il principio alla base del trapianto fecale.

Flora batterica intestinale o microbiota (Credits: Silviarita, Pixabay)

Nel colon di ognuno di noi vivono circa centomila miliardi di microrganismi. In altre parole: per scrivere il numero di microrganismi che compongono il nostro microbiota intestinale servono ben quattordici zeri! Per capirci: la nostra flora batterica intestinale è composta da circa un chilo di batteri.

Oltre a farci pesare di più, questo schieramento di batteri svolge dei compiti molto importanti per la nostra salute. Ad esempio, ci protegge dai batteri patogeni come Clostridium difficile. Lo fa in tre diversi modi.

Uno: compete con i patogeni per il nutrimento. Dopo che così tanti miliardi di batteri hanno mangiato, ai patogeni non resta granché per sopravvivere.

Due: non lascia spazio ai patogeni. Le pareti del nostro colon sono tappezzate da così tanti miliardi di batteri che per i patogeni non c’è posto.

Tre: fa la lotta ai patogeni. Alcuni di questi miliardi producono sostanze antimicrobiche che uccidono i patogeni.

Quando il microbiota è sano e intatto, contrarre un’infezione da clostridio è poco probabile.

Le carte in gioco cambiano quando il microbiota è compromesso e perde la propria integrità. La causa principale di questo danno sono gli antibiotici. Gli antibiotici sono sostanze che, per definizione, danneggiano e uccidono i batteri. Quando una qualsiasi infezione batterica viene curata con un antibiotico, anche i batteri del microbiota ne risentono.

Molti muoiono e il clostridio ha buone probabilità di proliferare e conquistare il colon.

Feci al microscopio: com’è fatta la cacca

Essendo un batterio, una delle cure più convenzionali contro il clostridio è quella antibiotica. Spesso però non funziona perché il clostridio è diventato resistente. I pazienti curati con antibiotici si riammalano e si ribeccano la diarrea nel 15-35% dei casi. Inoltre questi antibiotici ucciderebbero ulteriormente i batteri rimanenti del microbiota.

La cacca contiene dal 25 al 54% di batteri derivanti dal colon. Persone sane possono donare le proprie feci per il trapianto fecale.

La cacca di una persona sana è una miniera d’oro (Credits: Sincerely Media, Unsplash)

“Che si fa in questo caso?” chiede Kyle Broflovski al dottore, preoccupato per la mamma, nel già citato episodio di South Park. “Si recupera un microbiota sano e poi si fa crescere dentro vostra madre; e questo grazie a un trapianto fecale” risponde il dottore.

La cacca di una persona sana è una miniera d’oro: contiene acqua, proteine, grassi, carboidrati, cibo non digerito e soprattutto batteri. Ognuno produce, in media, quasi 130 grammi di cacca fresca al giorno; circa 30 se si considera il peso secco (senza acqua). Di questi ultimi 30 grammi, un numero compreso tra il 25 al 54% è composto da batteri. Direttamente dal nostro microbiota.

Alcuni componenti della flora batterica intestinale vengono regolarmente usati per curare disordini gastrointestinali e preservare la nostra salute (ricordate i probiotici dello yogurt?). Il trapianto fecale non fa altro che utilizzare l’intera composizione.

Tramite le feci di un soggetto sano viene ripristinato l’intero microbiota di un soggetto compromesso. I batteri derivanti dalle feci riconquistano il colon e il clostridio viene sconfitto.

Pecunia non olet

Se siete in ottima salute e la vostra cacca è di tipo tre, quattro o cinque nella scala di Bristol – utilizzata per classificare le feci in base a forma e consistenza – siete dei candidati perfetti. Potete donare la vostra cacca all’OpenBiome, la banca delle feci che dal 2012 ha raccolto circa quattro tonnellate di cacca destinata al trapianto fecale. Oltre a salvare la vita di un paziente, la vostra cacca vi farà diventare ricchi: 40 dollari per ogni donazione! E potete farlo per cinque giorni alla settimana, per almeno sessanta giorni!

Ah dimenticavo: dovete soddisfare altri due requisiti. Dovete avere tra i 18 e i 50 anni e… vivere in Massachusetts!

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