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Disforia di genere e filtri mentali – Capire J.K. Rowling (senza giustificarla)

di Benedetta Giagnorio

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La copertina del nostro articolo a proposito di J.K. Rowling e disforia di genere

La copertina del nostro articolo a proposito di J.K. Rowling e disforia di genere (Credits: nancydowd, Pixabay)

Chi di voi, come me, è cresciuto con Harry, Ron e Hermione, si troverà parecchio confuso ultimamente.

Si dice in giro che J.K. Rowling, l’autrice della saga più famosa al mondo, ultimamente sia diventata transfobica. Nella comunità Lgbtq+, infatti, cresce il disdegno e lo stupore di fronte alle ultime dichiarazioni dell’autrice, scritte nero su bianco in un suo recente saggio. Dal suo scritto traspare un attacco alla nuova ondata di attivismo per i diritti delle persone trans, definita pericolosa per i giovani e per le donne, messe in pericolo da politiche troppo libere sull’assegnazione legale del sesso anagrafico.

Ora, parliamoci chiaro. Quando si parla di disforia di genere e di transizioni, è un po’ come quando tua moglie ti chiede se quel vestito la ingrassa (battuta sessista voluta). Quello che esce dalla tua bocca deve essere attentamente calcolato, per evitare un brutto lunedì.

Scherzi a parte, l’argomento è estremamente delicato. Non sappiamo ancora molto su questa parte di esperienza umana, semplicemente perché è solo da qualche decennio che le persone trans possono avere accesso alle procedure di transizione. In Italia, per esempio, la legge che regolamenta il cambio di sesso è del 1982. E sappiamo che la scienza, quella fatta bene, ha i suoi tempi.

L'autrice J. K. Rowling è stata accusata di transfobia a causa delle sue affermazioni sulla disforia di genere

J. K. Rowling in visita alla Casa Bianca, nel 2010 (Credits: Daniel Ogren, Creative Commons)

Fortunatamente, un po’ di tempo è passato e possiamo cominciare a intravedere gli effetti delle transizioni sulle persone che si identificano come trans, così come gli effetti delle politiche sociali e della lotta alla discriminazione e alla violenza contro queste persone.

Stupisce, quindi, che una scrittrice di romanzi, definendosi informata, abbia aperto questo dibattito complesso tirando fuori dubbi che dovrebbero essere trattati in maniera più delicata. Alcune convinzioni della scrittrice, infatti, per quanto forse nate da buone intenzioni, rischiano di farci tornare indietro di qualche decennio nel trattamento delle persone trans.

Davvero i social media convincono i ragazzi ad avere la disforia di genere?

Un esempio è l’idea che i social media possano creare delle comunità in cui i giovani si identificano come trans, pur non avendo una reale disforia di genere. A quel punto, chiederebbero la transizione guidati dall’influenza del gruppo dei pari. Questa ipotesi è il frutto di una ricerca condotta dal medico Lisa Littman nel 2008, poi ritirata e riesaminata dalla comunità scientifica.

La disforia di genere è un malessere enorme per bambini e ragazzi. Si vestono, vivono, parlano in un certo modo ma sono certi che quella non sia la loro identità. Immaginate di svegliarvi domani nel corpo del sesso opposto al vostro, una versione horror di Quel pazzo venerdì, insomma. Io proverei a dire a tutti che sono una donna, ma nessuno mi crederebbe. Non lo augurerei a nessuno.

Ecco: una sofferenza del genere, con le discriminazioni che ne seguono, come può essere reputata una “scelta”, una “fase”, o un’idea che mi ha messo in testa il mio amico su Instagram? È possibile che questi fenomeni di influenza sociale rispetto all’identità trans esistano, come ha rilevato la ricercatrice citata da Rowling, ma forse dovrebbero essere trattati come fenomeni di pressione sociale di gruppo nella ricerca di un’identità, e non come facente parte della “propaganda trans”.

Non so chi sono, e quindi trovo una comunità in cui mi identifico. Insomma, gli adolescenti vengono convinti dai pari a fumare e ad ascoltare Sfera Ebbasta, ma non vedo nessuno a protestare davanti alla Marlboro o contro l’industria della musica.

Gli uomini che cambiano genere all’anagrafe mettono in pericolo le donne negli spogliatoi?

Per illustrare il tema della disforia di genere, abbiamo scelto questa foto di una marcia per i diritti delle persone trans negli States

Marcia per i diritti delle persone trans negli Stati Uniti (Credits: Peter O’Connor, Creative Commons)

Lo sapevate che alcuni vecchietti fingono un infarto e usano il pronto soccorso come corsia preferenziale per farsi le analisi a costo zero? La soluzione è ovviamente chiudere tutti i pronto soccorso, giusto? No, certo: solo perché alcuni irresponsabili utilizzano a loro vantaggio un diritto, non è buona scusa per toglierlo a tutti.

L’idea dietro a questa affermazione viene dalla proposta di legge del Regno Unito per cui una persona trans può cambiare sesso all’anagrafe anche senza cominciare le procedure di transizione ormonale e chirurgica. Rowling è profondamente contraria a questa legge, perché, a suo dire, mette in pericolo le donne: un uomo potrebbe svegliarsi al mattino, andare all’anagrafe, cambiare sesso, infilarsi negli spogliatoi o nei bagni femminili e molestare indisturbato ragazze e donne di ogni età.

Trovo moltissimi stereotipi in questa frase, tra cui quello che tutti gli uomini sono molestatori. Se anche fosse vero, di sicuro ci sono modi più agevoli per molestare le donne. Se ho voglia di molestare una donna, purtroppo, mi basta farlo. Ovunque. Non ho bisogno di un certificato che attesti che sono una donna per poterlo fare.

I miei filtri mentali guidano i miei giudizi

Non è mio compito fare un quadro dello stato mentale di J. K. Rowling, ma dal suo saggio emerge come molte idee e paure irrazionali legate al movimento trans derivino dalle sue stesse esperienze passate.

L’autrice ha sofferto di un grave disturbo ossessivo-compulsivo (Doc), che implica una quota enorme di disagio spesso accompagnato da ansia patologica, depressione, disturbi alimentari e molto altro. Chi conosce come funziona un Doc sa che è costellato da pensieri terrificanti, che reputiamo assolutamente veri e a cui reagiamo creando i rituali. Alcuni Doc si sviluppano da pensieri di omosessualità: ho paura di essere omosessuale perché ho guardato il cartellone pubblicitario di mutande maschili. Capirete quindi che, per una donna che ha sofferto di questo disturbo, è comprensibile credere che il pensiero di poter essere trans porti a diventarlo davvero. Come dire: se lo penso, allora è vero.

In un grande atto di coraggio, l’autrice dichiara di essere stata vittima di violenza da parte del suo primo marito. L’abuso, in ogni sua forma, lascia cicatrici indelebili e un trauma che ci accompagna per tutta la vita. Capiamo, quindi, perché l’idea che un uomo si insinui negli spogliatoi e mi violenti possa essere un pensiero terrificante per l’autrice.

È comprensibile, ma non giustificabile. Pensereste sia giusto che un legislatore vieti l’utilizzo degli accendini perché da piccolo si è bruciato? Ogni opinione che pensiamo essere oggettiva è in realtà filtrata. Le nostre esperienze, i traumi, la nostra infanzia, i compagni e gli amici che frequentiamo, tutto può essere un filtro attraverso cui vediamo le cose del mondo.

Questi filtri, soprattutto se traumatici, possono estremizzare le nostre opinioni e vedere pericoli dove questi non ci sono. La scrittrice inglese, molto probabilmente, non è consapevole di quanto le sue esperienze stiano dando forma a opinioni che, dette da un personaggio pubblico come lei, rischiano di influenzare in negativo la vita di persone che da decenni lottano per il loro diritto a un’identità.

Chi sa l’inglese e abbia voglia di leggere il saggio di J.K. Rowling, lo trovate qui.

 

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