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Quentin Tarantino shot – Lo sguardo dal basso nei suoi film

di Giorgia Bertino

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"Scritto e diretto da Quentin Tarantino"

(Credits: Giorgia Bertino)

Quentin Tarantino shot: perché scegliere uno sguardo dal basso? È la domanda a cui vorrei dare una risposta, partendo dall’assioma che i perché non trovano largo spazio nel cinema di Tarantino. I suoi film, infatti, non pretendono di discutere dei massimi sistemi o rivelare chissà quali verità.

Se vogliamo sono, piuttosto, un enigma da risolvere, un gioco divertito di citazioni, rimandi e manipolazioni. Del tempo (pensiamo a Pulp Fiction, quattro capitoli rimescolati in modo acronologico senza alcuna – apparente – giustificazione); dello spazio (paesaggi e ambienti dei suoi film vi sono mai sembrati realistici o anche solo collocabili in un luogo reale?); del linguaggio (conversazioni che esasperano il superfluo, come la disquisizione infinita sul “Royale with cheese” – un hamburger! – sempre in Pulp Fiction). Ma soprattutto manipolazioni dello sguardo.

L’universo visto dal basso

pulp fiction

(Credits: Giphy)

Tarantino, infatti, opta spesso per un montaggio frenetico, dinamico, quasi galoppante. Fastidioso, non trovate? Non abbiamo il tempo di accomodarci nella scena e capirne il contesto che siamo spinti bruscamente lì dove tutto si sta svolgendo o, spesso, dove tutto si è già concluso.

Siamo un po’ come gli ospiti che arrivano in ritardo e vengono snobbati da tutti senza alcuna considerazione. E, infatti, anche le inquadrature sovente tagliano, indugiano e scavallano personaggi e situazioni, senza rispettare nessuna regola “classica”.

Detto questo, non vi stupirete del fatto che, nella maggior parte dei film di Tarantino, avete guardato la scena attraverso gli occhi di un cadavere, vero?

Quentin Tarantino shot: rivoluzione postmoderna

Essere fan di Quentin Tarantino nel 2020 significa, necessariamente, essere figli del suo cinema e di quella cultura postmoderna che ci ha cresciuti a pane e pop negli anni Novanta. Noi millennial, che abbiamo scavallato i due secoli spinti alla deriva. Non troppo pronti a lasciar andare l’ultima decade del XX secolo, ma abbastanza coraggiosi per farci adottare da un secolo nuovo e stimolante di cui, tuttavia, non eravamo e non saremo mai figli.

Quentin Tarantino

Noi, i millennial (Credits: Giphy)

Tutto questo per dire che il cinema di Tarantino non è solo sangue, splatter e citazionismo compiaciuto. È anche l’emblema di un cinema nuovo, impertinente, persino avanguardista e molto postmoderno.

Cosa s’intende per postmoderno? Tutto ciò che ha seguito l’età moderna, un periodo storico sinonimo di caos e stravolgimento: pensate ai romanzi postmoderni dalle trame intrecciate e non lineari, o a tutti quei film contorti ed enigmatici che hanno segnato gli inizi degli anni Duemila.

Qualche esempio? Fight Club, Matrix, Se mi lasci ti cancello, Magnolia… Insomma, qualcosa di mai visto prima. Proprio per questo motivo, forse, ci sono voluti più di vent’anni perché il giovane cinefilo, cresciuto sotto l’ala degli spaghetti-western, fosse considerato il pioniere di un cinema a dir poco rivoluzionario.

Ma dove sta concretamente tutto questo cambiamento? Proviamo a capirlo, restringendo il campo a un unico aspetto, che possa poi orientarci verso il quadro generale delle cose. Perciò, in linea con la filosofia tarantiniana che ricerca sempre un certo risvolto ludico, divertiamoci a cambiare punto di vista e adottiamo lo sguardo tipico del suo cinema: quello dal basso.

Quando siamo stati dei cadaveri senza saperlo

Sapete come chiamano un Tarantino shot a Parigi? Contre plongée. Ma ci sono anche altri nomi con cui questa inquadratura è conosciuta nel mondo: worm’s eye (“sguardo di verme”), low angle shot (“inquadratura dal basso”, ovvero la stessa traduzione di contre plongée), trunk shot (“scatto dal bagagliaio”), corpse shot (“sguardo del cadavere”), a noi piace definirlo semplicemente “Quentin Tarantino shot”.

È, in definitiva, la soggettiva di un corpo morto, reso impotente e vulnerabile dalla presenza aggettante di un altro personaggio. Una prospettiva straniante e innaturale, persino fastidiosa, a cui non siamo abituati (d’altra parte nessuno di noi è mai stato legato e chiuso in un cofano – si spera).

Pulp Fiction, Vince e Jules ritratti in Quentin Tarantino shot

(Credits: Miramax)

Quanto di più proibito dal cinema classico che, invece, pretendeva un realismo ferreo e imprescindibile, tale da rendere la finzione del tutto verosimile. Qui, invece, comanda la (pulp) fiction e niente ci appare realistico. Certo, un cadavere nel bagagliaio di un’auto non può che osservare il mondo dal basso, se solo fosse vivo per poterlo fare.

Così si impone quel paradosso – così caratteristico del suo cinema – che confonde e deride lo spettatore. Se accettiamo di essere presi in giro, però, possiamo goderci il gioco anche noi.

Il cinema visto dal basso: il worm’s eye

Elle Driver

(Credits: Giphy)

A questo punto è un “liberi tutti” implicito e cade qualsiasi regola. Così, nel cinema di Tarantino tutto diventa possibile, persino che la Storia non vada esattamente come ci aspettiamo (Hitler può anche morire in un piccolo cinema per mano di una donna vendicativa, no?). Lo sguardo dal basso, quindi, si inserisce in questo contesto di rifiuto del verosimile e compare in moltissimi film del regista.

In Kill Bill Vol. 1 segue la spedizione punitiva di Elle Driver nel lungo corridoio d’ospedale, slanciandone la figura minacciosa e preannunciando il suo pericoloso arrivo. La stessa Elle verrà inquadrata dal basso in Kill Vol. 2 attraverso la tavoletta di un water, nello scontro finale con Beatrix: forse il tentativo più audace di Tarantino di screditare l’arte del cinema (un water? di certo il cinema di Hollywood degli anni Cinquanta non gliel’avrebbe mai lasciato fare!).

Bastardi senza gloria, uno dei Quentin Tarantino shot più iconici di sempre

(Credits: Giphy)

In Bastardi senza gloria ritorna il worm’s eye quando il tenente Aldo Raine e il sergente Donnie Donowitz mutilano i nazisti del loro scalpo. La vittima è relegata a terra e lo spettatore con lei, sovrastati entrambi dallo sguardo trionfante dei due personaggi. Anche qui, nessuna oggettività: i nazisti sono i cattivi e va bene ridere di loro, who cares?

Trunk shot tra macguffin e vendette

Pulp fiction, jules

(Credits: Giphy)

Un altro classico è il trunk shot che ritorna in più punti. In Pulp Fiction dal cofano vediamo i due protagonisti, Vincent e Jules, parlottare e maneggiare pistole, attraverso un’inquadratura potenziata anche dall’escamotage del celebre macguffin. Altro esempio di “gioco” con cui il regista stuzzica e confonde noi spettatori: il macguffin non è altro che un oggetto – in questo caso una valigetta – che pare il fulcro della storia, ma di cui non conosceremo mai il contenuto.

Sempre dal basso, poi, vediamo Jules giustiziare il giovane che ha rubato la misteriosa valigetta, mentre gli recita la Bibbia (anche qui: un gangster che recita le sacre scritture? Blasfemo, a tratti, ma Tarantino può permetterselo).

Kill Bill, Vol. 1, altro esempio di Quentin Tarantino shot

(Credits: Miramax)

In Kill Bill Vol.1 lo sguardo dal basso ritrae più volte Beatrix Kiddo nello scontro contro Gogo Yubari, mentre il bagagliaio è usato dalla bionda furia vendicatrice per torturare Sofie Fatale.

Le Iene

Credits: Giphy)

 

Ne Le Iene tre degli otto criminali del gruppo imbavagliano e chiudono nel bagagliaio il poliziotto Marvin Nash – e se la ridono dall’alto. In Grindhouse – A prova di morte torna lo stesso schema ma al femminile, con Kim e Zoe che guardano in macchina dall’alto.

Inoltre, in Dal tramonto all’alba – film diretto da Robert Rodriguez e scritto da Tarantino – è lo stesso Tarantino a essere inquadrato dal cofano di un’auto insieme al “fratello Gecko” George Clooney (Quentin passione cameo nei suoi film: prende in giro noi, ma anche se stesso, glielo riconosciamo).

Per citarne solo alcuni, ovviamente.

Il marchio Tarantino

In definitiva, il “Quentin Tarantino shot” ritorna in diversi contesti ma con le stesse modalità, inserendosi nella narrazione in modo prepotente e inaspettato per creare dinamismo e confondere lo spettatore.

Tarantino ricerca con cura un punto di vista volutamente straniante, che diverta in primis, più che aggiungere realismo. È, quindi, la consacrazione del fallimento del cinema come arte del verosimile e il suo trionfo come arte dell’eccesso, della libertà e del piacere ludico fine a se stesso. In fondo, immedesimarsi in un cadavere non può che essere divertente, no? Così come attendere per tutto il film di scoprire il contenuto di quella valigetta che tutti guardano dall’alto. E poi, però, non scoprirlo mai.

Vi invito a (ri)guardarvi tutta la sua filmografia e a giocare insieme a lui: tentate di cogliere tutte le “sgrammaticature” che, proprio come lo sguardo dal basso, costituiscono l’irriverente marchio di fabbrica del suo cinema!

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