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Snowpiercer, la serie tv Netflix- Un pilot carino, ma non dirompente

di Paola Cecchini

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Tratto dal grapich novel belga Le Transperceneige di Jacques Lob e Jean Michel Charlier, Snowpiercer è la nuova serie tv distopica targata Netflix. La serie è ambientata otto anni prima del film omonimo di Bong Joon-ho, il regista sudcoreano di Memorie di un assassino e Parasite – il primo film della storia, lo ricordiamo, ad aver vinto l’Oscar sia come miglior film che come miglior film straniero, ovvero nel 2027.

Locandina di Snowpiercer la nuova serie tv distopica di Netflix

(Credits: Netflix)

Snowpiercer Serie tv su omicidi, rivolte e classismo

Il 2027 post-apocalittico, per l’esattezza, in un mondo coperto completamente dal ghiaccio dopo un esperimento fallito per abbassare la temperatura mondiale. Unico lungimirante il misterioso signor Wilford, che ha creato un treno a moto perpetuo che compie un giro completo ogni anno: un treno lungo mille e uno vagoni contenente circa tremila persone; tutto ciò che resta di tutta l’umanità.

Se nel recente Il buco le caste erano divise verticalmente, in Snowpiercer la suddivisione è orizzontale. Si va dai vagoni di testa – dove vivono i ceti più ricchi e sembra quasi di essere in una vacanza infinita – fino a quelle di coda, in cui la popolazione cerca di sopravvivere come topi giorno per giorno.

Ai due poli opposti ci sono Andre Layton (Daveed Diggs) e Melanie Cavill (Jennifer Connelly): il primo è il leader del Fondo, l’ultimo vagone, in cui si sono rifugiati i clandestini, ancora più in basso nella scala sociale rispetto alla terza classe; la seconda invece è la Voce del treno, braccio destro del signor Wilford.

Quando un omicidio riapre un caso vecchio di due anni, a Melanie non resta altra scelta che chiedere aiuto a Layton, un tempo poliziotto della squadra omicidi, per risolvere la questione. Un intervento che per l’uomo conta molto di più: l’indagine gli darà accesso a tutti i vagoni, e potrà così organizzare una rivolta e portare i suoi fonder dritti alla locomotiva.

Il travagliato percorso dell’adattamento televisivo

Una trama inquietante e attraente quella di Snowpiercer, che tuttavia non è bastata a rendere semplice l’adattamento televisivo.

Anzitutto lo showrunner di partenza, Josh Friedman – regista, tra gli altri, di Doctor Strange – non è riuscito ad adattarsi ai ritmi del format televisivo. È stato quindi sostituito in itinere da Graeme Manson, co-autore e regista di Orphan Black – serie per la quale aspettiamo ancora il film conclusivo.

Successivamente James Hawes – che ha diretto per la tv Black Mirror, L’alienista e Penny Dreadful – è stato chiamato per girare alcune scene aggiuntive, sostituendo Scott Derrickson, che aveva diretto il pilot scritto da Friedman.

Insomma, problemi su problemi per la produzione di questo Snowpiercer. La serie tv ne avrà risentito nel suo complesso?

Scopriamolo.

L’inevitabile confronto con il film 

Benché la serie non sia un remake del film – gli avvenimenti raccontati nella serie tv accadono sette anni dopo la partenza, ben otto anni prima di quelli del film – fare un confronto è inevitabile. Anche perché perché Bong Joon-ho è rimasto come produttore.

Le prime due puntate disponibili su Netflix sono piacevoli e la trama ha senz’altro del potenziale. Purtroppo, però, bisogna subito dire che alla serie tv di Snowpiercer non resta nulla della forza visiva di Bong Joon-ho – né del suo impatto emotivo. Il film, infatti, ti prendeva come un pugno nello stomaco: utilizzando la fantascienza apocalittica per rappresentare il mondo attuale nella sua forma più cruda, ti costringeva a non distogliere lo sguardo. Mai. Anche quando avresti preferito cancellare dalla mente quelle immagini.

La serie tv invece – pur incentrata sul Fondo e sulla sua resistenza – segue Layton nella sua indagine e ci accompagna maggiormente lungo tutti i vagoni dello Snowpiercer. Fino a portarci (già nelle prime due puntate) all’interno della locomotiva, a conoscere il signor Wilford.

Snowpiercer Serie tv e film si spoilerano a vicenda?

L’aver perso i protagonisti del film, da Chris Evans a Tilda Swinton, aumenta il senso di assenza all’interno della serie tv di Snowpiercer. Ci sono poi dei cambiamenti molto grossi rispetto a quanto avevamo scoperto a bordo del treno del film di Bong Joon-ho. Modifiche talmente profonde da rendere totalmente incompatibili i due prodotti in uno stesso universo cinematografico. I protagonisti della serie tv sono molto meno sopra le righe – come tutto, del resto. Una maggiore normalità che diminuisce la potenza del messaggio.

L’unico aspetto positivo del fatto che siano due prodotti non compatibili è che, forse, non sappiamo già come finirà la rivolta.

Non ci resta che aspettare le prossime puntate – in uscita una ogni settimana – per scoprire se si alzerà il livello.

Un compito non facile: riuscirà questa serie tv a essere all’altezza di uno dei film, a mio avviso, più interessanti del decennio?

 

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