Luca della Pixar è un discendente di Panea? Parliamo di mostri marini in Liguria


Ormai quasi tutti avrete visto l’ultimo cartone animato Pixar, Luca. Per i pochi che non lo avessero fatto e per non spoilerare troppo, vi dico che Luca tratta mostri marini, ed è ambientato in Liguria. Ma siamo sicuri sia una cosa completamente inventata?

No, non lo è: in Liguria abbiamo avuto fior fiore di storie riguardanti i mostri marini! Quella del Monte di Portofino e quella di Panea, ad esempio.

Ecco, possiamo dire che Luca sia discendente di Panea. Pronti a saperne di più?

Veduta di Vernazza dal mare, la "vera" Porto Rosso del film Luca della Pixar

Veduta di Vernazza dal mare, come potrebbero vederla Luca e i mostri marini in Liguria (Credits: Giorgia Venerelli)

Luca: quando la Pixar diventa molto molto ligure

Intanto mi preme sottolineare quanto questo ultimo film Pixar segua i principali cliché spopolanti in Liguria: il paese di Porto Rosso non esiste, ma è identico a Vernazza, una delle Cinque Terre insieme a Corniglia, Manarola, Monterosso e Rio Maggiore.

Tutti i personaggi non fanno che mangiare pasta al pesto, esattamente come ogni ligure tipo: il pesto non deve essere né cotto né scaldato e si fa prima a condire gli gnocchi.

Giulia, Luca e Alberto in una scena di Luca della Pixar

Giulia, Luca e Alberto, protagonisti dell’ultimo film Pixar (Credits: Pixar)

Ercole, il cattivo del film, sembra crudele a chiunque abiti fuori dai nostri confini. In realtà è un tipico ligure con la sua tipica accoglienza nei confronti dei foresti (ovvero gli stranieri). Alla lunga, probabilmente, potrebbe anche apprezzarli. Ma molto alla lunga.

In una scena del film compare il bar Pittaluga: questa scena mi ha fatto morire dal ridere. Pittaluga è il cognome ligure per eccellenza. Inoltre, in ultima analisi, nel film Luca piove in continuazione. Molto, molto realistico.

“Sì, ma i mostri marini?”, direte voi? Ci arrivo.

Luca, mostro marino della Liguria e discendente di Panea

Luca e Alberto sono due creature (non proprio mostri marini in realtà) che vivono in Liguria, in grado di trasformarsi in umani non appena entrano in contatto con la superficie e si asciugano.

Gli abitanti del villaggio di Porto Rosso non prendono bene la loro presenza, e quindi i due sono costretti a vivere sotto copertura. Dopo parecchie traversie riescono, però, a rendersi utili alla società e ristabilire gli equilibri perduti.

Quello che molti non sanno è che in Liguria esiste una favola, ben precedente a Luca, ambientata a Framura, un paesino nei pressi delle Cinque Terre, che ha come protagonista un draghetto.

Questo essere era stato trovato da una vecchietta, tale Marinin, ancora in forma di uovo ed era stato giustamente dato alla sua gallina per covarlo. Dopo lunghi mesi di cova ne uscì un draghetto, che all’inizio spaventava tutti. Alla lunga, però, venne adottato da Marinin e allevato come un figlio. Questo rassicurò gli abitanti, che iniziarono ad accettarlo come uno di loro.

L’unico che ancora nutriva remore e sospetti era l’Arciprete – vittima della solita apertura nei confronti del diverso – che chiamò i gendarmi e costrinse Meschino – questo il nome del draghetto, suona come “poveretto, sfortunato” – a nascondersi nel bosco.

L’inverno seguente, a Framura, vi fu un’alluvione fortissima con annesse frane che minacciavano il paese. Molto realistico anche questo: in Liguria il rischio idrogeologico è altissimo, come penso saprete.

Gli abitanti, non sapevano più che fare e Marinin pensò di andare a cercare Meschino.

Vernazza, una delle Cinque Terre in Liguria

Vernazza, una delle Cinque Terre in Liguria (Credits: Giorgia Venerelli)

Il draghetto non tardò a farsi trovare e, per sdebitarsi con la donna e salvare i compaesani, fece da contrafforte piantando le zampe in mare. Così si trasformò in uno scoglio, ancora oggi esistente, che protegge il paese di Framura.

Questo scoglio prende il nome di Panea.

Il monte di Portofino, gigante addormentato

Oltre a Luca e Panea, esistono altre storie sui mostri marini in Liguria. Persino il monte di Portofino, mentre fa da teatro alle passerelle del bel mondo, in realtà nasconde un segreto.

Si narra che molto tempo fa esistesse un gigante che, seduto sulle coste della Penisola italiana con i piedi a mollo, meditasse sulla sua triste sorte: quella di essere rimasto l’unico della sua specie. Gli umani lo temevano per via della sua mole e lui, nonostante avrebbe desiderato avere amici, era sempre più solo.

Un giorno, durante una tempesta marina, notò una goletta che rischiava di affondare. La sollevò per salvarla e terrorizzò, ovviamente, l’equipaggio. Tutti, eccetto la figlia del capitano, che ne percepì la bontà interiore.

Una volta salva, per sdebitarsi, la ciurma decise di portare il Gigante con sé, al suo paese in Liguria, ovvero Camogli. Qui venne accolto con affetto e, stanco per il viaggio, decise di fermarsi a riposare un po’, con la testa verso il mare e le gambe verso i monti.

Nella notte una fata buona decise di trasformarlo in una montagna, affinché il Gigante potesse restare per sempre in compagnia di chi lo aveva saputo accogliere e, con le sue piante, potesse donare frescura e refrigerio agli abitanti di quella terra impervia.

Non c’è solo Luca, dunque, e non ci sono solo i mostri marini in Liguria

A ben guardare la mia terra, angusta e divisa tra monti e mare, è ben ricca di storie.

Enrico Casarosa, regista di Luca, in qualche intervista ne ha citate delle altre, come quella del polpo campanaro, che esce dall’acqua per avvisare gli abitanti di Tellaro dell’arrivo dei Saraceni, oppure quella del drago nella baia di San Fruttuoso.

Sarà la nostra terra che è fonte di ispirazione. La sorella della grandissima poetessa russa Marina Cvetaeva, Anastasia, aveva un’altra idea sul gigante di Portofino, per esempio. Cvetaeva, che da Genova è transitata a inizio Novecento – e che su Genova, anzi su Nervi, che ancora faceva comune a sé, ha scritto un libro – riconosceva nel monte di Portofino la sagoma di un orso. E in effetti, se da Camogli si riesce a distinguere molto bene la sagoma del gigante addormentato sul monte di Portofino, da Genova, in particolare da Nervi, è pressoché indistinguibile e, anzi, sembra il profilo di un orso.

La penso anche io come lei. E, ogni volta, penso a quell’orso buono che dorme acquattato sul mare e a tutti gli altri esseri nascosti nella mia terra.

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