Stephen King, dalla pagina allo schermo – Gli ultimi due film tratti dai libri del Re


Stephen King, oltre che uno degli scrittori più amati e prolifici degli ultimi 50 anni, è una miniera infinita di ispirazione per cineasti e produttori televisivi. Sui suoi libri – e su film e serie tv tratti dai suoi lavori – abbiamo scritto un gran numero di articoli anche qui su Discorsivo. Lo scorso anno, per esempio, ne avevo dedicato uno ai migliori (e peggiori) film tratti dal suo sterminato catalogo.

In una sorta di follow up, voglio segnalarvi qui di seguito un paio di film nuovi, usciti nel corso del 2022, che si vanno ad aggiungere a questa lista. Uno tra quelli buoni, l’altro tra quelli pessimi.

Firestarter – Sconsigliato un po’ a tutti, ma in particolare al vostro gatto

Firestarter, romanzo del 1980 uscito in Italia col titolo L’incendiaria, era stato già trasposto sul grande schermo pochi anni dopo – in un film tutt’altro che memorabile. Protagonista: una giovanissima Drew Barrymore (nella sua sbornia di successo post E.T.) nei panni della ragazzina pirocineta del titolo.

Nel tentativo non dichiarato di realizzare una pellicola ancora meno sensazionale, quest’anno una casa di produzione di tutto rispetto come Blumhouse, specializzata in thriller e horror, ha deciso di rimettere mano a questa storia. Senza aggiungervi nulla.

Zac Efron e Ryan Kiera Armstrong in una scena di Firestarter tratto da Stephen King

I protagonisti di Firestarter: Ryan Kiera Armstrong e Zac Efron (Credits: Universal pictures)

La trama è quella classica di uomini e donne sottoposti a esperimenti che li hanno dotati di poteri – come telepatia e telecinesi – in fuga da agenzie governative malvage che li vogliono terminare.

In questo contesto, due di loro hanno avuto una bambina in clandestinità. La piccola, fin dalla culla, ha dimostrato grandi poteri incontrollati,  dando fuoco a cose, persone e animali (povero gatto!) con la sola forza del pensiero.

Un film che non accende gli animi tratto da un romanzo di Stephen King

Stephen King ha attraversato una fase in cui i suoi incubi si incentravano su bambini/adolescenti alle prese col soprannaturale. Il romanzo dal quale questo film è tratto vi rientra appieno, e la protagonista Charlie fa parte di un ideale club di giovani freak come Danny di Shining o la tormentata Carrie. La stessa Undici di Stranger Things è chiaramente ispirata a questo filone di personaggi dai poteri speciali.

Con una premessa del genere, ci sarebbero le basi per un thriller d’azione con pericoli a ogni snodo narrativo. Il risultato pratico invece è piatto, prevedibile, più malinconico che angosciante.

Il regista Keith Thomas – che ha diretto un episodio della serie antologica Guillermo Del Toro’s Cabinet of curiosities – fa un buon uso delle luci e della fotografia, ma il solo stile non giustifica l’appiattimento della trama. Il tono narrativo è sbagliato, troppo drammatico. Se la produzione è volutamente a basso budget, il risultato è involontariamente di bassa lega.

Un rapporto padre e figlia basato sulla fuga

A peggiorare il tutto è la mancata alchimia tra gli attori: la giovane protagonista Ryan Kiera Armstrong nei panni dell’incendiaria Charlie non è inquietante, ma solo inquieta. Mentre il padre di lei, interpretato da una star come Zac Efron, sa esprimere una sola gamma emotiva: quella dolente.

Il più grande demerito che una pellicola tratta da un libro di Stephen King possa avere è quello di non essere spaventosa. E Firestarter non lo è nemmeno per un attimo.

Una curiosità: le musiche del film, uscite direttamente da un incubo anni Ottanta popolato di sintetizzatori, sono state composte dall’ex regista John Carpenter (La cosa, Halloween). Se ne avesse preso in mano la regia, ignorando il proprio ritiro, oggi probabilmente Firestarter starebbe nella lista delle trasposizioni riuscite – oppure no?

Mr. Harrigan’s phone – Tra tecnologia e vendetta

Le cose vanno decisamente meglio con Mr. Harrigan’s phone. In questa produzione Netflix, tratta da una storia breve della raccolta Se scorre sangue del 2020, sono coinvolti anche Blumhouse television, Ryan Murphy e lo stesso Stephen King.

Mr. Harrigan’s phone narra dell’amicizia formativa tra un ricco anziano acculturato e un ragazzo bullizzato, che da lui impara a farsi rispettare a scuola e nella vita. Craig è soltanto un bambino quando perde la madre, e il padre è povero e segnato dal lutto. Ma all’improvviso arriva in paese il signor Harrigan, un misterioso ricco in pensione che ha scelto di ritirarsi in provincia. Questi chiede al padre di Craig se il ragazzino può andare a casa sua un paio di volte a settimana a leggere libri ad alta voce per lui, dato che sta perdendo la vista.

Nel corso di anni, i due formano un legame che si traduce anche in un’eredità culturale, economica e oltre. Il vecchio Harrigan diventa per il ragazzo una presenza protettiva fin troppo tenace.

Il valore principale di questo film televisivo sta nell’incontro tra due protagonisti appartenenti a generazioni distanti: il mattatore ottantasettenne Donald Sutherland e il protagonista diciannovenne Jaeden Martell (visto nel remake di IT).

Ghost in the iOS

Come spesso avviene nei racconti di Stephen King la tematica dello scontro con la tecnologia, e la dipendenza che essa crea, prende il centro della scena. In particolare, questa trasposizione sembra voler ricostruire il “fenomeno iPhone” vissuto dall’utente medio. Quando Craig regala il rivoluzionario smartphone all’anziano mentore, questi (nonostante un rifiuto iniziale) inizia ad accantonare i libri per passare ore e ore a reperire informazioni fissandone il piccolo schermo.

I due protagonisti della novella di Stephen King: Jaeden Martell e Donald Sutherland

I protagonisti di Mr Harrigan’s phone: Jaeden Martell e Donald Sutherland (Credits: Netflix)

C’è un inquietante fondo di verità in questa rappresentazione: guardo Harrigan e ci vedo mia mamma, completamente assoggettata da Whatsapp!

Ma con un twist diabolico, Mr. Harrigan’s phone diventa un film sulla vendetta. In questo film l’orrore è sottile, psicologico e soltanto suggerito, piuttosto che manifesto. Proviene dalla parte migliore delle suggestioni del grande scrittore, perché il terrore si insinua sottopelle, nel dubbio, esplicitato in un soprannaturale discreto.

Nonostante i messaggi che contiene, Mr Harrigan’s phone non diventa mai moraleggiante. I suoi dialoghi sono così ben scritti e recitati da risultare coinvolgenti e a tratti illuminanti.

Con Stephen King vince la paura che nasce dall’impercettibile

In definitiva, le trasposizioni dei racconti del Re del brivido meglio riuscite sono quelle che trovano il modo di generare spavento dall’impercettibile alterazione delle realtà quotidiane. Proprio come le pagine dei suoi libri. Un’alterazione che cresce, fino a diventare un’esilarante ossessione che porta a non chiudere mai un libro fino alla sua conclusione – o non metter in pausa un film nemmeno per andare in bagno!

I poster di Firestarter e di Mr Harrigan's phone: due trasposizioni di Stephen King a confronto

I poster contenenti i giovani protagonisti di Firestarter e Mr. Harrigan’s phone (Credits: Universal pictures; Netflix)

Tanti altri nuovi adattamenti di romanzi di Stephen King sono attesi sul piccolo e grande schermo: i più appetitosi sembrano essere i remake di Christine – La macchina infernale, diretto da Bryan Fuller, Salem’s Lot e La ragazza che amava Tom Gordon.

Perché gli incubi, belli o brutti che siano, non finiscono mai.

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