Tre serie tv che hanno cambiato tutto


Nella lunga storia delle serie tv tanto è cambiato, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Basta semplicemente confrontare quelle di oggi con qualcuna degli anni Ottanta come Supercar o MacGyver. Una trama orizzontale pressoché inesistente, episodi autoconclusivi e che nella loro struttura si ripetevano sempre.

Con l’inizio degli anni Novanta qualcosa comincia a cambiare. Sceneggiatori e registi cominciano a puntare – e realizzare – prodotti più complessi, con trame a lunga gittata e personaggi sfaccettati e che si evolvono nel corso della serie. Da prodotto mordi e fuggi, le serie tv diventano qualcosa di più: il pubblico si affeziona, segue con costanza tutti gli episodi. Quando ancora lo streaming era lontano anni luce, perdere una puntata comincia a diventare un problema.

Noi millennial lo sappiamo bene e l’unica salvezza era avere un registratore che ci permettesse di non rimanere mai indietro.

Twin Peaks (1990-91) ha aperto la strada

La serie di David Lynch ha scosso le basi degli show seriali noti al pubblico fino a quel momento. Twin Peaks inserisce in un classico genere giallo, alla Agatha Christie, elementi di misticismo e incompiutezza. Si prende la libertà di non spiegare sempre tutto allo spettatore: una novità assoluta. Inoltre l’infinita sequela di personaggi grotteschi, perfettamente tratteggiati, fidelizza il pubblico.

E decreta il successo della serie, diventando al contempo il più grande elemento di rottura rispetto a tutto quello che si era visto in tv precedentemente.

(Credits: ABC)

La serie è composta da due stagioni e 30 episodi in totale. Nel 2016, 25 anni dopo il finale della serie, Twin Peaks è tornata con una vera e propria terza stagione, in cui vengono tirate le fila del variegato mondo di strani personaggi che hanno popolato la serie.

Anche questo un caso unico finora nella storia della tv, a dimostrare come Twin Peaks sia ancora un elemento innovativo a trent’anni dalla sua prima messa in onda.

Buffy l’ammazzavampiri (1997-2003)

Non storcete il naso: anche se potrebbe solo sembrarvi un teen-drama Buffy ha apportato grandi cambiamenti nel linguaggio televisivo. La creatura di Joss Whedon (tra le altre cose regista dei primi due Avengers) conserva ancora intatta la sua importanza – come dimostrano le centinaia di saggi sull’argomento e addirittura un settore di studi specifico: la Buffology.

serie tv - la sigla di Buffy

(Credits: 20th Century Fox Television)

Questa serie tv si inserisce infatti come trait d’union tra show intellettuali e prodotti senza troppe pretese, diventando un ibrido tra dramma e commedia. La base fantasy del personaggio di ammazzavampiri si unisce in maniera complementare a quello di studentessa liceale, con tutti i problemi e le situazioni tipiche di quella età.

Oltre ha ciò ha creato un vero e proprio linguaggio, detto Buffy Speak. Si tratta di sorta di slang tipico dei giovani personaggi della serie, che spesso non hanno strumenti, conoscenze o un vocabolario adatto per esprimere un concetto con dei termini appropriati. Per esempio trasformando le parole in forme inventate usando i sostantivi come aggettivi e viceversa. La frase “Ora è una specie di persona che vende roba?” per dire “Venditrice” ne è un esempio.

Molte serie successive sono in debito con Buffy proprio grazie al Buffy Speak usato dai loro personaggi.

E infine Lost (2004-2010), che fece delle serie tv la nuova letteratura

Su Discorsivo ho parlato parecchie volte di Lost. Una serie che mi sta a cuore, perché grazie a lei mi sono appassionato a questo mondo. Non posso quindi non citarla in questo articolo e sono sicuro che siete d’accordo anche voi.

La serie uscì in un mondo ancora pre-social. Nonostante ciò ha generato un’affezione del pubblico senza precedenti, oltre a essere talmente ricca di spunti da avere un impatto devastante sulla successiva produzione televisiva. Un elemento che l’ha resa un punto cardine nella storia delle serie tv.

serie tv - la sigla di Lost

(Credits: ABC)

La sua struttura narrativa – che definire complessa è un eufemismo – è la sua forza. Le soluzioni narrative sono moltiplicate, approfondendo la vita dei numerosi co-protagonisti grazie a un sapiente uso di flashback e flashforward. Senza dimenticare i tantissimi misteri e collegamenti sottotraccia che non hanno fatto che accrescere la “fame di Lost” tra i fan.

Dopo i finali di stagione fioccano in rete le ipotesi più disparate sui forum, facendo accrescere la voglia di vederne ancora, di capire. Dopo undici anni il finale è ancora oggetto di numerosissime teorie.

(Credits: Foto di mohamed Hassan da Pixabay)

Così facendo Lost diventa la prima serie tv che è anche un evento mediatico globale permettendo ai produttori di puntare più in alto per creare prodotti per un pubblico sempre più esigente.

Non so se le serie tv hanno già superato o supereranno il cinema, ma è con Lost che hanno messo la freccia per iniziare il sorpasso.

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