Ultima notte a Soho – Un thriller onirico a Londra


Edgar Wright è uno dei registi più sorprendenti dell’ultimo decennio, e questo nuovo film intitolato Ultima notte a Soho era molto atteso dai suoi fan. Anche perché, come altre pellicole girate appena prima della pandemia, è stato più volte annunciato in uscita al cinema – e sempre rimandato.

Finalmente, questo thriller psicologico si può ammirare sul grande schermo, in tutto il suo ipnotico splendore.

La trama di Ultima notte a Soho

Una timida ragazza di campagna, con un sesto senso e una famiglia segnata dalla tragedia, parte alla volta della capitale britannica per coltivare il proprio sogno di diventare stilista.

Un poster alternativo e vintage di Ultima notte a Soho

Una locandina vintage di Ultima notte a Soho (Credits: Universal pictures)

Ben presto, però, l’ottimista Ellie si scontra con la realtà della grande metropoli e le persone cattive, false oppure inquietanti che incontra. La Londra che la ragazza ha in mente è quella patinata che conosce grazie alle canzoni degli anni Sessanta e ai racconti di sua nonna, e quando la notte va a letto sogna proprio di quell’epoca.

Lasciato il dormitorio della scuola, Ellie cerca un angolino per sé e lo trova nel cuore del quartiere di Soho. LA sua è una camera affittata nella soffitta di un’eccentrica vecchietta, che la notte si illumina dei colori dell’insegna al neon di un ristorante etnico.

Inizia a sognare di essere un’altra, la bella e sfrontata Sandie, che si lancia a capofitto tra le braccia dell’affascinante talent-scout Jack, vivendo una favola onirica tra le strade della Swinging London del 1965.

Questa è la premessa per una storia di formazione capace di trasformarsi in thriller, con elementi horror che si fanno strada tra i brani immortali della colonna sonora e tra le scenografie, i costumi e le suggestioni perfettamente ricostruite della Londra del boom.

Love letter to London

Dopo i film girati negli Stati Uniti, che ne hanno evidenziato il talento di film-maker, Edgar Wright è tornato a girare in patria e ha dedicato questa sua lettera d’amore cinematografica ai favolosi anni Sessanta della sua gloriosa capitale.

L'affascinante location londinese di Ultima notte a Soho

Le vie del quartiere di Soho durante le riprese del film (Credits: Mikel Parera, Unsplash)

Forse ispirato dal collega Quentin Tarantino e dal suo C’era una volta a Hollywood, Edgar Wright ha trovato l’espediente narrativo per mettere a confronto la straniante metropoli del ventunesimo secolo con la Londra stilosa e ammaliante di più di mezzo secolo fa.

Ultima notte a Soho gli ha permesso di scavare in questo passato, per ricostruirne i luoghi, i negozi, i locali notturni e persino una fugace inquadratura di Piccadilly Circus come appariva una volta. E girare in location, svuotando le strade della movida notturna londinese, giusto un anno prima dei lockdown, non dev’essere stato facile.

La musica e le canzoni degli anni Sessanta

La passione di Edgar Wright espressa attraverso il suo film non si ferma a pochi vicoli, ma si estende a tutti gli aspetti di un’epoca ruggente. A partire dalla musica e dalle famose canzoni degli anni Sessanta che, un po’ come aveva già fatto abilmente in Baby driver, non restano soltanto sullo sfondo della colonna sonora ma diventano protagoniste di alcune scene chiave.

Il film punta molto sulla colonna sonora

Ellie (Thomasin McKenzie) ascolta qualche vecchia canzone mentre viaggia verso Londra (Credits: Universal pictures)

A proposito di gusti musicali, in Ultima notte a Soho alcuni personaggi fanno ironia su questi vecchi brani “che ascoltavano i nostri nonni”, aumentando il senso di straniamento della protagonista che vive fuori dal suo tempo.

Ma la tracklist, a partire da una fascinosa versione di Downtown cantata dalla coprotagonista Anya Taylor-Joy, è così curata da portarci a scoprire canzoni di cui conoscevamo soltanto cover realizzate in seguito. Nel mio caso, Got my mind set on you di James Ray del 1962, che ho sempre ascoltato interpretata dal grande George Harrison.

Attori di ieri…

A completare l’omaggio di Wright a quell’epoca, con Ultima notte a Soho il regista corona il sogno di lavorare con tre interpreti britannici che gli anni Sessanta li hanno vissuti sulla cresta dell’onda: Rita Tushingham (Dottor Zivago) nei panni della nonna della protagonista, Terence Stamp in una versione invecchiata del donnaiolo di Soho, e soprattutto Diana Rigg, a cui il film è dedicato.

Uno specchio divide le due spaventate protagoniste in questo poster

Il poster di Ultima notte a Soho (Credits: Universal pictures)

Infatti quello dell’eccentrica vecchina affittacamere dalla battuta pronta è l’ultimo ruolo interpretato sullo schermo dall’attrice britannica, scomparsa all’età di 82 anni alla fine del 2020, famosa ai tempi d’oro per la serie Agente speciale e riscoperta lo scorso decennio grazie alla sua vendicativa Lady Olenna in Il trono di spade.

… e attori di oggi (ma retrò)

Il cast di Ultima notte a Soho può contare anche sulla giovane promessa della protagonista Thomasin McKenzie, classe 2000, che abbiamo visto in Jojo Rabbit di Taika Waititi e in Old di M. Night Shyamalan. In questa pellicola le viene offerta l’opportunità di brillare, mostrando le mille sfaccettature di un personaggio che matura attraverso una storia di formazione sfociata in perdita dell’innocenza.

Ana Taylor-Joy e Matt Smith in una scena di Ultima notte a Soho

Sandie e Jack sembrano spassarsela un mondo per le strade della Swinging London! (Credits: Universal pictures)

A specchio, è il proprio il caso di dirlo, questo percorso è interpretato anche dalla sfavillante Anya Taylor-Joy, che agli anni Sessanta era già avvezza grazie al successo della miniserie La regina degli scacchi.

Completa il trio nientemeno che un ex Dottore, leggi Doctor who, come Matt Smith. Curiosamente, anche lui ha già portato il proprio fascino elegante nei Sixties, ma nei panni del principe Filippo di Edimburgo nelle prime due stagioni della serie The Crown.

Ultima notte a Soho, tematiche per il pubblico di oggi

A differenza di C’era una volta a Hollywood di Tarantino, realizzato come un film d’epoca fin nei toni e in rappresentazioni culturali ormai superate, Ultima notte a Soho è una pellicola solidamente ancorata ai nostri tempi per via delle tematiche che affronta.

Innanzitutto perché mette le donne al centro. Le due protagoniste, in epoche diverse, cercano di farsi strada in un mondo popolato ai uomini tossici, siano padroni del giro – come nelle sequenze del passato – o in via d’estinzione come nel presente.

La giovane Ellie è schifata e spaventata dai commenti del tassista che la trasporta al suo arrivo nella capitale, così come Sandie è inseguita dalla lussuria degli avventori dei night club. Il solo personaggio maschile che cerca di redimere la categoria è il buon compagno di studi John, interpretato da Michael Ajao, unico attore nero del cast.

Eloise e Sandie di Ultima notte a Soho sono due riflessi dello stesso personaggio... oppure no?

Due donne, un viaggio nel tempo in sogno (Credits: Universal pictures)

Questo film, che contiene tutte le meraviglie e gli orrori che vi ho appena raccontato, si presenta in una confezione colorata e lussuosa creata dalla maestria tecnica del regista.

Se già nelle sue sortite americane, come Scott Pilgrim VS the world e il più recente Baby driver, Edgar Wright ha dato prova di invenzioni registiche da far girare la testa, con Ultima notte a Soho torna nella propria terra con la reputazione di un autore completo.

E infatti ci regala una pellicola ammaliante, che gioca sul filo di generi cinematografici come commedia di formazione, thriller e anche un po’ horror, sorprendendoci fino al finale.

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