Squid game, senza spoiler – Non inventarsi niente, ma farlo molto bene


Squid game è assolutamente la serie del momento, e c’è da scommettere che tra meme e cosplayer ce la ritroveremo dappertutto ancora per un bel po’. Sì, perché la serie sudcoreana scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk ha una forza evocativa enorme e una non comune attitudine all’iconicità.

Tutto questo, quasi senza un minimo di originalità. Ma è davvero un problema?

Squid game, la trama senza spoiler

Di cosa parla questo Squid game? Ormai lo sanno anche i sassi, ma per i pochi che non ne fossero a conoscenza Squid game vede un gruppo di persone (456, per la precisione) impegnato in una serie di giochi a eliminazione con un ricchissimo montepremi in palio.

Persone che, per la maggior parte, erano troppo concentrate su “ricchissimo montepremi in palio” per prestare abbastanza attenzione a quel “a eliminazione”.

Uno, due, tre stella: il gioco più famoso della serie Squid game

Uno, due, tre, stella: il gioco più famoso della serie Squid game (Credits: Netflix)

Tutto qui. Niente di nuovo, neanche nel motivo che spinge moltissimi dei concorrenti a partecipare comunque: si tratta di persone che per un motivo o per l’altro non hanno molto da perdere, o comunque si sentono costrette a rischiare il tutto per tutto.

Anche se forse è proprio questo uno dei motivi del successo di Squid game.

Perché Squid game funziona così tanto

Già, perché soprattutto per la nostra generazione è facilissimo empatizzare con i personaggi di Squid game. Moltissimi di noi conoscono di sicuro disoccupati di lungo corso, anziani soli o abbandonati, immigrati con famiglie lontane e povere da sostenere, o forse siamo (o siamo stati) proprio noi in condizioni talmente disperate da farci pensare “Ma sì, se mi trovassi in una situazione simile perché non provarci?”.

Magari pentendocene subito dopo, o magari no. Perché il bello di questa serie, principalmente, è che quasi chiunque abbia toccato il fondo o abbia creduto di averlo toccato avrebbe – anche solo per un momento – riflettuto sull’opportunità di rischiare la vita in cambio di una somma di denaro davvero inimmaginabile, senza escluderlo a priori.

A meno che non si abbia avuto la fortuna di crescere in un contesto privilegiato, come detto, è facilissimo conoscere persone in queste condizioni. O esserlo (o esserlo stati) noi stessi.

E dunque: la persona che state immaginando come se la sarebbe cavata? Avrebbe partecipato? Avrebbe fatto squadra con qualcuno? O avrebbe ucciso senza pietà?

Non solo dilemmi morali

Ridurre Squid game solo a una sequela di dilemmi morali in cui è facile identificarsi sarebbe ingiusto. La serie unisce infatti a tutto questo una non originalissima ma molto ben fatta critica sociale (chi ha visto Parasite potrebbe trovare facilmente dei rimandi) e una realizzazione tecnica quasi sempre notevole.

Squid game può essere vista come un’allegoria della società odierna, del capitalismo, dei regimi totalitari, della bestialità della natura umana o di qualunque cosa ci possa venire in mente che risponda all’orwelliano “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. C’è un richiamo costante all’uguaglianza, al fatto che tutti partano con le stesse possibilità e ogni cosa è livellata per lasciarlo credere. Ma non è vero. Non è possibile che sia vero, perché la realtà non è così.

Quanto al tasso tecnico, la regia e gli effetti prostetici sono quasi sempre ad altissimi livelli, tranne qualche sbavatura. Meno bene quando il piano visivo si concentra sul mostrarci le uccisioni, che troppo spesso non sono convincenti al 100%. Ma la serie è costruita per farti andare oltre i propri difetti, anche grazie a interpretazioni pazzesche come quella di Lee Jung-jae (un fantastico Gi-Hun) e di Park Hae-soo – il suo geniale amico di infanzia Sang-woo.

Il resto lo fanno la costruzione del mistero e le spettacolari scenografie della serie, già scolpite indelebilmente nella memoria degli spettatori.

Ci sarà una seconda stagione di Squid game?

Ora, parlare di una eventuale seconda stagione di Squid game senza far spoiler è piuttosto difficile senza motivare la risposta, anche in modo vago. Dunque, se non volete neppure il minimo accenno a quanto accade nella serie, ci salutiamo qui.

Lee Jung-jae è Gi-hun nella serie Squid game

Lee Jung-jae è un incredibile Gi-hun nella serie Squid game (Credits: Netflix)

Per chi è rimasto, la risposta è comunque “Probabilmente sì”. Il finale fornisce le risposte alle domande più importanti e lascia aperte questioni tutto sommato secondarie, ma è comunque strutturato per un’eventuale secondo round. Che, tuttavia, si prospetterebbe certamente meno interessante, specialmente nella parte dedicata ai giochi.

Ormai infatti sappiamo per grandi linee cosa accade, perché accade e cosa dicono le regole nei casi particolari. Oltre che se sia possibile o meno per più di un concorrente arrivare a mettere le mani sul montepremi in palio.

Personalmente, mi piacerebbe molto un nuovo prodotto legato a Squid game che approfondisca alcuni punti lasciati oscuri, ma preferirei fosse su un media diverso. Un videogame, un libro, un fumetto… qualunque altra cosa che renda ancora più evidente come la fruizione sia opzionale. Un qualcosa, insomma, che permetta a Squid game di rimanere un unicum tra le serie tv giunte da noi.

Una piccola perla in grado di unire tante ispirazioni diverse (SawLost, i temi sociali di Bong Joon-ho, l’estetica in stile La casa di carta e forse persino il videogioco Fall guys) e concentrarle in qualcosa che, sì, sa di già visto, ma che è comunque in grado di farsi amare profondamente.

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