Scrubs, vent’anni dopo – Com’è invecchiato il pilot Il mio primo giorno?


Scrubs compie vent’anni. Per chi l’ha conosciuta alla sua prima messa in onda, realizzare che sono trascorsi due decenni dalla prima volta che John “J.D.” Dorian ha messo piede al Sacro Cuore deve essere un mezzo shock, eppure è così: negli Stati Uniti, il pilota della serie creata da Bill Lawrence è uscito il 2 ottobre 2001.

Per la verità, il ventennale dell’uscita in Italia sarà il 19 marzo 2023, ma non importa: non avevamo mai parlato prima di questa serie, se non per rapidi cenni, e cogliamo l’occasione per farlo ora.

Come abbiamo fatto per How I met your mother, anche in questo caso tenteremo di capire come è invecchiata Scrubs dopo vent’anni. Basandoci, questa volta, sul solo pilot.

Aggiustatevi il camice, accendete il cercapersone, e si va.

Com’è la prima puntata di Scrubs vent’anni dopo?

Rivedere la prima puntata di Scrubs dopo vent’anni lascia addosso una sensazione strana. Perché? Perché è un pilot incredibile ancora oggi.

Elliot, J.D. e Turk

Da sinistra, Elliot (Sarah Chalke), J.D. (Zach Braff) e Chris Turk (Donald Faison) in uno degli scatti promozionali della serie (Credits: Nbc/Abc)

C’è tutto: la caratterizzazione dei personaggi funziona, ci si affeziona subito a loro, si ride tanto ma c’è già un po’ di spazio per le parti serie. J.D. deve fare subito i conti con il senso di inadeguatezza, le insicurezze, il bisogno di individuare subito una figura paterna che gli faccia da mentore e il timore che il suo affetto per il miglior amico, Turk, non possa essere espresso sinceramente. Per non parlare della satira spassosa e amara sul marcio della sanità made in Usa.

E tutto in soli venti minuti.

Certo, chi ha visto il prosieguo della serie nota qualcosa di diverso, come il fatto che il pilot sia stato girato in un altro ospedale e non al North Hollywood medical center, o il dottor Steadman che viene presentato come se fosse un personaggio importante tra quelli di contorno – comparirà invece in una manciata di episodi, perlopiù sullo sfondo.

Ma le basi ci sono già tutte. E sono davvero solide.

Scrubs e l’inclusività

La cosa che colpisce di più di Scrubs, sia considerando la sola prima puntata che l’intera serie, è che è invecchiata davvero benissimo.

A differenza di How I met your mother – che è godibilissima ma che nonostante sia cominciata quattro anni dopo mostrava già i segni dell’età anche durante la messa in onda – Scrubs si presentava già in linea per buona parte con quella che è la sensibilità di oggi.

Da un lato, tornando al paragone con How I met your mother, sicuramente Scrubs ha il vantaggio di essere una serie comedy, non una sit-com, e dunque di poter mettere in campo fin da subito una maggiore profondità nella scrittura.

Dall’altro lato, le avventure di J.D., Turk e tutti gli altri hanno una cosa che tante serie di oggi non hanno. Scrubs non si doveva sforzare di essere inclusivo: Scrubs era inclusivo, semplicemente perché fotografava la realtà dell’epoca e la metteva in discussione.

Se è una serie in cui i medici sono in gran parte maschi bianchi, è perché la realtà è così. Le minoranze trovano quasi tutte posto tra le infermiere, le dottoresse sono poche e le chirurghe ancora meno. E la cosa viene problematizzata di continuo, a dimostrazione che le battaglie di oggi non nascono dal nulla. Se qualcuno avesse bisogno di questa dimostrazione, certo.

Il razzismo visto con gli occhi di J.D. e Turk

Letteralmente il primo scambio di battute tra J.D. e Turk tratta il tema del rapporto tra bianchi e neri negli Stati Uniti.

J.D. inizia a raccontare al suo migliore amico quanto, da bianco, stia apprezzando la musica rap, per poi andare subito al punto.

J.D.: “Ecco, 2Pac, Dmx, Dr. Dre… nei loro pezzi, questi artisti utilizzano un assai vago insulto razziale… Nero con la G”.
Turk: “Ci sono”.
J.D.:“D’accordo. La mia domanda è questa: se noi stessimo cantando, e sapendo che altrimenti non userei mai quella parola, sarei autorizz…?”.
Turk: “No”.
J.D. “E-ecco, è bene che io lo sappia. Non lo sapevo”.

Oggi questo dialogo verrebbe tacciato da qualcuno di essere un sacrificio sull’altare del politicamente corretto da parte del creatore della serie, Bill Lawrence. Sempre il qualcuno del paragrafo precedente: quello che pensa che i discorsi sull’inclusività che facciamo oggi siano nati all’improvviso, come i funghi.

E invece è frutto di un percorso. Anche qui, come i funghi, come ci spiegava qualche giorno fa Sara Primiceri sul sito di Scienza.

Scrubs vent’anni dopo Vs. la blackface

In tema Scrubs e razzismo, ricorderete probabilmente la polemica che ha riguardato tre episodi contenenti la blackface rimossi dalla piattaforma Hulu nel giugno 2020.

La scena della blackface di J.D. in Scrubs

La scena della blackface di J.D. in Scrubs (Credits: Nbc/Abc)

Su due di essi si potrebbe forse discutere – i personaggi truccati da neri lo sono per esprimere l’ammirazione di J.D. nei confronti di Turk: non c’è intento offensivo – ma è anche vero che discuterne conoscendo abbastanza marginalmente la cultura nella quale questa pratica si è sviluppata con intenti denigratori sarebbe poco sensato. Sarebbe come se mi mettessi a discutere di matematica con il mio cane: è ovvio che lui ne capisca più di me.

Il terzo caso è già più bizzarro perché, nella scena in questione, la blackface viene fatta per dimostrare quanto sia un nervo scoperto per le minoranze e per sfottere chi la usa, con J.D. che segue il consiglio di Turk di presentarsi a una festa l’uno con la faccia dipinta di bianco e l’altro di nero. Finirà malissimo per il povero John Dorian.

Quindi si tratta di tre situazioni in qualche caso un po’ al limite – dal punto di vista di uno che il problema della blackface l’ha scoperto di recente – ma che hanno sempre un rispetto di fondo per i neri americani. Bill Lawrence, in ogni caso, si è detto d’accordo con la rimozione delle scene.

Voglio comunque rassicurare Pio, Amedeo e tutti gli altri: in Italia i tre episodi in questione (il settimo della terza stagione, e i numeri 4 e 17 della quinta) sono regolarmente disponibili su Disney plus.

Femminismo e mascolinità tossica secondo Bill Lawrence

Tornando al primo episodio, anche i ruoli di genere trovano un posto speciale nella serie.

È del pilot il famoso scambio tra Elliot e Carla in cui la prima – ricca, bianca, figlia di genitori medici e oppressivi che le hanno messo un nome da uomo per far sì che la si possa prendere sul serio – viene scambiata per infermiera e non trattata da medico e dunque sfoga la frustrazione proprio su Carla, accusandola tra le altre cose di vivere la propria sessualità con leggerezza.

La risposta di Carla è da incorniciare: l’infermiera ispanica distrugge la maschera di ipocrisie con cui è stata cresciuta Elliot e per di più si rivendica la propria indipendenza e l’essere a suo agio con il proprio corpo. E anche su questo, pure vent’anni dopo, Scrubs resta una serie modernissima.

Il cast dei personaggi principali di Scrubs, che il 2 ottobre 2021 compie vent'anni

Il cast dei personaggi principali di Scrubs, che il 2 ottobre 2021 compie vent’anni (Credits: Nbc/Abc)

Con il tempo troveranno spazio altri spunti, come la paura tutta maschile di venire tacciati di omosessualità se si è troppo sensibili, le famiglie opprimenti nei confronti di un figlio gay (il fratello di Elliot), la depressione travestita da sarcasmo del dottor Cox e la mascolinità tossica incarnata da Todd, collega chirurgo di Turk.

Il lavoro sul suo personaggio è geniale: ossessionato dal sesso e dalle battute “goliardiche” (sì, insomma: molestie sessuali), ha un background che spiega perfettamente perché sia così. Perché tantissimi uomini siano così. E perché si sentano in diritto di continuare a esserlo. Il Todd è esilarante, ma è scritto sempre in modo tale da farti ridere di lui, non con lui.

L’eredità di Scrubs, dopo vent’anni

E dunque, cosa rimane di Scrubs vent’anni dopo la sua comparsa sugli schermi televisivi? Di sicuro una delle serie comedy migliori di tutti i tempi, e forse la più influente.

Moltissimi prodotti di successo degli ultimi anni le devono buona parte delle proprie trovate: tantissime gag surreali di How I met your mother traggono origine abbastanza chiaramente alle fantasie di J.D., e l’ispirazione principale di Boris è dichiaratamente la serie di Bill Lawrence.

Probabilmente non è un caso se How I met your mother, tra la terza e la quarta stagione, sfoggi nel suo cast Sarah Chalke, già interprete di Elliot. Per quanto riguarda Boris, l’omaggio a Scrubs è esplicitato dal titolo del primo episodio: Il mio primo giorno, lo stesso del pilot della serie americana.

Insomma, la prossima volta che definirete qualcosa come “Legen… wait for it…” o che farete un riferimento all’aprire tutto (“…dary”, ad ogni modo), non scordartevi di ringraziare Scrubs.

Altrimenti rischiate di spezzare il cuor di Tuscaloosa di Bob Kelso.

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