Sex and the City – Cosa resta oggi di una serie che ha fatto la storia (in attesa del revival)


Ho cancellato e riscritto le battute iniziali di questo pezzo almeno una decina di volte, e nel fare ciò mi sono sentito pervaso dallo spirito letterario di Carrie Bradshaw. Per chi non lo sapesse, Carrie è la protagonista di Sex and the City, una delle serie tv più popolari degli anni Novanta.

Ma partiamo dall’inizio.

Sex and the City: nascita di un fenomeno mondiale

Il 6 giugno 1998 debutta negli Usa una serie destinata a cambiare il panorama televisivo mondiale per sempre: stiamo parlando appunto di Sex and the City.

La trama dello show è basilare (diremmo oggi, ma allora non lo era così tanto) e ruota intorno alle vicende di quattro donne trentenni che vivono a Manhattan.

Le quattro protagoniste di Sex and The City

Partendo da destra: Samantha, Miranda, Carrie e Charlotte (Credits: Hbo)

La protagonista è appunto Carrie, donna profondamente legata alla città di New York che scrive una rubrica riguardo al sesso su uno dei quotidiani più importanti della Grande Mela. Insieme a lei troviamo Miranda, un’avvocata in carriera, Charlotte, una donna appassionata d’arte e curatrice di un museo, e Samantha, un’addetta stampa che gestisce e cura gli eventi mondani della città.

Sex and the City oggi: arriva il revival della serie

Nonostante siano passati più di vent’anni dal debutto dello show, Sex and the City è ad oggi ancora uno dei prodotti di punta all’interno dei cataloghi delle varie piattaforme.

La serie ha ormai raggiunto grandi livelli di popolarità, tanto da spingere Hbo a realizzare un nuovo ciclo di episodi.

Ma per i molti fan che hanno gioito della notizia, molti altri sono rimasti delusi. Hbo ha infatti dichiarato che Kim Cattrall – che nella serie interpreta l’iconica Samantha – non sarà presente nel revival, andando a privare la serie (forse) del personaggio più riconoscibile.

Ieri Sex and the City, oggi #MeToo?

A mio avviso possiamo affermare che la serie ha sicuramente spianato la strada per la miriade di storie al femminile che stiamo ascoltando oggi, anche a seguito delle conseguenze del movimento #MeToo.

La critica televisiva statunitense Emily Nussbaum ha scritto sul New Yorker un articolo riguardo la serie intitolato Donne complicate: come Sex and The City ha perso il suo buon nome. Qui Nussbaum sottolinea come Sex and the City abbia dovuto lottare per essere presa sul serio dall’opinione pubblica.

Questo perché considerato come uno show prettamente femminile, e quindi di serie B. Sex and the City non poteva minimamente essere paragonato ai grandi drama della Hbo, come ad esempio I Soprano. Ma in realtà, come sottolinea Nussbaum, le quattro donne rappresentate sul piccolo schermo hanno rotto molti più tabù di Tony Soprano.

Nell’articolo, Carrie viene considerata la prima vera anti-eroina della televisione, in quanto le donne rappresentate fino a quel momento sulla televisione erano accondiscendenti. Carrie (e per estensione anche Miranda, Charlotte e Samantha) non è cosi. E lo capiamo fin da subito, soprattutto quando si innamora di Big.

Le donne di Sex and the City sono personaggi complessi, pieni di contraddizioni e per questo profondamente umane e reali. 

Il rapporto della serie con il femminismo 

Parlare di femminismo in relazione alla serie è molto complesso. Come sottolineano le critiche televisive e attiviste Marina Pierri e Eugenia Fattori nel podcast Tutte col tutù, il rapporto fra Sex and the City e il femminismo è contraddittorio.

La serie non è esplicitamente femminista, ma sicuramente si può analizzare sotto questa lente. Attraverso le quattro protagoniste possiamo individuare quattro archetipi che raccontano delle esperienze universali femminili (le relazioni, la maternità ecc.).

Le quattro protagoniste di Sex and the City

Le quattro protagoniste di Sex and The City in una foto promozionale della serie (Credits: Hbo)

Grazie alla popolarità di Sex and the City (e del mezzo televisivo), entrano nel dibattito pubblico temi fondamentali per le donne che fino ad allora non erano mai o poco affrontati nel panorama seriale. Ecco allora la forte identificazione da parte del pubblico che si identifica a seconda delle varie situazioni con Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha.

Come una sorta di “tifoseria variabile”: oggi faccio il tifo per Carrie, domani la odio perché ritorna da Mr. Big. Ed è proprio questo a mio avviso il punto di forza dello show.

La genesi della serie

Bisogna ricordare che lo show è stato creato/prodotto da uomini, che però hanno creato una writers room prevalentemente femminile, soprattuto nelle prime stagioni.

Fra le varie donne che si sono cimentate a dirigere/scrivere lo show troviamo Jenji Kohan, creatrice di una delle serie tv più acclamate di Netflix ovvero Orange is the new black e produttrice esecutiva di Glow, altra serie Netflix che racconta il wrestling da una prospettiva femminile.

Carrie e Mr.Big in una scena di Sex and The City

Carrie e Mr. Big (Credits: Hbo)

Nelle prime tre stagioni troviamo in prevalenza registe donne, in particolare la regista indipendente Susan Seidelman.

La prima stagione infatti presenta un taglio indipendente, con meno budget e un’impostazione realista. Ad esempio Carrie non veste i grandi brand della moda e spesso vediamo dei personaggi rompere la quarta parete e parlare direttamente con il pubblico.

Dalla seconda stagione la serie si stacca dal libro omonimo di Candace Bushnell a cui è ispirata, e prende le distanze anche dallo stile realista, passando a un’estetica più patinata.

Se nella prima stagione la città di New York era una sorta di microcosmo satirico da analizzare, con l’andare delle stagioni questo aspetto diminuisce e ci si concentra sulle esperienze delle quattro protagoniste. 

I temi trattati in Sex and the City

L’immaginario comune associa a Sex and the City due temi fondamentali: l’amore e la moda.

Spesso questi temi vengono etichettati come passatempi frivoli, ma nella serie assumono un’importanza rilevante. La cultura patriarcale vuole le donne programmate a interessarsi di determinati argomenti, in totale opposizione a quelli maschili (moda vs calcio; casa vs lavoro ecc.).

Il soggetto femminile si realizza quindi solo attraverso l’accoppiamento e quindi (per estensione) il matrimonio. Ecco allora che le quattro donne cercano l’amore vero per potersi realizzare.

Mr. Big e gli altri uomini di Sex and the City

Gli uomini che alla fine si avvicinano alle ragazze sono completamente l’opposto di quello che le quattro protagoniste desideravano: Carrie sogna l’amore vero e puro e si ritrovano un uomo cupo e problematico, Miranda sogna l’uomo in carriera e si ritrova con un bartender squattrinato, Charlotte si ritrova con un uomo che non conosce le buone maniere e Samantha si ritrova a fare da baby-sitter a un ventenne.

La domanda allora è: ma i desideri delle ragazze sono reali? Sono distaccati dalla realtà? Sono installati dalla società patriarcale?

Una scena della prima stagione di Sex and The City

Carrie nel suo appartamento a New York mentre legge la sua rubrica (Credits: Hbo)

Domande a cui non è facile dare una risposta e che richiedono molto più spazio – che qui non abbiamo. I vestiti sono un’altra parte fondamentale dello show: mettono in mostra il fisico e il corpo delle protagoniste, la loro identità, diventando un segno semantico.

Carrie gioca con gli abiti, osa. Miranda propone degli outfit più ricercati e un taglio corto in linea con il suo ambiente lavorativo. Samantha usa i colori per spiccare fra la folla. Charlotte propone invece degli abiti moderni, ma comunque vecchio stile, in linea con la sua ideologia conservatrice. 

Sviluppare un pensiero critico

Sex and the City è un’opera che è entrata nel cuore di molte persone. Che cosa ne rimane oggi?

Come sottolineano anche Pierri e Fattori nel podcast già citato, è importante trovare uno spirito critico che si stacchi dalla sacralizzazione e dall’affetto che proviamo per i prodotti culturali in generale.

Spesso si sente parlare di cancel culture per eliminare tutti quei prodotti che presentano delle problematicità. È bene ricordare che ogni prodotto culturale è figlio del proprio tempo. Come abbiamo detto qualche tempo fa, oggi alcuni prodotti culturali del passato vengono criticati è perché la società in cui viviamo ha fatto dei progressi alla luce dei quali quei prodotti non sono più accettabili o sono considerati problematici.

Non per questo però dobbiamo cancellarli, anzi dobbiamo guardali, analizzarli e usarli come esempi da cui ripartire per fare sempre meglio.

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