La saga di Indiana Jones e 40 anni di tesori impossibili


Il 12 giugno del 1981 usciva nelle sale statunitensi I predatori dell’arca perduta, un film che avrebbe colpito l’immaginario di grandi e piccini al pari di Star Wars e che diede il via a una saga, quella di Indiana Jones, che nel 2021 compie appunto 40 anni.

Si trattava sempre di farina del sacco fantastico di George Lucas, stavolta però in team con l’amico Steven Spielberg alla regia.

La genesi del mito di Indiana Jones, 40 anni dopo

Narra la leggenda che i due si trovassero in vacanza insieme sul finire degli anni Settanta, quando Steven espresse a voce alta il desiderio di dirigere un film di James Bond e George gli rispose “Ho qualcosa di meglio!”.

Nacque così Indiana Jones. Anche se in principio di cognome faceva Smith!

L'essenza di Indiana Jones una gif!

La scena (improvvisata) più conosciuta di Indiana Jones! (Credits: Lucasfilm)

Da allora i due fecero a gara per affinare le caratteristiche che avrebbero avuto le avventure dell’ archeologo alla ricerca di tesori mitici, modellate ancora una volta sui film seriali del sabato mattina che Lucas guardava da bambino.

Anche la ricerca del protagonista è stata un caso fortunato, con Tom Selleck come prima scelta che rifiutò per girare Magnum P.I. Il ruolo è poi ricaduto su Harrison Ford, che già prestava il suo atteggiamento spaccone a Han Solo nella saga di Star Wars e che aveva lavorato con Lucas anche in American graffiti.

Ognuno dei quattro film poi realizzati ha avuto al centro della scena un artefatto irraggiungibile, reliquie e tesori che animano credenze e leggende degli uomini. Ma che semplicemente non trovano posto nella realtà contemporanea.

I predatori dell’arca perduta (1981)

La prima avventura di Indiana Jones, magnificamente intitolata I predatori dell’arca perduta, si svolge nel 1936 con un fantomatico piano dei nazisti per mettere le mani nientemeno che sull’arca dell’Alleanza, quella delle tavole dei dieci comandamenti che Dio donò a Mosè e al popolo ebraico.

Il nuovo poster celebrativo dei 40 anni de I predatori dell'arca perduta

Il poster di Indiana Jones e I predatori dell’arca perduta (Credits: Lucasfilm)

Il professore universitario Henry Jones Jr., che nel tempo libero dismette la cravatta in favore di un bel cappello Fedora e una frusta schioccante, si ritrova suo malgrado sulle tracce del mistico artefatto per conto del governo americano, che vuol battere sul tempo Hitler.

Questo geniale incipit porta Indiana Jones a vivere un’avventura straordinaria in giro per il mondo, da una zuffa in un bar sulla cima di una montagna tibetana a un inseguimento spettacolare nel mezzo del Cairo, fino a una necropoli egizia da favola.

Indy, accompagnato dalla tosta Marion e dal fido Sallah (John Rhys-Davies, il Gimli di Il Signore degli anelli) riesce nell’impresa ma i tedeschi, aiutati dall’infido rivale Belloq, riescono a rubare l’antico tesoro e a sprigionare il suo potere ancestrale. Che però si rivolta loro contro in un’esplosione di effetti speciali analogici e un po’ splatter!

Il film assumerà poi il titolo attuale di Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta nel 2000.

Indiana Jones e il tempio maledetto (1984)

Le vicende dell’archeologo dalla vita poco tranquilla continuano, in quello che viene oggi considerato una sorta di prequel, indipendente dal primo film.

Indiana Jones e il tempio maledetto è una pellicola decisamente più dark della precedente, a riflettere il fatto che sia Lucas che Spielberg stavano attraversando una fase di stress e separazioni.

Il poster celebrativo di Indiana Jones e il tempio maledetto

Il poster di Indiana Jones e il tempio maledetto (Credits: Lucasfilm)

Nonostante ciò, anche questa avventura contiene scene entrate nell’immaginario collettivo, come quella in cui Indy e i suoi fuggono a bordo di un carrello da miniera, per poi ritrovarsi sul ponte di corda sospeso su un baratro.

Stavolta il motore della vicenda è un tesoro meno conosciuto, ovvero le fantomatiche pietre sacre di Sankara rubate da una setta di cultori della dea Kali, che Indy e soci promettono di riportare al povero villaggio indiano di provenienza.

Queste pietre hanno il potere di rendere fertile la terra, ma nelle mani sbagliate anche di rendere schiavi e malvagi i bambini e gli uomini buoni come il protagonista.

Scene di tortura e sacrifici umani, in un accenno di genere gore, con una memorabile cena a base di cervello di scimmia semifreddo e serpenti a sorpresa, sono gli elementi che rendono Il tempio maledetto il capitolo più bizzarro del franchise.

Indiana Jones e l’ultima crociata (1989)

L’avventura di Indiana Jones preferita dal sottoscritto, quella più in stato di grazia in termini di trama e perfetta alchimia tra i personaggi, è senz’altro la terza. E, per lungo tempo, considerata l’ultima.

Il poster celebrativo di Indiana Jones e l'ultima crociata

Il poster di Indiana Jones e l’ultima crociata (Credits: Lucasfilm)

In questo film ci sono tutti gli ingredienti per il perfetto film d’avventura: un piano diabolico, una femme fatale, umorismo e azione senza freni e (come artefatto da ritrovare) nientemeno che il sacro Graal!

Visto che Indy è sia eroe che seduttore, al pari di James Bond, per Lucas e Spielberg è stata una scelta naturale quella di affidare il ruolo del padre del protagonista allo 007 originale: Sean Connery.

Tra i due attori la differenza d’età non era affatto quella di un genitore e un figlio: Connery all’epoca aveva 59 anni e Ford 47! Nonostante questo, però, l’affiatamento tra i due è una delle doti migliori del film.

Con le prove del cammino della fede, e un antico templare a guardia del calice di Cristo, il finale della trilogia dell’archeologo avventuriero sembra avviarsi verso un glorioso tramonto.

Ma mai dire mai.

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008)

Farraginoso fin dal titolo, il quarto capitolo della vita del nostro archeologo preferito arriva molti anni dopo il precedente, con un Indy ormai invecchiato ma sempre nei guai.

In questo poster nemmeno Indy sembra molto convinto del suo erede

Il poster di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (Credits: Lucasfilm)

Stavolta siamo nel 1957 e bisogna vedersela con i sovietici, i nuovi cattivi della Storia negli anni della Guerra fredda. Sono loro a costringere Jones a rivelare la posizione della fantomatica Area 51, per mettere le mani sul cadavere dell’alieno caduto a Roswell.

Da qui la trama ricollega questa vicenda, più fantascientifica delle precedenti, con le atmosfere mesoamericane dei controversi teschi di cristallo – probabilmente falsi ottocenteschi realizzati in Germania.

Mescolando extraterrestri e templi precolombiani nel bel mezzo della foresta amazzonica, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo ha il pregio di riportare sullo schermo i nostro eroe dopo quasi vent’anni di assenza. Ma troppi effetti speciali digitali, e qualche bizzarria da B-movie di troppo minano la meraviglia del ritorno sulla scena di Indy.

Anche se, col senno di poi, il difetto più grande del quarto Indiana Jones sta nel maldestro tentativo di passare il testimone a Shia LaBoeuf!

Oltre i film, un universo di libri e videogame

Oggetti preziosi che passano di mano in mano e peripezie infinite, i marchi di fabbrica di queste pellicole, sono stati fonte d’ispirazione fin dall’inizio per innumerevoli romanzi e videogiochi.

Nel caso dei libri, la saga di Indiana Jones ha vissuto un vero e proprio filone narrativo alternativo, con avventure aggiuntive tra i misteri della Sfinge, i resti dell’Arca di Noè e l’immancabile pietra filosofale!

Che l’abbia trovata lui prima di Harry Potter?!

Coi videogiochi, invece, si può parlare tranquillamente di archeologia tecnologica, in quanto il primo adattamento de I predatori dell’arca perduta per Atari risale al 1982 e include un Indy stilizzato che si muove in un riquadro nero e nulla più.

Lo sguardo di Indiana Jones catturato dal pittore Drew Struzan. Il primo film della saga è uscito ormai 40 anni fa

Lo sguardo di Indiana Jones nell’opera del pittore Drew Struzan (Credits: Lucasfilm)

Si tratta forse del primo caso in cui un blockbuster di successo si traduce quasi istantaneamente in un gioco interattivo per ragazzi, inaugurando una moda che ancora oggi non conosce fine.

E su cui George Lucas ha costruito parte della sua fortuna.

Col passare degli anni e l’evolversi dei videogiochi, le avventure ludiche di Indiana Jones hanno avuto a che fare con tesori ancora più irraggiungibili.

Ricordo che da ragazzino sognavo con tutte le mie forze che annunciassero la produzione di un nuovo film basato sul Destino di Atlantide!

La serie tv sul giovane Indiana Jones

Visto che parliamo d’infanzia, vi sblocco un altro ricordo: il telefilm intitolato Le avventure del giovane Indiana Jones, ideato da George Lucas come tentativo di espandere l’universo narrativo nel tempo e nei formati mediatici.

Si compone di un paio di stagioni più alcuni film per la televisione, andati in onda dal 1992 al 1996.

Le avventure del giovane Indiana Jones: feel old yet?

Le avventure del giovane Indiana Jones: un ricordo per pochi intenditori (Credits: Lucasfilm/ABC Television)

Ma l’intenzione di farne uno show dai forti tratti didattici non ha giovato alla serie, giudicata noiosa e ricevuta tiepidamente dai fan di Indiana Jones.

Ogni episodio parte col racconto del nostro archeologo preferito, ormai anziano, che svela una propria esperienza formativa, vissuta da bambino o da adolescente.

Con questa impostazione è stato possibile fargli incontrare personaggi storici fondamentali del Novecento, come Ernest Hemingway o Charles DeGaulle, e vivere avventure al fianco dell’eroe messicano Pancho Villa.

Lucas avrebbe voluto che a riprendere il ruolo del giovane Indy fosse River Phoenix, che lo aveva interpretato nella mirabolante sequenza iniziale de L’ultima crociata, ma questi voleva smarcarsi dalla tv e dedicarsi alla carriera cinematografica. Con la sua rinuncia, il ruolo è poi andato all’attore Sean Patrick Flanery .

Purtroppo River, fratello della star di Joker Joaquin Phoenix, morirà di overdose nel 1993 a soli 23 anni d’età.

La parola fine non è ancora stata scritta

Le storie di Indiana Jones sono entrate nella storia del cinema, e nei cuori di milioni di fan. Rievocano un tempo non troppo lontano ma ormai perduto, in cui erano ancora possibili avventure e scoperte di cui la modernità ci ha poi in qualche modo privato.

Quel Novecento pre e post bellico si è rivelato, per Lucas e Spielberg, l’ambientazione perfetta per richiamare la nostalgia dell’infanzia e della meraviglia. Un mondo in cui incanalare la fame di conoscenza e popolarla di uomini coraggiosi che non hanno paura di opporsi ai bulli di regime.

Perché il dottor Jones può essere considerato uno 007 senza gadget fantascientifici, ma è anche un supereroe, i cui poter sono cultura e tenacia!

Sarà interessante, oltre che una sfida, scoprire quali nuove idee animeranno il quinto capitolo della saga, programmato per il 2022. Alla regia, James Mangold al posto di Spielberg, ma ci sarà comunque un ormai settantottenne Harrison Ford ancora saldamente presente nei panni di Indiana Jones.

L’avventura infinita continua e ci farà sognare ancora introvabili tesori!

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