Escher – Infinito e mondi impossibili (e come la sua arte ha influenzato il cinema)


L’incisore e grafico olandese Maurits Escher ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca dell’infinito.

L’artista – di cui il 27 marzo del prossimo anno si celebrerà il cinquantennale dalla morte – lo ha fatto con illustrazioni che si basano soprattutto su matematica e geometria e che tentano di costruire un ponte con l’irreale.

E i suoi lavori hanno avuto – e hanno ancora oggi – una forte influenza sul mondo del cinema. Vediamo come.

Come le arti si influenzano a vicenda

Il critico cinematografico Ricciotto Canudo è stato il primo intellettuale a costruire un pensiero critico e sistematico sul cinema. Ed è lo stesso che lo ha definito come la “settima arte” nei primi anni del Novecento. Il cinema è posto cronologicamente dopo architettura, pittura, scultura, musica, poesia, danza e prima di radio-televisione e fumetto, portando le arti in totale a nove.

Non è un mistero che il cinema attinga a piene mani da tutte le altre arti, soprattutto quando in cerca di ispirazione e riferimenti universalmente riconoscibili. Ma è anche vero che le arti, da sempre, si influenzano l’una con l’altra.

Il caso di cui parleremo oggi è la ricerca di Escher sull’infinito e come il suo lavoro sia stato ripreso in due film cult del nostro tempo come Inception di Christopher Nolan e Shining di Stanley Kubrick.

L’influenza della teoria della relatività e dei quanti su Escher

Escher ha sempre cercato di connettere due mondi apparentemente molto distanti tra loro: arte e matematica.  Il grafico utilizzava nelle sue illustrazioni concetti matematici come le trasformazioni sul piano cartesiano o qualche accenno di geometria non euclidea.

Per sua stessa ammissione alcuni concetti più complessi a volte non erano compresi appieno.

Escher, Concavo e convesso, litografia, particolare 1955 (Credits: Marco Aurélio Esparz, Creative commons)

Il suo tipo di ricerca, caratterizzato da una molteplicità di punti di vista, risente delle scoperte scientifiche del suo tempo. La teorizzazione della relatività da parte di Albert Einstein e i primi lavori di Heisenberg sulla fisica quantistica hanno sconvolto completamente l’idea che si aveva del mondo e della natura.

Carlo Rovelli, nel suo libro Helgoland (Adelphi, 2020) racconta della nascita della teoria dei quanti e afferma: “Fatti relativi a un osservatore non sono fatti rispetto all’altro. La relatività della realtà qui risplende completamente”. Inoltre “la solidità del mondo fisico sembra essersi sciolta nell’aria […]. La realtà si è sfrangiata in un gioco di specchi”.

A un artista calato in questo contesto può sembrare che niente abbia più senso, che la realtà non sia poi davvero quello che sembra, ma nasconda molto di più sotto alla sua superficie. Escher indaga questo nuovo aspetto della natura soprattutto tramite alcune tematiche come la compenetrazione di mondi, le suddivisioni regolari del piano e mondi e figure impossibili.

Tutti elementi che – prima o poi – si riferiscono alla ricerca dell’infinito.

Shining e la moquette dell’Overlook Hotel

L’importanza di Shining è indiscutibile. Il film di Stanley Kubrick del 1980 ha il merito, tra le altre cose, di aver regalato al mondo tantissimi riferimenti culturali. Tra questi vi è la moquette dell’Overlook Hotel resa celebre dalla scene nelle quali Danny percorre i labirintici corridoi dell’albergo con il suo triciclo.

Escher infinito - la moquette dei corridoi dell'Overlook Hotel

Una famosa scena di Shining, di Stanley Kubrick (Credits: Warner Bros)

La fantasia del tappeto è divenuta talmente iconica che è possibile comprare tantissimi gadget a tema: tazze, zerbini, carta da parati. I suoi colori tipicamente anni 60: rosso vermiglio, arancione scuro, marrone scuro sono protagonisti di un motivo che si ripete in maniera quasi ipnotica alternando forme esagonali concentriche che riempiono tutto lo spazio visivo del pavimento.

La divisione regolare del piano: Escher e l’infinito

Il lavoro di Escher sull’infinito nasce della divisione regolare del piano. L’input è la visione delle architetture moresche in Spagna dove le splendide piastrelle con lo stesso motivo ornamentale si ripetevano potendo costruire, teoricamente, infinite variazioni sul tema. Escher comincia a lavorarci ben sapendo che le possibilità offerte da questo tipo di illustrazione potevano essere inaspettati ed entusiasmanti.

Una tipica texture di Escher

Una tipica texture escheriana (Credits: Rodman Browning, Pixabay)

Nei suoi lavori gli spazi interstiziali di una texture diventano l’inizio di un’altra fantasia che conduce l’occhio su un altro mondo. La divisione del piano diventa propedeutica a descrivere la compenetrazione di due mondi diversi, ma dai limiti molto ambigui. Più cerchiamo di focalizzarci su uno, più sfocato diventa il limite tra i due.

Kubrick, Escher e l’infinito straniamento dello spettatore

Non è un caso quindi che Kubrick abbia voluto ricoprire i corridoi dell’hotel con quella moquette, e io penso l’abbia fatto per due motivi.

Il primo è di ordine visivo: Shining è un film straniante, un lunghissimo climax dove lo spettatore sa che sta per succedere qualcosa, ma non sa esattamente quando. L’architettura del luogo (lunghi corridoi, ampi spazi, arredamento cupo) è funzionale ad aumentare questo senso di confusione. E le famose scene di Danny sul suo triciclo sono volutamente frenetiche, veloci. Realizzate tramite piano sequenza e l’utilizzo della steadicam, che in Shining trova, a detta di molti, la sua applicazione più iconica. Così come il sonoro e la sua alternanza del suono attutito – accentuato e la texture ripetitiva della moquette che segna un ritmo che porta quasi alla trance o all’alienazione di sé finché il triciclo si ferma.

Il secondo motivo è il punto di contatto tra il mondo reale e il mondo soprannaturale. La scena, tramiti gli elementi elencati sopra, si dilata talmente fino a permettere la compenetrazione del mondo soprannaturale, due mondi in uno stesso luogo che da questo punto in poi si sovrapporranno sempre più spesso nel film.

Mondi e figure impossibili – Escher, l’infinito e l’esempio di Inception

L’altro caso di cui parliamo è quello di Inception, uscito nel 2010. Il film di Christopher Nolan è ambientato per buona parte nel mondo dei sogni, un mondo che, come ben sappiamo, non segue le stesse regole del mondo reale.

Le architetture impossibili delle città che si piegano su se stesse, i porticati moltiplicati attraverso gli specchi o da “trappole architettoniche” per seminare i nemici – chiamate paradossi – sono solo dei piccoli esempi. La scala di Penrose, una scala infinita, è una delle architetture impossibili del film, ma anche un paradosso, frutto però di una illusione ottica.

Rappresentazione grafica della scala di Penrose (Credits: Sakurambo, Opera propria, Pubblico dominio)

La scala è stata ideata da due matematici nel 1958 che sono stati influenzati dalle illustrazioni di Escher, che ha però cominciato a disegnare oggetti impossibili proprio grazie al lavoro dei due Penrose. Questi oggetti sono anch’essi legati alla ricerca dell’infinito dell’artista.

La scala impossibile la troviamo nella sua opera Salita e Discesa, del 1960. Una fila di monaci percorre la scala continuamente in salita o in discesa provocando uno shock visivo nello spettatore.

E in Inception?

Nel film Inception, invece, la scala è utilizzata per confondere i nemici, ma ne viene disvelato anche il segreto. Quando la camera si sposta è subito chiaro che questo oggetto impossibile è solo frutto di un gioco di prospettiva, quindi un inganno ottico.

Escher infinito - la scala di Penrose nel film Inception

Inception, film del 2010 diretto da Christopher Nolan (Credits: Warner Bros)

Ma l’influenza di Escher nel film non è finita qui. Le famose immagini di una Parigi che si accartoccia su se stessa prendono ispirazione da Concavo e Convesso, una litografia del 1955.

Tre dimensioni spaziali sono rappresentate ortogonali tra loro regalando un punto di vista diverso in base a dove si guarda. Relativo, quindi. Escher ha condensato in una sola opera più mondi distinti come reazione ai paradossi creati – come abbiamo detto sopra – dai postulati di Einstein alla sua teoria della relatività.

Abbiamo visto quindi come il cinema si nutra del lavoro di tantissimi altri artisti, anche se non è l’unico perché tutte le arti prima o poi si incontrano. Il prodotto che ne deriva risulterà sicuramente più interessante perché pieno di rimandi e sicuramente con una possibilità infinita di sfaccettature ognuna da approfondire.

Due scene a confronto: Shining e Inception, entrambi molto ispirati da Escher

Due scene a confronto: Shining e Inception, entrambi molto ispirati da Escher (Credits: Warner Bros)

Se volete approfondire il lavoro di Escher potete recuperare il documentario Escher – Viaggio nell’infinito, diretto da Robin Lutz e uscito nel 2018.

+ Non ci sono commenti

Aggiungi