The girl on the train – Dal libro al film di Hollywood e a quello Netflix… stile Bollywood?!


Non c’è sofferenza più grande né tormento più atroce del non sapere: è come una tortura senza fine.

La ragazza del treno è un thriller scritto da Paula Hawkins che racconta la storia di Rachel Watson, una donna divorziata che non riesce a superare un profondo dolore annidato nel suo passato e, per questo, cerca di annebbiare i pensieri bevendo, osservando la sua vita che le scivola via rapidamente di mano.

Dal romanzo, che è stato pubblicato in Italia nel 2015 da Piemme, sono stati tratti due film: il primo è uscito nel 2016, prodotto da Amblin Entertainment, con Emily Blunt nei panni della protagonista. Il secondo, The girl on the train, è stato prodotto dalla stessa casa ma distribuito da Netflix nel 2021, dopo diversi ritardi dovuti al Coronavirus.

Emily Blunt nei panni di Rachel nel film del 2016 La ragazza del treno

Emily Blunt nei panni di Rachel nel film del 2016 La ragazza del treno (Credits: Amblin Entertainment)

Se è vero che nessuno dei due film riesce a rendere l’eccezionalità del romanzo, è altrettanto vero che la versione di Netflix stravolge completamente la storia e l’atmosfera, trasformando di fatto un bel thriller in… una parodia con tanto di canzoncine e balletti. Ma facciamo insieme un confronto tra questi tre prodotti, attenzione, perché non posso garantire sugli spoiler!

La storia di La ragazza del treno

Rachel vive una vita che non esiste: è la ragazza del treno, una donna sola, il cui unico amico è l’alcool. Passa le sue giornate a fare avanti e indietro su un treno che la porta ad un lavoro immaginario.

Nel suo passato c’è un dramma che non può superare e visto che non riesce ad avere il controllo sulla propria vita, cerca di ottenerlo su quella degli altri: trasforma le persone che incontra in personaggi fittizi, ne immagina pensieri e legami, li modella in base al proprio gusto come fossero fatti di cera.

Proprio come in una serie tv, Rachel ha la sua ship del cuore: lei li chiama Jess e Jason. Sono marito e moglie, vivono in una villetta a due piani che si affaccia sui binari della ferrovia. Li guarda ogni mattina, ogni sera, sperando che siano in terrazza, in giardino, affacciati a una finestra: Jess e Jason le sembrano la coppia perfetta, innamorati, felici. Lui è tutto quello che Rachel vorrebbe avere, lei è tutto ciò che Rachel vorrebbe essere.

Fino al giorno in cui, dal finestrino del treno, vede un uomo sulla terrazza che non è Jason: si avvicina alla ragazza, la abbraccia, la bacia.

E il mondo di Rachel va in pezzi: ha bisogno di un confronto, si convince che se riuscirà a capire perché Jess ha tradito Jason riuscirà anche a comprendere perché Tom, il suo ex marito, ha tradito lei, lasciandola per un’altra. Scende dal treno. Ma l’alcool le annebbia la mente e il cuore e quando si risveglia, quando torna cosciente, è dolorante, confusa, sporca: e Jess, che in verità si chiama Megan, è scomparsa nel nulla.

Il libro di Paula Hawkins

La ragazza del treno è un thriller, ma sui generis. La particolarità del romanzo di Paula Hawkins è racchiusa nella sua ambientazione, spaventosa perché quotidiana, reale. Siamo lontanissimi dai voli pindarici del fantasy e dalla tensione irreale degli horror. Non ci sono inseguimenti, fughe rocambolesche, escamotage che fanno alzare gli occhi al cielo ma di cui è innegabile l’hype creato.

Non ci sono momenti a cardiopalma: persino il finale scorre lento come il tempo di ciascuno di noi. L’autrice non fa sconti all’orologio e il lettore è costretto ad aspettare, mentre la tensione sale sottopelle come una scossa prolungata, una serie di brividi che esasperano e fanno venire voglia di sbirciare l’ultima pagina, solo per non impazzire.

Questo ritmo pacato, che è lo sfondo su cui Rachel si muove, diventa un grosso problema: perché La ragazza del treno è inaffidabile, e siamo in balia delle sue impressioni e delle sue idee, ma soprattutto dei suoi buchi mnemonici.

È impossibile capire se ciò che ci racconta è vero o è frutto della sua immaginazione, delle sue speranze, dei suoi sogni e dei suoi incubi.

La ragazza del treno – La Rachel di Emily Blunt

La tensione narrativa che fa del romanzo un thriller particolare ma molto godibile, nella trasposizione cinematografica è destinata ad acquisire una forma più comune. D’altronde la grande sfida del cinema è riuscire a rendere l’introspezione che le pagine del libro permettono di rendere tramite la lettura dei pensieri dei personaggi.

Nella versione del 2016 Emily Blunt interpreta una Rachel un po’ diversa rispetto a quella che ho tanto apprezzato nel libro.

emily blunt la ragazza del treno

(Credits: Amblin Entertainment)

Prima di tutto, la ragazza del treno della Blunt è una figa pazzesca: siamo davvero molto lontani dalla donna trascurata, sciatta e grassa del romanzo. Infatti tutta la parte relativa al bullismo, che la 32enne subisce per colpa del suo peso e del suo aspetto, nel film praticamente non esiste.

L’interpretazione dell’attrice è magistrale, ma il problema che ha Hollywood nei confronti del corpo femminile è evidente. Specialmente se si tratta di mettere in scena una protagonista che non rispecchia i canoni di bellezza che la stessa Hollywood ha contribuito a creare.

Se non altro, Blunt riesce a tirare fuori dalla carta il carattere di Rachel, le sue paure, le sue insicurezze, e ci restituisce un’immagine approfondita della protagonista.

Anna, Jess e Jason nel film del 2016

Jess e Jason, ovvero Megan e Scott, sono interpretati da Haley Bennett e Luke Evans. Gli attori riescono a dare spessore ai personaggi, anche se forse Bennett è un filo troppo malinconica rispetto a quanto appare Megan nel libro. È anche vero che man mano che ci addentriamo nella mente e nel passato della donna questo aspetto emerge con forza, e l’attrice riesce a renderlo molto bene.

Luke Evans, che ricordiamo è troppo bono per fare Gaston di La bella e la bestia, riesce a dare al suo personaggio profondità. È proprio il marito che ci aspettiamo di vedere al telegiornale dopo l’ennesimo caso di una donna scomparsa: tormentato ma ingannevole, additato come principale sospettato quando potrebbe essere anche un’altra vittima.

Anna, la compagna di Tom, è inutile e odiosa proprio come nel libro: in questo senso Rebecca Ferguson fa un ottimo lavoro. È Anna l’antagonista principale, anche se non nel senso più stretto del termine: la donna nemica delle donne, quella che gode delle sventure altrui, quella che si preoccupa più dell’apparenza che del senso, quella che non ha rispetto delle altre e ancora meno ne ha per se stessa. Quella che, davanti al crimine più terribile, si preoccupa più di esser paragonata a una donna che considera meno bella di lei.

Anna è il motivo per cui il femminismo ha ancora tanto da fare nel mondo. È l’ancella del patriarcato. Una donna che sia il lettore sia lo spettatore è destinato a detestare tanto ne La ragazza del treno libro, quanto nel film.

Altre grandi differenze tra il libro e il film di La ragazza del treno

A parte il grosso nodo dell’aspetto fisico di Rachel, c’è un’altra differenza epocale tra il libro e il film: ovvero la relazione tra Megan e il suo psichiatra.

Édgar Ramírez è Kamal Abdic nel film La ragazza del treno, tratto dal libro The Girl on the Train di Paula Hawkins

Édgar Ramírez è Kamal Abdic nel film del 2016 La ragazza del treno (Credits: Amblin Entertainment)

Non so perché nel film hanno cancellato totalmente il lato fisico di questo rapporto. Probabilmente è una scelta fatta per non confondere lo spettatore, che sin da subito si aspetta un terzo amante nella vita della donna. Nel libro, al contrario, fin quasi alla fine si è convinti che gli attori della vicenda siano soltanto due, benché gli indizi si facciano fitti soprattutto nella seconda parte del romanzo.

Comunque, lo psichiatra, Kamal Abdic, è una delle figure più interessanti e affascinanti della storia e l’attore che lo interpreta, Édgar Ramírez, gli fa onore.

Anche l’ambientazione cambia: la Londra del libro diventa New York nel film, benché questo non comporti una grossa differenza a livello di trama.

La ragazza del treno di Netflix, in chiave Bollywood

Ma quello che abbiamo visto fin qui non è nulla in confronto alla proposta de La ragazza del treno che fa Bollywood.

La storia di Rachel, Anna e Megan viene presa e incastrata in un quadro molto più ampio – forse troppo?

E così le colpe risultano essere in qualche modo dimezzate e i protagonisti perdono la loro efficacia, tranne forse la stessa Rachel, che in The girl on the train visibile su Netflix si chiama Mira.

Parineeti Chopra nel film The girl on the train su Netflix

La locandina di The girl on the train (Credits: Netflix)

Mira è un’avvocata, una donna in carriera con una vita perfetta e con un marito che la ama teneramente. Seguiamo la nascita della loro storia d’amore con una canzone, in stile musical, una cosa che si ripete in diversi altri punti del film e che dà l’impressione di assistere a un prodotto che è una via di mezzo tra una comedy suonata e ballata, un poliziesco e un thriller.

Per essere più precisi: The girl on the train di Netflix è il punto in cui si incontrano Mamma mia!, A star is born e Squadra antimafia. E forse pure Rosy Abate.

Ad ogni modo: Mira ha appena scoperto di essere rimasta incinta quando in tribunale porta a casa una vittoria importante per la quale ha ricevuto delle minacce e un criminale viene incarcerato. Pochi mesi dopo quello che apparentemente è un incidente automobilistico riduce lei e il marito in fin di vita e le fa perdere il bambino.

Il punto in cui il film incontra la trama di La ragazza del treno

Da questo momento si “aggancia” la trama già vista del libro originale: Mira inizia a bere, divorzia dal novello Tom che qui si chiama Shekhar, smette di lavorare (benché in questo caso sia una scelta sua) e comincia a fissarsi con la storia di una coppia che vede sempre dal finestrino del treno.

La ragazza della cui vita perfetta Mira si innamora non si chiama Megan, ma Nusrat: e Nusrat non è un’artista disoccupata ma un’infermiera. Inoltre, non ha un amante perché non sa accontentarsi del marito ma vuole divorziare perché si è innamorata di un altro.

La storia si sviluppa più o meno come la precedente, fino al momento in cui Mira non scopre la verità sulla scomparsa di Nusrat e sul colpevole. Almeno apparentemente, perfettamente fusa con il libro da cui è tratto.

Ma poi, il colpo di scena: in realtà l’assassino, pur convinto di aver ucciso Nusrat, l’ha soltanto stordita e la ragazza ha assistito a un tentato omicidio quando la progenie del criminale incarcerato all’inizio del film ha cercato di eliminare Mira.

Cosa ne penso di The girl on the train di Netflix

Nel complesso, è un bel film, con un cast anche molto preparato. Ma di certo, c’è troppa carne al fuoco: si ha la sensazione di seguire tante trame diverse, e alla fine si risale sul treno con Mira confusi, chiedendosi perché mai una trama che andava già bene così com’era sia stata “rimpolpata” come se fosse scarna.

Aditi Rao Hydari è Nusrat in The girl on the train, disponibile su Netflix

Aditi Rao Hydari è Nusrat in The girl on the train (Credits: Netflix)

Altra nota che personalmente non ho apprezzato: messa in questo modo, decade la colpa dell’assassino che non è più assassino. E se non decade, sicuramente si affievolisce tanto, forse troppo. Un po’ come a giustificare qualcosa che non è giustificabile (ribaltando la colpa, indovinate? Su una donna).

Ancora due parole sul libro di La ragazza del treno

Paula Hawkins, autrice del libro da cui sono tratti entrambi i film, ha un passato da giornalista. E si sente.

Libro La ragazza del treno Paula Hawkins da cui sono tratti il film del 2016 e The girl on the train disponibile su Netflix

(Credits: Pickwick)

Si sente nella scrittura lineare e facile da seguire, serrata e coinvolgente, e nella capacità di prendere un fatto purtroppo tristemente noto e molto, troppo diffuso, per trasformarlo in un thriller che rimane impresso nella memoria.

Hawkins traccia figure di donne forti, sole, incomprese o finte incomprese: emblemi della società moderna, donne in carriera, donne indecise, donne che scelgono la maternità perché non riescono a combaciare gli impegni di lavoro, donne che un figlio non riescono ad averlo e donne che non vogliono fare le madri ma che non sanno trovare, per questo, un proprio posto nel mondo.

Gli uomini nel libro di Paula Hawkins

E poi, Hawkins parla anche di uomini: uomini che mostrano la loro virilità con la violenza, uomini disturbati, che mentono, tradiscono; uomini repressi e insoddisfatti, ma anche uomini coraggiosi e lungimiranti.

Fa una fotografia della società moderna con tutti i suoi drammi ed è questo che è tanto spaventoso alla fine della storia: che Megan potrebbe essere una qualunque delle Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Ilenia, Piera, Lidia, Clara, Rossella che abbiamo sentito nominare dall’inizio dell’anno.

Donne vittime di uomini che professavano l’amore, vittime di se stesse, e vittime di un sistema che non è in grado di proteggerle.

E questo fa più paura di qualunque mostro nascosto sotto il letto.

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