La vita davanti a sé – La candidatura italiana ai Golden Globes


Il Coronavirus ha rivoluzionato completamente nell’ultimo anno l’ambiente cinematografico e televisivo. Tra i tanti titoli che hanno subito questi cambiamenti c’è anche La vita davanti a sé, l’ultimo film di Edoardo Ponti, impegnato a dirigere sua madre, Sophia Loren.

Programmato per uscire nelle sale italiane a novembre del 2020, è stato “dirottato” su Netflix. Questo però non gli ha impedito di ricevere ben due nomination ai Golden Globes 2021 per miglior film in lingua straniera e miglior canzone originale.

Due candidature che potrebbero proiettare l’Italia anche nella corsa agli Oscar – di cui i Golden Globe sono spesso anticipatori. Ma che soprattutto confermano il trend – oramai sempre in crescita – della grande importanza delle piattaforme streaming.

La vita davanti a sé – Il romanzo e la storia

La sceneggiatura del film è basata sul romanzo omonimo dello scrittore Romain Gary – sotto lo pseudonimo di Émile Ajar – pubblicato nel 1975. La storia raccontata può essere definita assolutamente universale: la trasposizione cinematografica, nonostante siano passati quasi 50 anni, è ancora attualissima.

La vita davanti a sé - Momò

Il piccolo Momò (Credits: Netflix)

Sophia Loren interpreta Madame Rosa, anziana ebrea scampata dai campi di sterminio nazisti, che si guadagna da vivere crescendo i figli di prostitute che per legge non possono stare con loro. Il primo incontro tra Madame Rosa e Momò, orfano senegalese che vive di piccoli furtarelli, avviene in un mercato cittadino.

Il ragazzo scippa Madame Rosa, ma viene costretto a restituire il maltolto e a scusarsi dal dottor Cohen, suo affidatario e medico della donna. Non volendo consegnarlo ai servizi sociali, il dottore convince inoltre Madame Rosa a prenderlo in casa con sé.

Dopo un periodo di diffidenza reciproca nasce un sentimento di amicizia e attaccamento tra i due. A fare da collante, i momenti di poca lucidità, sempre più frequenti, di Rosa. In questi attimi, la donna rivive tragicamente il periodo della deportazione, trovando rifugio nella sua cantina, arredata con pochi mobili e fotografie come una sorta di safe room.

Il rapporto alterna continui alti e bassi, ma evolve parallelamente al percorso di redenzione di Momò. Accortosi del decorso sempre più veloce della malattia di Madame Rosa, il ragazzo le promette di salvarla dall’ospedale, dove non vuole trascorrere i suoi ultimi giorni di vita.

Una piccola analisi di La vita davanti a sé

Nonostante la storia non possieda elementi nuovi o sconvolgenti La vita davanti a sé rimane un film interessante e ben fatto. Innanzitutto per la recitazione.

Sophia Loren non ha bisogno di conferme: rimane una grande attrice. La sua interpretazione è intensa e forte, magnetica oserei dire.  Quando è in scena emana una forza alla quale é difficile sfuggire.

Stessa cosa si può dire per il giovane interprete di Momò, Ibrahima Gueye, alla sua prima apparizione. Il viso del giovane attore ha una espressività fuori dal comune e riesce bene a dare forza ai sentimenti e alle emozioni che il film richiede. Non a caso il merito di Ponti è quello di essere riuscito a tratteggiare e “rendere tridimensionali” i suoi personaggi, anche quelli minori.

La vita davanti a sè - Madame Rosa e Momò

Momò e Madame Rosa (Credits: Netflix)

Non è solo Momò a compiere un viaggio metaforico durante il film, ma tutti i suoi protagonisti. A partire dal suo compagno di giochi Iusuf o dallo spacciatore. Ognuno mostra almeno una sfaccettatura diversa durante il film, arricchendolo con una certa complessità.

Bari, protagonista silenziosa e senza nome

Un altro tema ricorrente è la stratificazione, intesa sia come temporale che come insieme di elementi tra loro eterogenei.

Le vicende sono ambientate a Bari, anche se nel film non viene mai esplicitato. Bari risente ancora tantissimo dell´influenza orientale, complice il suo ruolo di porta verso Oriente già nell´antichità. Quando inquadrata, questa risulta sempre come un miscuglio di antico e nuovo, di palazzi costruiti con diversi stili l´uno accanto all´altro. La sua urbanistica è composta da mille ricostruzioni, aggiunte, sopraelevazioni.

Una veduta di Bari dall'alto in La vita davanti a sé

Bari vista dall’alto (Credits: Netflix)

Il secondo livello è la zona dove Momò vive con Madame Rosa. Un quartiere ebraico, dove accanto a negozi di antiquariato si possono trovaare ristoranti di pesce con lavoratori africani.

Scendendo ancora di scala troviamo il microcosmo dell´appartamento di Madame Rosa, punto di partenza e di arrivo di questa chiave di lettura. Qui convivono l’anziana ebrea insieme a un ragazzo arabo musulmano, alla figlia di una trans di origine spagnola e a un orfano senegalese. Una commistione di culture, colore della pelle, fisionomia, religione accomunati da un legame con una donna straordinaria che è il centro di tutto.

La vita davanti a sé é sicuramente un film da vedere, non troppo impegnativo nonostante il tipo di storia che permette di concentrarsi anche su temi diversi, magari solo accennati, ma presenti.

E che speriamo di vedere protagonista ai Golden Globe, nella notte tra domenica 28 febbraio e lunedì 1 marzo.

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