Il cinema nel 2020 – Coronavirus, streaming, sperimentazioni e incassi mancati


L’anno appena trascorso è stato tremendo per ciascuno di noi. La pandemia ha reso necessarie tante misure di contenimento, molte delle quali sono state durissime per un’economia già delicata come la nostra. Il settore dell’intrattenimento è uno di quelli che difficilmente potrà dimenticare cosa è accaduto a concerti, spettacoli teatrali e proiezioni al cinema nel 2020 a causa del Coronavirus.

Secondo le stime di Omdia – società inglese che si occupa di analisi di mercato – il solo settore del cinema ha avuto, in tutto il mondo, una perdita del 71,5% al box office rispetto al 2019. Stiamo parlando di 32 miliardi di dollari bruciati a livello globale.

Come ogni crisi, la pandemia ha cambiato tante cose, devastandone alcune ma facendocene scoprire delle altre. Vediamo insieme quali, prendendo in esame sia situazione italiana che tre grosse major: Universal pictures, Disney e Warner Bros.

Universal: il caso Trolls World tour

Lo scorso aprile, Universal pictures ha deciso di far fronte ai cinema chiusi tentando la carta della sperimentazione. Emma, Bloodshot, L’uomo invisibile e Trolls World tour finiscono così in Premium on video demand (o Povd), ovvero vengono resi disponibili per l’acquisto singolo e la visione in streaming.

A interessarci è soprattutto il seguito del Trolls del 2016: venduto a quasi 20 dollari, finisce per incassare in tre settimane una somma vicina ai 100 milioni. Una fonte del Wall Street Journal parla di cinque milioni di copie acquistate tra gli Stati Uniti e il Canada.

Anche Trolls World tour era previsto al cinema nel 2020, ma il Coronavirus ha fatto saltare i piani di Universal pictures

Trolls World tour (Credits: Universal pictures)

In sostanza, Trolls World tour, in una ventina di giorni, ha fatto guadagnare più di quanto abbia fatto il suo predecessore in cinque mesi di programmazione negli Usa. Questo perché si tratta di soldi quasi “puliti”: se avesse fatto quei 100 milioni al botteghino, una metà sarebbe dovuta andare ai gestori delle sale. Stavolta, invece, Universal può tenersene una fetta maggiore, dovendone solo il 20% alle piattaforme che hanno ospitato il film d’animazione.

Un po’ di conti su Trolls World tour (e cosa ha fatto infuriare Amc)

Per intenderci: il primo Trolls ha incassato 347 milioni, di cui 154 nel solo mercato Usa. Lo stesso mercato in cui ha raccolto circa 100 milioni tramite il Povd. Solo che nel primo caso Universal ha potuto trattenerne circa 77, mentre con Trolls World tour la fetta sale all’80%, attestandosi quindi sugli 80 milioni. Insomma, ha incassato di più pur vendendo di meno. Un sogno.

Un sogno tale da far pensare all’amministratore delegato Jeff Shell di iniziare a distribuire i film Universal contemporaneamente al cinema e in streaming. Una dichiarazione, questa, che ha scatenato le proteste della catena di cinema Amc, già a rischio bancarotta da tempo. Amc Theatres (che in Italia possiede Uci Cinemas) ha minacciato di non mandare più in sala i film Universal se la major dovesse azzardarsi, a emergenza conclusa, a tentare una manovra simile.

La minaccia ha spento immediatamente gli entusiasmi della casa di produzione, che a quel punto non ha potuto fare altro che ridimensionare le proprie dichiarazioni.

Disney: il cinema del 2020 tra Coronavirus, speranze e preoccupazioni

In casa Disney, la situazione è stata piuttosto buona. È vero, però, che i continui rinvii di Black Widow – primo film della nuova fase del Marvel cinematic universe dopo Avengers – Endgame e il secondo Spider-man – hanno reso il 2020 il primo anno senza film Marvel sin da Iron Man 2, uscito ormai più di dieci anni fa. Per il film su Natasha Romanoff si parla ora di uno sbarco al cinema il 7 maggio prossimo, ma staremo a vedere.

Black Widow, film previsto al cinema nel 2020, ma che il Coronavirus ha fatto saltare, è slittato a maggio

(Credits: Disney)

Di certo la cosa non può che preoccupare: un anno senza uscite, proprio dopo la conclusione della grande Saga dell’Infinito, potrebbe essere fatale per l’Universo cinematografico Marvel. Con gli archi narrativi principali ormai conclusi, l’Mcu rischia di vedere scemare, e parecchio, l’interesse del pubblico per il prodotto.

L’impressione è che molte delle speranze siano riposte in WandaVision, la promettente serie in uscita su Disney+ il 15 gennaio, tra poco meno di due settimane. Dovesse andare bene, sicuramente riaccenderebbe l’attenzione del pubblico verso le prossime avventure degli Avengers.

Il 2020 di Disney+: Mulan, Artemis Fowl, Soul

Se, come dicevamo, Universal pictures esulta per gli 80 milioni stimati incassati con Trolls World tour, Disney può comunque ripensare con un ottimismo ancora maggiore a come sia andato il proprio marchio al cinema nel 2020, nonostante il Coronavirus abbia impedito l’uscita dei propri film.

Certo, Artemis Fowl, previsto per la sala e poi dirottato su Disney+, è stato spernacchiato un po’ da tutti – noi compresi. I decisamente più belli Onward e Soul della Pixar, allo stesso modo, sono stati caricati sulla piattaforma senza costi aggiuntivi per gli iscritti, di fatto generando meno profitti rispetto al cinema – al netto di qualche probabile nuova iscrizione.

Mulan nel film live action Disney, previsto al cinema nel 2020 ma il Coronavirus ne ha fatto saltare la programmazione

Mulan era previsto al cinema nel 2020, ma il Coronavirus ne ha fatto saltare la programmazione (Credits: Disney)

Ma è quanto accaduto al live action di Mulan a essere assolutamente senza precedenti. Dopo parecchia incertezza sulla data di realease, il film è uscito dalla programmazione al cinema del 2020 causa Coronavirus. Ma, seguendo l’esempio di Universal pictures, anziché venire rinviato al 2021 è stato messo in Povd su Disney+ al costo di circa 22 euro (quasi 30 dollari, negli Usa).

Il risultato? Secondo le stime di 7Park Data, solo negli Stati Uniti poco meno di un terzo degli account della piattaforma ha acquistato il film, lanciando in faccia a Topolino qualcosa come 270 milioni di dollari da non dover dividere con nessuno. Come ormai abbiamo capito dal precedente esempio, è come se il live action di Mulan avesse incassato oltre mezzo miliardo nei cinema americani.

È proprio vero che “Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e prezioso di tutti”. Anche quando il fiore in questione, nel complesso, è orrendo.

La risposta di Warner Bros. si chiama Hbo Max

L’ultima major in esame per questa analisi sul rapporto tra il cinema nel 2020 e il Coronavirus è Warner Bros. Visti i risultati di Trolls World Tour e Mulan, e dopo la mezza delusione per Tenet – rinviato a oltranza per tentare di trasformarlo nel film in grado di salvare economicamente i cinema durante la pandemia – anche Warner ha pensato di rivolgersi al Povd.

La piattaforma, dopotutto, c’è già: si tratta di Hbo Max, che avrebbe dovuto ospitare tra le altre cose la reunion di Friends e che è partita abbastanza in sordina. Così, la decisione è stata quella di spostare sulla piattaforma streaming i film attesi per il 2021, compresi Wonder Woman 1984, il nuovo Suicide squad di James Gunn, il quarto Matrix, il terzo film con Godzilla (in cui il lucertolone si prende a colossali pizze in faccia con King Kong) e il remake di Dune.

La cosa però ha generato un sacco di problemi.

Christopher Nolan non è contentissimo di Hbo Max, diciamo

Da una parte, i contratti di molte star prevedono bonus legati agli incassi al botteghino; venendo a mancare l’uscita in sala, quei bonus che fine fanno? Vanno ridiscussi, e sicuramente Warner dovrà risarcire parecchi artisti per i mancati guadagni.

Per non parlare poi delle giustificatissime lamentele di chi ha coprodotto i film in questione e non vedrà un centesimo se non dovessero uscire al cinema. È il caso della Legendary pictures, che ha finanziato quasi interamente il nuovo Dune di Denis Villeneuve: a quanto pare, Legendary non è stata neppure consultata dai boss di AT&T (la società che da qualche anno controlla Warner) prima che decidessero di spostare il loro attesissimo film su Hbo Max.

E dire che Warner – major di talenti mondiali come Stanley Kubrick e successivamente Christopher Nolan – prima di questo momento è sempre stata molto attenta agli artisti e ai produttori che lavorano per lei.

“Alcuni dei più grandi registi e le star più importanti – ha detto proprio Nolan, su Hollywood Reporter – sono andate a dormire la notte prima convinte di lavorare per il più grande studio di produzione al mondo, per scoprire al risveglio di star lavorando per il peggior servizio di streaming esistente”.

E l’Italia? I numeri del cinema nel 2020 con il Coronavirus

Il 15 giugno, in Italia, è stato il giorno della riapertura delle sale cinematografiche. Fino a ottobre, i cinema si sono barcamenati tra la paura per il Coronavirus, regole giustamente stringenti ma facili da rispettare e film non particolarmente interessanti per il pubblico, esclusi pochi casi.

Alla fine l’esperienza è durata 133 giorni, fino alla nuova chiusura del 25 ottobre, che dura ancora oggi. Quattro mesi e mezzo circa in cui sono stati incassati poco più di 33 milioni e mezzo di euro – 33.735.748, per la precisione. In termini di pubblico, fa oltre cinque milioni di spettatori, quasi un quinto dei quali per Tenet. Il film di Christopher Nolan arriva a totalizzare, da noi, quasi due milioni di euro. Non tantissimo.

Lockdown all’italiana e In vacanza su Marte

Sorte peggiore per il primo film italiano a uscire al cinema dopo la riapertura: il terribile Lockdown all’italiana, girato in fretta e furia per cavalcare l’onda del momento. Il film di Enrico Vanzina con Ezio Greggio e Paola Minaccioni floppa di brutto, fermandosi a 366mila euro. Pure troppi, vista la qualità del prodotto.

Per quanto riguarda invece il Premium on demand nostrano, l’Italia può vantare un titolo del calibro di In vacanza su Marte, uscito in Povd su alcune piattaforme il 13 dicembre e poi trasmesso martedì scorso su Sky Cinema. Sapete già quanto ci sia piaciuto (cioè per niente), quindi non parliamone oltre.

Paola Minaccioni, Massimo Boldi e Christian De Sica in una scena di In vacanza su Marte

In vacanza su Marte: in scena, Paola Minaccioni, Massimo Boldi e Christian De Sica (Credits: Warner Bros)

Nel momento in cui scriviamo, purtroppo, c’è ancora tanta incertezza sul futuro del cinema. Incrociamo le dita, sperando di poter tornare presto e in sicurezza a goderci un film in sala.

E consoliamoci pensando che, se non altro, ci siamo risparmiati una delusione: quella di uscire di casa e trovare il nostro cinema preferito occupato dall’ultimo film di Neri Parenti.

+ Non ci sono commenti

Aggiungi