Deaf U – Portare la sordità su Netflix con un documentario


Quando scrissi il mio primo articolo su Discorsivo, nell´agosto del 2017, fu proprio a proposito di una serie tv Netflix che parlava di disabilità. Caso vuole che il 9 ottobre  scorso sia uscito un nuovo show che tratta ancora una volta di disabilità, in questo caso di sordità.

Protagonisti sono ragazzi non udenti o con disabilità uditive che frequentano il campus della Gallaudet University a Washington DC. Tra i produttori esecutivi troviamo Nyle DiMarco – modello e attivista americano, sordo dalla nascita – indica come obiettivo principale del documentario quello di mostrare la vita quotidiana delle persone affette da sordità, sotto ogni punto di vista. Ovviamente con l´intento di far capire come questa disabilità non renda le persone sorde diverse dagli altri esseri umani (e trovo triste che ogni tanto bisogna continuare a ricordarlo).

sordità - deaf u

(Credits: Netflix)

Deaf U è una docusoap

Docusoap indica un prodotto televisivo che si trova a metà tra, appunto, un documentario e una soap opera. Si intrecciano quindi elementi di indagine e informazione tipici del primo, con le storie e le emozioni che suscita il secondo. E Deaf U lo è in quanto uno show fresco e molto pop, grazie soprattutto ai giovani protagonisti che portano il giusto livello di modernità.

Ma al contempo cerca di evidenziare alcuni degli aspetti sociologici connessi al convivere con la sordità. Da una parte troviamo quindi il lato giornalistico, in cui le vicende personali dei protagonisti sono il punto di ingresso della narrazione per arrivare a idee più astratte e complesse. Dall’altra le storie personali sono molto approfondite – anche in maniera piuttosto voyeuristica e, probabilmente, anche forzate un po’ dagli autori: si parla di tematiche come sesso e snobismo, in maniera anche un po’ troppo cruda e diretta. Ma come ho detto sopra la realtà è fatta anche, e soprattutto, di questo. Non c’è disabilità che tenga.

sordità - deaf U èlite

“Non sono abbastanza sorda?” (Credits: Netflix)

Per esempio non mancano gli approfondimenti sulle complicate e ricche divisioni culturali della comunità sorda. All’interno di quest’ultima troviamo un’élite, composta da famiglie di sordi – anche da parecchie generazioni – e che mandano i loro figli in scuole per non udenti. Interessante è il caso di chi abbia solamente problemi di udito e viene considerato dagli udenti come un disabile e dalla comunità dei non udenti “non abbastanza sordi”.

La normalità nella sordità

Ma ovviamente quello che viene fuori di più nella serie, quello che salta subito all’occhio è la quotidianità di una persona sorda. Come spesso mi capita di vedere durante il mio lavoro di architetto quando si progettano spazi accessibili ai portatori di handicap, anche per i non udenti alcune azioni che noi diamo per scontate per loro sono un ostacolo insormontabile. Ad esempio sapevate che Siri, o qualsiasi altro assistente vocale, non riconosce la voce dei non udenti?

Oppure due amiche che vanno a farsi la manicure non possono spettegolare tra loro in quanto le loro mani, il loro mezzo di comunicazione, sono ovviamente impegnate?

Di grande impatto emotivo poi è anche la vita sentimentale delle persone affette da sordità. Quanto è romantico sussurrare dolci parole alle orecchie del proprio partner? Ma tra non udenti bisogna staccarsi per poter parlare con la lingua dei gesti. Quindi si sta vicini durante le coccole, ma per parlare bisogna distanziarsi, per poi di nuovo riavvicinarsi.

Deaf u, documentario su Netflix, racconta la sordità

(Credits: Netflix)

Penso sia un ottimo esercizio per tutti mettersi per un attimo nei panni di questi ragazzi che, proprio come noi, conducono una vita assolutamente normale, con i loro alti e bassi. A volte serve tornare con i piedi per terra e vedere come alcune azioni quotidiane, per altri, siano un ostacolo di non poco conto. Serve per ridimensionare la nostra visione del mondo, per essere più aperti mentalmente e anche più tolleranti, che non fa mai male.

Buona visione!

 

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