Perché dovreste assolutamente vedere Il ladro e il ciabattino


C’è tanto da dire su Il ladro e il ciabattino, film animato diretto dalla leggenda del mondo dell’animazione Richard Williams.

Ci sarebbe da raccontare la storia del suo creatore, celebre soprattutto per aver diretto le animazioni di Chi ha incastrato Roger Rabbit?; oppure si potrebbero narrare le incredibili peripezie che questo titolo ha attraversato nei suoi quasi trent’anni di lavorazione; o, ancora, si potrebbe raccontare una storia di passione, talento e un briciolo di incoscienza come quella che ha portato un gruppo di doppiatori (sotto la guida dello youtuber Enrico Gamba) a realizzare l’edizione italiana ufficiale del film, con mezzi di fortuna e in pieno lockdown.

Il ladro e il ciabattino - La locandina italiana del film con l'adattamento di Enrico Gamba

(Credits: eOne Ugc)

Ma lo spazio è poco. Quello che si può fare, però, è darvi qualche motivo per cui dovreste spendere un po’ di tempo per scoprire non solo uno, ma tutti e tre questi aspetti. Personalmente, ritengo che Il ladro e il ciabattino possa rappresentare qualcosa di molto importante anche per la nostra generazione. Come Enrico Gamba e il suo team dimostrano in pieno.

Il ladro e il ciabattino – Un sogno troppo grande per il mercato

Il ladro e il ciabattino ha una storia produttiva lunga e complicatissima. Certo, l’idea di partenza non ha aiutato il film a vedere la luce in fretta: già dalla prima bozza del 1964 era chiaro che Richard Williams volesse realizzare un’opera registicamente di impatto, sbalorditiva dal punto di vista tecnico (24 fotogrammi al secondo invece dei canonici 12), con due personaggi chiave praticamente muti e con un po’ di riferimenti rivolti a un pubblico maturo.

In poche parole, il sogno di Richard Williams era costosissimo e rivolto a una platea potenzialmente più ristretta di quella del classico film animato. All’inizio dovette provvedere da solo a finanziare i lavori, riuscendo a produrre appena qualche decina di minuti di film. Poi, nel 1988, intervenne la Warner Bros, intenzionata a mettere sotto contratto Williams dopo il successo di Chi ha incastrato Roger Rabbit?

Richard Williams era stato infatti il direttore del reparto animazioni del film, grazie al quale vinse due Oscar: uno per gli effetti visivi e uno per i contributi speciali, un premio che viene assegnato solo in caso di particolari innovazioni artistiche introdotte nel mondo del cinema. Nella storia ne sono stati consegnati solo 19.

Forte di questa credibilità, Il ladro e il ciabattino riprese dunque la sua corsa sotto l’egida Warner. Ma quando sembrava che le cose potessero andare bene per le avventure di Tacco, della principessa Yum-Yum e del perfido Zigzag, ecco la doccia fredda. Si scoprì che il film, previsto per il novembre 1992, sarebbe dovuto uscire lo stesso giorno di un altro prodotto d’animazione contenente un ladro, una principessa e un visir malvagio sullo sfondo di una città arabeggiante. Un certo Aladdin, targato Disney.

Le tre versioni di Il ladro e il ciabattino

Il terrore per questo scontro fece perdere la testa ai produttori. Il risultato? Richard Williams fu cacciato dal progetto e il frutto di tutte le sue fatiche venne stravolto, dando vita a più di una versione nella speranza di rendere il film più competitivo.

La prima di queste fu The princess and the cobbler, prodotta nel 1993 dalla Allied filmakers: una versione censurata, integrata con sottotrame non previste nell’originale e ben quattro canzoni – in stile Disney, potremmo dire, ma decisamente sciape. Come se non bastasse, in The princess and the cobbler il protagonista non solo non è muto, ma fa addirittura da narratore.

La seconda, due anni dopo, è firmata Miramax. Qui non è solo il ciabattino a parlare, ma anche tutti i personaggi muti nella visione di Richard Williams. Il ladro, l’avvoltoio Phido e persino gli alligatori: tutti hanno qualcosa (di superfluo) da dire. Anche il titolo cambia, diventando Arabian knight.

La terza – su cui si basa l’edizione italiana uscita su Youtube ai primi di settembre – è la cosiddetta Recobbled cut: una versione restaurata e pensata per essere la più vicina possibile all’idea originale di Richard Williams, anche a costo di inserire nel montaggio scene non finite e bozzetti.

Sarebbe troppo complicato raccontare più di questo, come detto. Ma la storia vale decisamente la pena di essere approfondita. Per questo, il consiglio è quello di prendersi un po’ di tempo e ascoltare i fatti nel dettaglio in questo video dello stesso Enrico Gamba, adattatore e direttore del doppiaggio dell’edizione italiana di Il ladro e il ciabattino.

Ma, alla fine, com’è questo film?

Se avete ben chiari i problemi della pellico, e quanto Richard Willams tenesse alla propria visione di Il ladro e il ciabattino, siete finalmente pronti a vedere la Recobbled cut.

Sì, perché gustarselo conoscendo ogni retroscena, ogni problema e ogni grammo di passione spesa dal suo creatore rende l’esperienza completamente diversa.

La cosa più interessante del film, infatti, non è la trama. Fin dall’introduzione capiamo tutto: sappiamo già che le palle dorate che proteggono la città verranno rubate dal ladro, che i cattivi verranno sconfitti e che la principessa e il ciabattino si sposeranno. Il punto è il come.

Perché Il ladro e il ciabattino è un’esperienza visiva pazzesca, persino considerando che – come abbiamo detto – in questa edizione molte scene sono incomplete, altre non sono colorate e altre ancora sono poco più che storyboard. Questo film è perfetto per comprendere come anche una storia semplicissima e di cui sai già il finale può entrarti nel cuore. Accade perché dietro c’è il lavoro di un artista che ti rapisce con animazioni imprevedibili e quasi impossibili, un numero impressionante di trovate visive talmente brillanti da togliere il fiato, e un messaggio basilare, ma illustrato alla perfezione.

Il ladro e il ciabattino è un simbolo per tutti

Con abilità, determinazione, coraggio, un pizzico di incoscienza e un po’ di fortuna, può bastare veramente poco per fare la differenza. È questa la morale di fondo dell’opera di Richard Williams, ed è una lezione preziosissima, valida oggi più che mai.

Il regista, scomparso poco più di un anno fa, è riuscito a ispirare tantissime persone persino con un’opera incompiuta. Tra questi ci sono anche Enrico Gamba e il cast di doppiatori e tecnici che hanno lavorato all’edizione italiana, pronti a lanciarsi in un’operazione complicata, un po’ folle, non monetizzata, ma piena di amore e di passione. E che, chissà, può essere per molti di loro la svolta per il futuro.

Il loro lavoro è stato quanto di più prossimo al messaggio di Il ladro e il ciabattino: fare del proprio meglio con il poco che si ha. In questo caso, per diffondere la visione di un sognatore così come l’aveva immaginata lui stesso.

Un film per chi è in cerca di riscatto

Si può fallire, come sotto molti punti di vista ha fallito Richard Williams con Il ladro e il ciabattino, ma il suo tentare per così tanto tempo e con così tanta passione ha lasciato un’impronta fondamentale nella storia dell’animazione e del cinema in generale – tanto che il film fu presentato al Moma di New York nel 2016.

Il ladro di Il ladro e il ciabattino mentre pianifica il furto delle tre palle d'oro

(Credits: eOne Ugc)

Per una generazione come la nostra, l’impatto di una pellicola come Il ladro e il ciabattino può essere molto incoraggiante. Viviamo in un periodo complicato, in cui i millennial non sono del tutto artefici del proprio destino, costretti spesso a lavori molto diversi da quelli per cui hanno passato i propri vent’anni chini sui libri, quasi ignorati dalla politica e testimoni di ben due crisi globali che avranno effetti di lungo periodo ancora difficili da prevedere.

Tacco il ciabattino è pallido perché non esce mai dalla propria bottega, lavora tantissimo (perfino mentre dorme) e nonostante tutto questo resta poverissimo. Eppure, al momento giusto, troverà il modo di far fruttare la propria abilità. Ma se non fosse andato in prima linea a combattere nella battaglia finale, nessuno dei suoi talenti sarebbe mai servito a granché. E non avrebbe inciso né sulla propria vita né sulla salvezza del regno.

Come lui, forse anche noi millennial abbiamo ancora l’occasione per contare qualcosa, per riscattarci o per realizzarci in pieno. Abbiamo le carte per farlo, ma dobbiamo trovare il coraggio di lanciarci nel mezzo della battaglia. Di crearci le occasioni per dire la nostra.

Poi, da lì, chissà cosa può succedere.

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