Artemis Fowl, il genio del crimine che ti ruba 90 minuti con un film anonimo


Lo confesso: prima che uscisse questo articolo qui non avevo mai sentito parlare di Artemis Fowl: quando i libri di Eoin Colfer arrivarono in Italia, ai primi del 2000, li ignorai completamente.

Ferdia Shaw nei panni di Artemis Fowl

(Credits: Disney)

Motivo per cui, una volta uscito su Disney+, pensavo di lasciar perdere anche il film: confidavo che – come per l’analisi del trailer – se ne sarebbe occupata ancora una volta Paola Cecchini, nota fan dei libri. Poi però la voglia di fare un lavoro più completo possibile ha preso il sopravvento: parlando con Paola, abbiamo concordato sul fatto che, probabilmente, chi non conosce il materiale originale è più indicato per giudicare il film per quello che è, senza condizionamenti di sorta.

Dopo una dura e lunga riflessione, alla fine la saggezza ha prevalso.

Io e Paola Cecchini conversiamo su Whatsapp a proposito di Artemis Fowl. Io: "Senti, stavo pensando... ma ora che è uscito il film di Artemis Fowl... la vuoi fare una recensione vera e propria?"; Paola: "...[14:23, 25/6/2020] Paola Cecchini: Non vale quella preventiva? L'ho fatta apposta per non dover vederlo vedere davvero... no ti prego va bene qualunque altro film ma di quello mi è bastato vedere il trailer. Devo ancora riprendermi del tutto da quello"; Io: "Ok, ok, mi sacrifico io"; Paola: "Non ti invidio. In bocca al lupo"

Una trattativa sofferta

L’inizio del film è incoraggiante, per quanto non originalissimo: la voce narrante del personaggio di Bombarda Sterro, il bianco e nero, il montaggio alternato di panoramiche e dirette televisive ci immettono subito in un’atmosfera interessante e inaspettata. Rovinata immediatamente, però, dall’entrata in scena del protagonista, in versione surfista.

C’è da dire comunque che, in qualunque contesto ce l’avessero presentato (Artemis studente, Artemis cuoco, Artemis ministro del Tesoro… quello che volete), il risultato non sarebbe cambiato molto: in un film che porta il suo nome, Artemis Fowl è probabilmente l’aspetto peggiore di tutta l’opera, sia dal punto di vista della scrittura che dell’interpretazione.

Artemis Fowl e la mimica facciale

Sulla scrittura, poco da dire: Artemis dovrebbe essere un piccolo genio, ma questa cosa ci viene solo detta, mai mostrata davvero. Tutto quello che fa per dimostrarlo è una valutazione di massima su un presunto pezzo d’antiquariato e dire “Come avevo previsto!” ogni quattro battute, senza che questo comporti chissà che sorpresa per lo spettatore.

Artemis Fowl in una scena del film

La tipica espressione di stupore e sofferenza di qualcuno che ha appena preso un pugno in faccia da un’elfa. Sembra quasi di percepirne il dolore (Credits: Disney)

Sul fronte dell’interpretazione, Ferdia Shaw è probabilmente uno dei giovani attori più anonimi degli ultimi anni. Colpa delle indicazioni del regista Kenneth Branagh o mancanza di talento del 15enne irlandese? Difficile a dirsi dopo un solo film. Vedremo.

Quello che è certo è che il suo personaggio ha l’espressività di Kimi Raikkonen dopo tre ore di sonno. Non importa se sia sorpreso o arrabbiato, se si stia lavando i denti o combattendo contro un troll: non un solo muscolo sul suo volto subirà una qualche sollecitazione. Al confronto, Bella Swan di Twilight sembra Jim Carrey.

Un film da quarantena

Sottotono anche il resto del cast, da Colin Farrell a Nonso Anozie – entrambi vecchie conoscenze delle nostre stroncature: il primo è alla sua terza apparizione dopo Daredevil e Storia d’inverno, mentre Anozie l’avevamo già visto in quella divertente boiata de L’ultima legione.

Difficile essere cattivi con Judi Dench, ma neppure lei brilla. Unica eccezione: la giovanissima interprete di Spinella Tappo, Lara McDonnell. Lei è l’unica che prova a infondere un po’ di energia e simpatia nel film, e chissà che la sua carriera non ci riservi qualche sorpresa in futuro.

Per il resto, la storia di Artemis Fowl si trascina stancamente, spalmata su non più di quattro o cinque location. Ironicamente, per un film che non è uscito nelle sale a causa della pandemia, è in sostanza un “film da quarantena”: a occhio, circa il 90% delle scene si svolge nella casa dei Fowl. Un’ambientazione che non fa che aumentare il senso generale di noia, insieme a musiche prese probabilmente da una libreria gratuita di YouTube, scene sconnesse e personaggi dimenticabilissimi e poco carismatici. Per esempio: se avete visto il film, vi ricordate ancora di Juliet Leale?

Artemis Fowl come Harry Potter?

La fama di anti-Harry Potter di Artemis Fowl non è del tutto immotivata, probabilmente. Ma anche volendo evitare il paragone con il celebre maghetto inglese, come si fa a ignorare il fatto che Bombarda Sterro e Hagrid della saga di J.K. Rowling siano visivamente uguali? Sicuramente avranno lo stesso vestiario nei libri, certo, ma in un film questa cosa è inaccettabile. Soprattutto se fin dal principio si sa che il paragone con Harry Potter verrà tirato in ballo, prima o poi.

Davvero a nessuno è venuto in mente di differenziare un po’ di più un tizio grossissimo che indossa un pastrano marrone, ha una barba bruna e cespugliosa ed è pensato per essere bizzarro ma simpatico per non farlo somigliare troppo a un altro tizio grossissimo che indossa un pastrano marrone, ha una barba bruna e cespugliosa ed è pensato per essere bizzarro ma simpatico?

Confronto tra Bombarda Sterro in Artemis Fowl e Hagrid di Harry Potter

Sopra: Leale, Spinella e Artemis con Bombarda Sterro; sotto: gli stessi personaggi con Hagrid di Harry Potter. O era il contrario? (Credits: Disney; rielaborazione: Marco Frongia)

Artemis Fowl, genio dello spiegone

Per il resto, fare paragoni con Harry Potter lascia il tempo che trova, a eccezione di un particolare: la questione degli spiegoni.

Ignorando la faccenda dei libri, su cui non posso esprimermi, una grossa differenza tra la saga di Harry e questo film è che nel primo caso ha senso che i personaggi si mettano a illustrare un sacco di cose al protagonista. Questo perché Harry, di base, va istruito: non sa nulla del mondo di cui è finito improvvisamente a far parte. Tipo Danilo Toninelli, ma con la bacchetta.

Il film di Artemis Fowl invece è una specie di spiegonificio: solo nel primo quarto d’ora si contano almeno sei dialoghi completamente innaturali, quasi tutti vitali per il pubblico ma del tutto inutili per i personaggi.

Prendiamo ad esempio questa battuta del tenente Cudgeon (Joshua McGuire), rivolta al comandante Tubero. Non c’è un solo concetto che non sia già arcinoto a entrambi: le azioni di Belfaggio Tappo, le loro conseguenze, cosa facesse Tubero all’epoca dei fatti e persino cosa sia l’Aculos, un oggetto magico in grado di fare qualunque cosa. Tranne salvare questo film.

Il comandante Tubero e il tenente Cudgeon

Battuta vera: “Belfaggio ha usato la magia per rubarci l’Aculos, che come lei ben sa è il manufatto più prezioso della nostra civilità. E c’era lei al comando. Belfaggio ha messo in pericolo il nostro popolo ed è scomparso. A mio avviso è un traditore” (Credits: Disney)

Io: "Ciao Camilla, che compi 25 anni tra pochi giorni! Non so se ti sto disturbano mentre guardi la tua adorata The big bang theory, nota sitcom a sfondo nerd conclusasi ormai un anno fa, ma volevo chiederti se potessi aiutarmi a trovare una conclusione per la stroncatura di Artemis Fowl"; Camilla: "Marco, ma tutto bene? Guarda che so cos'è The big bang theory!!! Perché me lo dici?"; Io: "Ma niente, è solo un normalissimo ed estremamente naturale messaggio come tanti che posso averti inviato in questi ormai cinque mesi di collaborazione con il nostro decennale magazine chiamato Discorsivo! Che c'è di strano?"; Camilla: "Parli così per colpa del film vero?"

La pazienza di Camilla Tuccillo

Esistono cose su cui neanche la sospensione dell’incredulità può fare molto.

Uno spettatore – specie in un film fantasy per ragazzi – di norma accetta facilmente fate, centauri in giacca e cravatta, mostri giganteschi con i rasta, nani alti due metri con la bocca che si spalanca grazie a una computer grafica pessima e trame un po’ sconnesse.

Ma non esiste un modo per rendere credibili personaggi che si dicono l’un l’altro solo cose che sanno già, con l’unico scopo di farle capire al pubblico.

Provate a parlare così con i vostri amici, e vedrete che effetto fa.

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