Recensioni – Ex Machina


Poster EX-MACHINAEx-Machina. Un film di Alex Garland con Domhnall Gleeson, Alicia Vikander ed Oscar Isaac.

 

Non è strano aver creato qualcosa che ti odia?

Può una macchina pensare? Può una macchina essere intelligente? C’eravamo posti queste domanda qualche mese fa, quando abbiamo conosciuto Alan Turing e i suoi studi sull’intelligenza artificiale. Oggi le domande che ci poniamo sono diverse, come se ormai dessimo per scontato che una macchina possa pensare e possa essere intelligente, e fossimo passati alla domanda successiva: possono le macchine provare emozioni? Possono amare, odiare, provare paura?

Ma c’è una terza opzione. Un’altra domanda che, ancor più delle altre, segna un confine superato il quale non si può più tornare indietro. La domanda non è più se possa o non possa provare emozioni, ma se possa fingere di provarle.

Caleb Smith (Domhnall Gleeson) è un informatico che lavora presso la Bluebook, società leader per il suo innovativo motore di ricerca, e che ha vinto un concorso per andare una settimana a casa di Nathan (Oscar Isac), il leader fondatore della compagnia, per effettuare un lavoro segretissimo. Appena arrivato Caleb scopre che il suo compito sarà quello di effettuare il test di Turing all’intelligenza artificiale creata da Nathan a cui l’uomo ha dato il nome di Ava (Alicia Vikander). ex-machina-vikande_3170840bIl test di Turing prevede che un umano abbia a che fare con diversi soggetti e debba capire se essi siano umani o computer. Per fare un esempio pragmatico, uno scienziato deve capire se sta giocando a scacchi con un essere umano o, nel caso stesse giocando con un programma, se esso sappia non solo giocare a scacchi, ma sappia anche cosa gli scacchi sono e che ci sta giocando. Per questa ragione il test si effettua senza che lo scienziato veda effettivamente la macchina. Se in Her, la sola voce di Scarlett Johansson confondeva i nostri sensi (e quelli di Jaquin Phoenix) facendoci dimenticare che quella che parlava non era una persona vera, qui siamo già oltre, perché Caleb si troverà subito di fronte Ava e l’impatto visivo dell’umanoide esprime chiaramente che ella è una macchina. E’ possibile, dunque, pur avendo di fronte una macchina, dimenticarsi per un secondo di cosa sia e credere di avere davanti una persona? Ma, soprattutto, se l’uomo è davanti alla macchina, chi è il soggetto del test adesso: la macchina o l’uomo stesso?

Alex Garland, alla sua prima opera come regista (lo conoscevamo già come scrittore dell’apprezzabile opera – trasformata poi in un pessimo film – The Beach e come sceneggiatore di 28 giorni dopo e Non lasciarmi), crea un’opera interessante e matura, in cui riesce a sviluppare un thriller ma eliminando la carica emotiva, quasi fosse una storia raccontata da un robot. Pur essendo quello dell’intelligenza artificiale un tema molto sfruttato attualmente, nessuno era riuscito a creare un’opera completa quanto Ex Machina. Garland prende Her, lo mescola con quello che sarebbe potuto essere Automata e ci aggiunge ingredienti presi direttamente da un cinema più vecchio stile come quello di Blade Runner e Hal 9000. L’intelligenza artificiale, per quanto qui sia comunque qualcosa di straordinario, non è futuristica, è qualcosa che, come sostiene lo stesso Nathan, avverrà per forza. downloadNegare un futuro in cui esisteranno le intelligenze artificiali è come negare che da qualche parte esistono gli alieni, è egocentrico e anche un po’ dolce nella sua ingenuità. L’innovazione del tema, in questo caso, si riscontra nel fatto che Ava sia nata dalle intelligenze collettive. “Quello che non capivano i miei competitors” dice Nathan “è l’utilità dei motori di ricerca. Loro li utilizzano per capire cosa pensano le persone, per arricchirsi vendendo pubblicità e social network. I motori di ricerca non sono mappe di cosa pensa la gente, ma di come pensa“. Ed ecco che tenendo sotto controllo i motori di ricerca, inserendo in ogni apparecchio microfoni e videocamere si ottiene una mappa facciale e il cervello elettronico di tutta l’umanità.

Ex machina è un film sicuramente da guardare non tanto per la trama che è prevedibile sino alla fine, ma per l’attenzione ai dettagli e a tutti quegli elementi che girano attorno alla trama. Grazie alla bravura degli attori (in particolare la Vikander, che può usare solo il proprio volto e la propria espressione, e Sonoya Mizuco, la cameriera muta di Nathan che può sfruttare solo il proprio corpo), ad un’ottima fotografia, all’utilizzo della location (che, con il suo essere isolata, asettica ed estremamente tecnologica riesce, già da sola, a trasmettere il senso di agonia e prigionia tipico dei thriller) e dei dialoghi, Ex machina riesce a far dimenticare allo spettatore che sta guardando un film di fantascienza, e, pur risultando lento e freddo, a non annoiare mai.

Il finale, poi, per quanto scontato, è ciò che più colpisce, perché in questo gioco di inganni Ava, l’unica macchina palese, risulta essere a più umana di tutte ed è questo, più che tutto il resto, a mettere a disagio lo spettatore, mettendo in discussione ogni sua certezza, rendendo impossibile non chiedersi: Qual è il confine tra l’uomo e la macchina?“.

 

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