Broadchurch



broadchurch_series2_ep1_01-e1419764072681
Scritta da Chris Chibnall e prodotta da Richard Strokes per il canale ITV.  Con David Tennant ed Olivia Colman.

Un impermeabile arancione per l’agente Ellie Miller (Olivia Colman) che allude ala sua bonarietà e fiducia ingenua verso il prossimo, mentre per l’ispettore Alec Hardy (David Tennant) uno sguardo torvo ed arcigno indossato con ordinaria maestria e stile, esattamente come il suo completo scuro ed impeccabile. Infine, il blu e il bianco del mare che s’infrange sulla Jurassic Coast, nel Dorset, la location della serie, sotto un sole benigno, dall’intensità tenue, quasi beffarda. Bastano pochissime e chiare pennellate per visualizzare Broadchurch. C’è anche il rischio però di farsene a priori un’idea sbagliata come di una serie terra terra e poco travolgente solo perché sembra priva di quell’elemento trasversale di anomalia folle che ha fatto il successo di molti crime. Questo perché Chris Chibnall rende innovativa la sua creazione facendola scendere da quel palcoscenico troppo costruito ed esagerato del moderno genere crime seriale, in cui si succedono come nel più grottesco cabaret squadre scientifiche a dir poco futuristiche, investigatori tanto dotati di doti intellettive fuori dal comune quanto di problemi di asocialità, o fuorilegge che in un modo o nell’altro finiscono per mettersi al servizio della giustizia.

Broadchurch è invece totalmente calato nella realtà più comune a tutti noi, quella di una piccola città, quella fatta di relazioni. L’intreccio si svolge lentamente in un piccolo paese in riva al mare, Broadchurch appunto, che costituisce l’archetipo della cittadina inglese pacifica in cui gli abitanti si conoscono quasi tutti e vivono una tranquilla e cordiale convivenza. Uno dei posti più consueti insomma dove passare le vacanze estive, non certo dove trovarsi ad avere a che fare con l’omicidio inspiegabile di un ragazzino di undici anni, Tom Latimer. Inutile dire che quest evento sconvolge l’equilibrio iniziale e mette in moto una serie di colpi di scena che dissotterrano e espongono alla luce della polizia e dell’ingorda stampa priva di scrupoli locale e nazionale tutte le discordie, i tradimenti e i segreti nascosti sotto un’apparenza di tranquillità. La realtà messa in scena da Chibnall prende forma grazie alla scelta di fare dei suoi personaggi figure ordinarie e complete ma soprattutto grazie alla verosimiglianza della rappresentazione delle dinamiche relazionali della comunità, fragili, instabili, complicate, giorno dopo giorno sempre più stratificate di rancori e incomprensioni. Sotto l’occhio dello spettatore si delineano ad esempio la superficialità dell’amicizia fra colleghi di Mark Latimer (Andrew Buchan), padre della vittima, e Nige Carter (Joe Sims), l’amore maturo e stantio fra Mark e Beth (Jodie Whittaker), l’intolleranza vicendevole fra l’ispettore Hardy e l’agente Miller che nasconde sotto sotto un profondo rispetto. Le relazioni sono curate nei minimi particolari e rendono la serie un capolavoro di delicatezza e di verosimiglianza.

Ecco allora che la forza della serie tv risiede nel contrasto che si genera fra, da una parte, delle relazioni tanto complesse e una realtà tanto convenzionale e, dall’altra parte, l’efferatezza di un singolo avvenimento fuori da ogni logica, l’omicidio del piccolo Tom, figlio. La marca di questa serie è, infatti, il sentimento di contrasto generale che fa da sfondo ad essa. Lo straniamento e lo spaesamento dello spettatore sono enfatizzati ancor più dalla colonna sonora, creata dal musicista islandese Ólafur il quale mescolando musica ambient ed elettronica con vocalizzi eterei infonde a degli scenari ricercatamente normali e semplici, un sentimento di sospensione misto a inquietudine. Una musica che il creatore Chibnall ha addirittura definito “una narrativa a sé”.

Il contributo di David Tennant al successo della serie è incommensurabile. La scontrosità del suo personaggio, i suoi drammi personali e la sua fragilità sembrano completamente incarnati nell’attore, tanto che vederlo ridere e sorridere in varie interviste sortisce quasi un ennesimo effetto traumatico per lo spettatore (come se la serie di per sé non avesse già contribuito abbastanza). Le sue abilità recitative sono anche ciò che permette alla serie gemella di matrice americana Gracepoint di sopravvivere nonostante la totale assenza di tensione emotiva e della complicità che invece si percepisce fra gli attori di Broadchurch.

La seconda stagione, uscita da poco, perde inizialmente un po’ di slancio, soprattutto per gli spettatori che soffrono di claustrofobia da aula di tribunale e di insofferenza per questioni astratte e giuridiche. Ma Chibnall non delude. La storia della prima stagione si intreccia ad un’altra vicenda ancora più intricata ma nuovamente dipinta con toni forti, verosimili e ben definiti. Ed è ancora amore.

 https://www.youtube.com/watch?v=7uB7Bx8XU_g

+ Non ci sono commenti

Aggiungi