Recensioni – The Imitation game


Locandina The Imitation Game The Imitation Game. Un film di Morten Tyldum, con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong.

“Somethimes it is the people who no one imagines anything of, who do the things that no one can imagine” – “Talvolta sono le persone che nessuno immaginerebbe a fare cose inimmaginabili”.

I bei fim si dividono, a mio avviso, in tre categorie:  1. Quelli che, una volta finiti di vederli, ti lasciano una strana sensazione alla bocca dello stomaco, sia essa magone, felicità, tristezza, senso di invincibilità o qualunque altro tipo di emozione. 2. Quelli che rivedresti all’infinito, di cui conosci gran parte delle battute a memoria magari anche, se sei il tipo, in lingua originale. 3. E quelli che entrano prepotentemente nella realtà, stravolgendola, riscrivendola talvolta, al punto che alcuni ricordi, profumi, luoghi e frasi te li richiamano immediatamente alla memoria.

Ti accorgi che un film fa parte di questa terza categoria mentre sei al cinema a vedere The Imitation Game, che inizia con un uomo che, nel 1944, sale su un treno e in sottofondo partono le prime parole del discorso della Corona inglese che segnano l’ingresso della Nazione nella Seconda Guerra Mondiale. E tu non riesci, proprio non puoi, fare a meno di vedere davanti ai tuoi occhi, quasi fosse davvero lì nello schermo di fronte a te, il viso di Colin Firth che pronuncia quello stesso discorso, con le stesse parole, le stesse pause, le stesse incerte pronunce. E tu lo sai che quello che sta parlando non è Colin Firth ma è Giorgio VI, quello vero, (è indifferente se stai guardando il film in italiano o in inglese, lo capisci che è uno spezzone di quello originale) ma l’immagine del film è così forte che ti accorgi d’un tratto che nella tua testa ormai saranno per sempre un tutt’uno.

Se “Il discorso del Re” termina a questo punto, “The Imitation Game” da quel discorso ha il suo inizio, quasi a proseguire la storia o, piuttosto, a mostrarci un altro angolo, un po’ come un corridoio nel passato le cui porte si affacciano sulle storie di grandi personaggi che hanno cambiato il futuro di una nazione o, come in questo caso, del mondo intero. Perché questa volta la storia è quella di Alan Turing, personaggio incredibile il cui merito nella disfatta bellica del nazismo è stato riconosciuto solo negli anni 70 e il nome onorato ufficialmente dopo un discorso di scuse da parte del governo britannico del 10 Settembre 2009. Scuse arrivate troppo in ritardo e che non fanno dimenticare che Turing si sia tolto la vita a causa di un’accusa di “atti osceni in luogo pubblico” (definizione ufficiale per il “crimine” di omosessualità) e di un’emarginazione che, forse, proprio a causa delle sue debolezze, non ha saputo combattere.

Una vita breve ma che ha segnato il mondo attraverso tre scoperte importantissime e intrinsecamente legate tra loro perché, in realtà, arrivano tutte da una  stessa, piccola idea: le macchine possono pensare?

Una semplice idea che cambiò tutto. E da questa idea nacquero i computer, si cominciò a fare studi sull’Intelligenza Artificiale e, non dimentichiamo il piccolo dettaglio, si vinse la guerra. Tre scoperte benedict-cumberbatch-imitation-game-3racchiuse in un solo nome: Christopher.

Sì, perché Christopher (il nome deriva dall’amico d’infanzia di Turing), è il nome della macchina che Turing inventò per riuscire decodificare i codici di Enigma, la macchina utilizzata dai tedeschi per criptare i messaggi ed impedire agli alleati di capire i propri piani di guerra. E non solo, Christopher è la prima macchina in grado di prendere decisioni, in effetti possiamo dire che Christopher è il primo programma ed è la prima scintilla che porterà alla rivoluzione del computer. E allo stesso tempo Christopher è la prima macchina in grado di farci porre le domande:”Dando le istruzioni giuste è possibile che una macchina possa decidere come procedere? E seguendo gli schemi del cervello è possibile creare un’Intelligenza Artificiale, una macchina capace di pensare?”

Ma se la trama si snoda intorno al Professor Turing e alla sua squadra di colleghi grazie a cui Christopher riuscì a decifrare Enigma, il vero protagonista della storia è Alan, con la sua genialità, le sue debolezze, i tic, l’arroganza e le insicurezze, che rivive sullo schermo grazie all’interpretazione eccezionale di  Benedict Cumberbatch, abituato, ormai, a rivestire ruoli di personaggi complessi e dalle mille sfumature (per non citare il solito Sherlock pensiamo a Julian Assange). E, certo lo so bene anche io, è banale tessere le lodi di un attore che sembra vivere, negli ultimi anni, in uno stato di grazia, idolatrato da tutti. Tuttavia è impossibile non tessere le sue lodi dopo aver visto la bravura con cui riesce, con un gesto, un’inflessione della voce, uno sguardo, ad esprimere in modo chiaro e coerente tutte le sfumature del personaggio. keira-knightley-in-the-imitation-game-movie-8Come non commuoversi quando, ad esempio, cerca di allontanare la collega e compagna Joan Clarke (un’adattissima Keira Knightley) perché teme che tutti quei segreti e quei complotti potrebbero metterla in pericolo. Tu, spettatore impotente della sua storia, sai benissimo quanto lui tenga a lei e ti accorgi di quel leggero irrigidimento dei muscoli quando capisce di poter usare la scusa della propria anaffettività per rivelarle, con noncuranza, che in realtà le mostrava affetto solo per potersi far aiutare nel suo lavoro. E allo stesso modo senti tuo il panico e il dolore che mostrano i suoi occhi, ma solo gli occhi, quando lei lo accusa e si rifiuta di allontanarsi.

Un’interpretazione delicata e rispettosa, accompagnata dalla regia Morten Tyldum e da un film che si mantiene sullo stesso livello, come ad abbracciarla, e che racconta la storia di Turing senza essere mai invadente o gratuitamente drammatica. L’omosessualità di Alan viene accennata ma mai mostrata apertamente o volgarmente. La riconosciamo ancor prima che ci venga raccontata, ma allo stesso tempo non viene usata per accendere critiche verso la chiusura mentale dell’epoca (e spesso anche di oggi) che avrebbero distolto l’attenzione da ciò che è importante cioè Alan ed il suo contributo alla storia e alla scienza moderna.

Una delicatezza che ci ricorda una volta in più il Discorso del Re e ci fa sperare che anche The Imitation Game riesca a vincere qualche Oscar e nel frattempo, mentre aspettiamo che escano le candidature dell’Academy Awards (verranno pubblicate giovedì 15 Gennaio e potrete discuterne con noi all’interno dello speciale di Al Cinema, che uscirà eccezionalmente lo stesso giorno al posto della rubrica Seriamente slittata, per l’occasione, a sabato), sorridiamo pensando alle 9 candidature ai Bafta (gli Oscar inglesi) dove si troverà a lottare con film del calibro di “Grand Hotel Budapest“, “Birdman“, “Boyhood“, “La teoria del tutto“.

 

2 Comments

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  1. Francesco Barberini

    “racconta la storia di Turing senza essere mai invadente o gratuitamente drammatica”.
    Senza dubbio il film merita di essere visto, però, la storia fu molto più complessa: non tutto dipese da Turing (alla fine della guerra lavoravano alla decifrazione circa 9000 persone), le cui intuizioni sull’intelligenza artificiale furono comunque fondamentali. Nutro dubbi su alcuni tratti caratteriali con cui è stato tratteggiato, forse in maniera un po’ esagerata, rappresentato quasi con tratti da disturbo autistico….però è un opera creativa e magari lo sceneggiatore si sarà documentato su questo.

    • Paola Cecchini

      Ciao Francesco, anzitutto grazie per il tuo commento. La storia di Turing è sicuramente molto più complessa, non solo per quanto riguarda il numero di persone che lavoravano alla macchina (che tra l’altro non si chiamava Christopher né era stata una pura invenzione di Turing)..Indubbiamente si sono persi molte libertà narrative, alcune secondo me ininfluenti (a che pro cambiare il nome della macchina se non per andare a rimarcare quel legame di Alan per il suo amico d’infanzia) altre forse avrebbero meritato a mio avviso un po’ più di verità storica..per quanto riguarda l’autismo ci sono stati diversi studi in merito ad una possibile sindrome di Asperger (“lo spettro autistico ad alto funzionamento”) ma all’epoca non era ancora riconosciuta (Asperger è nato nel 1906 e la sindrome è stata recepita ufficialmente solo dal DSM IV – il manuale diagnostico dei disturbi mentali – nel 1994) e lo stesso Cumberbatch ha parlato con persone che lo conoscevano..anche se sicuramente ci sarà stato un caricamento nelle sue movenze e nei suoi atteggiamenti..ho preferito recensire il film senza sottolineare le libertà narrative per due ragioni: la prima perché ritengo che il film sia stato anche un modo per portare all’attenzione del governo britannico tutte le accuse di omosessualità del passato, infatti non a caso dopo l’uscita del film Cumberbatch e Stephen Fry hanno promosso una petizione per richiedere l’amnistia per tutti i condannati per omosessualità fino al 1982..la seconda ragione è perché ritengo che questo film possa incuriosire riguardo alla figura di Turing..e dopo averlo una persona può andarai a cercare la sua storia, le scoperte e imparare moltissimo e, perché no, anche accorgersi delle libertà narrative prese..il film non ha, a mio avviso, la mission di essere una biografia storica, ma di aprire le porte per un messaggio e portare alla luce un personaggio che, purtroppo, è ancora sconosciuto a moltissime persone..
      Mi scuso per il poema 🙂
      Paola

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