Kebab for Breakfast


Türkisch für Anfänger (“Turco per principianti”) è un telefilm comico che, dopo aver conquistato la Germania, si è diffuso anche all’estero, facendo stragi di spettatori a forza di risate.

I protagonisti di Kebab for breakfastCuriosamente il telefilm si presenta come Kebab for Breakfast nell’adattamento italiano; il titolo non è stato italianizzato, ma inglesizzato, chissà forse nel tentativo di lasciare ad esso una sfumatura “esotica”; Qualunque la scelta dietro questa decisione, essa e la serie stessa si rivelano un successo anche per la maggior parte del pubblico italiano.
A questo punto, interessante è chiedersi perché i titoli sono tanto significativi, cosa si nasconde dietro ad essi, alle cui domande quello che si apre è un mondo. Il fatto è che, seppur in tre parole, entrambi incarnano amabilmente lo spirito della serie, che consiste, prima caratteristica fra tutte, in un sottile, sincero ed incontenibile umorismo, percepibile quindi fin da subito.
Se poi si vanno ad analizzare i titoli più approfonditamente, oltre al fattore comicità, si scopre un proposito più sottile dietro alla scelta. Sia la versione tedesca, sia quella italiana (in inglese), trasmette l’idea di un inizio, grazie all’utilizzo delle parole “Anfänger”, che significa “principianti”, e “breakfast”, che come ben sappiamo, rappresenta il primo pasto della giornata.
Come se non bastasse, da una semplice scelta come quella di un nome per una serie televisiva, emerge altrettanto chiaramente uno dei protagonisti collettivi della serie: la cultura turca, a cui ci si riferisce con la metonimia “turco”, intesa come “la lingua turca”. Questo particolare non viene tralasciato nemmeno nell’adattamento dal tedesco, il quale però si connota fin da subito come innegabilmente italiano grazie alla scelta del riferimento culinario al kebab.
Stereotipi. Tutto nel telefilm sembra girare intorno ad essi, anche se ben presto si scopre che il vero scopo è in realtà prenderli in giro, con un sorriso o più spesso forse con una risata sguaiata, ma senza malizia.
Come solitamente succede, questo brain-storming sul titolo Kebab for breakfast è illuminante, soprattutto per chi non conosca di che cosa tratta la serie. Bastano, infatti, le minuziose analisi fatte, per farsi un’idea del fatto che oltre alle risate, i registi mirano a che i loro personaggi riescano a trasmettere attraverso uno schermo una situazione sociale, un’epoca storica particolare, quella contemporanea, caratterizzata dal confronto necessario di culture diverse, confronto che a volte si trasforma in scontro quando invece, utopisticamente, vorrebbe essere integrazione e scambio arricchente.
Lo spunto che i registi hanno trovato per sollevare la riflessione su queste tematiche che spesso risultano pesanti e impegnative, ma che necessitano di essere prese in considerazione in Germania, dove l’immigrazione turca è considerevole, è l’unione di due famiglie, una di origini turche e una tedesca grazie all’innamoramento folle e a tratti buffo di Metin Öztürk (Adran Maral) e Doris Schneider (Anna Stieblich) che decidono di voler andare ad abitare insieme.

Lena, la protagonista di Kebab for breaskfast in una scena della serie tv

(Credits: Hofmann & Voges Entertainment)

Attraverso gli occhi di Lena (Josephine Preuβ), figlia di Doris, e delle confidenze che lei fa all’amica Katy trasferitasi negli Stati Uniti, con la sua telecamera (come se fosse una sorta d diario virtuale), facciamo conoscenza della protagonista adolescente alle prese con le prime situazioni problematiche e bizzarre che la vita le mette di fronte, innamoramenti e delusioni incluse; soprattutto, veniamo anche introdotti nella realtà di questa famiglia fuori dal comune. Fuori dal comune almeno all’apparenza! Infatti, più ne conosciamo i membri, la storia, le difficoltà, più nuove similitudini con la nostra stessa famiglia affiorano nella nostra mente durante la visione dei vari episodi tanto che la somiglianza arriva a volte ad essere spaventosamente eccessiva. Un contesto familiare estremamente buffo e divertente quindi, per accendere l’interesse per questioni come l’integrazione sociale, allo stesso tempo mettendo in guardia sul fatto che essa è destinata ad essere tanto complicata e esasperante quanto la sopportazione vicendevole fra marito e moglie o fra genitori e figli.
Sicuramente tutto ciò vale la pena essere guardato ed essere vissuto: questo il messaggio della serie che trapela inequivocabilmente nei momenti di silenzio, fra una risata e l’altra.
Come Dostoevsky ci ricorda all’inizio di Anna Karenina, certo “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”; molto spesso, ugualmente vero è che ogni famiglia è dannatamente buffa e comica a modo suo, non da meno la famiglia Schneider- Öztürk.                    L’unica cosa che mi rimane da dire è: mettetevi comodi e godetevi, attraverso Kebab for breakfast, la conoscenza e le avventure assurde di questa famiglia “fuori dal comune”.

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