Stroncature – Biancaneve e il cacciatore


Biancaneve e il cacciatore - Locandinadi Rupert Sanders, con Kristen Stewart, Chris Hemsworth, Charlize Theron, Sam Claflin, Bob Hoskins, Ian McShane, Nick Frost.

La storia di Biancaneve è certamente molto nota, se non altro per il celebre lungometraggio animato prodotto dalla Disney nel lontano 1937: una malvagia regina, gelosa della bellezza della propria figliastra, ingaggia un cacciatore perché la uccida. Salvatasi grazie alla pietà del suo mancato assassino, la ragazza si fa assumere in nero come colf da una squadra di minatori dai nomi improbabili. Seguono mela avvelenata, bacio di vero amore e titoli di coda.

Parecchi anni dopo, nel 2012, l’esordiente Rupert Sanders sforna Biancaneve e il cacciatore, una rilettura dark e francamente superflua della fiaba, con la stessa premessa: una malvagia e bellissima regina, interpretata da Charlize Theron,

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vuole uccidere Biancaneve (Kirsten Stewart), perché destinata a superarla in bellezza.

Parliamone.

Parliamone.

Fin da subito, dunque, il film ci mostra uno dei suoi difetti principali: la superiore bellezza di Biancaneve ed il suo essere fonte di ispirazione per quanti le stiano accanto – ovvero gli elementi principali su cui si fonda la trama – sono rimasti intrappolati nella sceneggiatura senza ottenere mai una realizzazione convincente. Infatti, se la regina e il cacciatore (Chris Hemsworth) risultano coerenti con quanto previsto per loro dallo script, lo stesso non può dirsi per il personaggio di Kristen Stewart.

Chi ha visto la pellicola ha senz’altro ben presenti le scarsissime doti recitative della star di Twilight; anche se, occorre dirlo, far valere per lei quanto Sergio Leone sosteneva di Clint Eastwood (“Ha solo due espressioni: con cappello e senza cappello”) non sarebbe affatto corretto: questo perché la Stewart, per tutto il film, non indossa alcun genere di copricapo.

Il contrasto tra ideazione e messa in scena è fin troppo evidente: i personaggi si comportano secondo copione, rapiti dalla combattività, dal carisma e dalla bellezza della protagonista, senza che questa incarni affatto queste doti. L’esempio più lampante ci viene fornito dalla scena in cui Biancaneve carica le armate ribelli prima della battaglia finale: il suo discorso segue i canoni classici del genere, attraverso un tono epico e toccante, ma è recitato in maniera talmente bassa, confusa ed incerta (specialmente in originale) da non sembrare affatto un incitamento delle truppe, ma una telecronaca di Salvatore Bagni.

A dare il colpo di grazia ad un film già pesantemente minato dalla Stewart ci pensa un ritmo narrativo ispirato alla semifinale Mondiale tra Olanda ed Argentina: quaranta minuti di noia, tre minuti in cui succede di tutto, altra noia, un paio di minuti pseudoepici, monologhi inutili, mela, bacio, noia, battaglia, noia, fine.

"Mela, te lo giuro: un giorno sarà espressiva almeno quanto te".

“Mela, te lo giuro: un giorno sarà espressiva almeno quanto te”.

Ciliegina sulla torta, la solita sfilza di cliché e le immancabili forzature: la regina Ravenna che, per ben due volte, si perde in monologhi da cattivo di James Bond anziché uccidere Biancaneve; la scelta di avvelenarla con una mela, nonostante la situazione le consentisse di scegliere tra una caterva di altre modalità molto più rapide ed efficaci; il reclutamento del cacciatore, ingannato da Ravenna per costringerlo a recuperare la fuggitiva Biancaneve, in quanto esperto conoscitore della Foresta Oscura nella quale la giovane si è rifugiata. Non ci sarebbe nulla di male in questa giustificazione del personaggio; se non fosse che, appena pochi minuti più tardi, si scopre quanto fosse immensamente più semplice reclutare una nutrita banda di balordi con pretese economiche più basse, le stesse abilità a districarsi tra gli alberi stregati ed una fedeltà maggiore.

Per non parlare, poi, di tutti quegli elementi coerenti con la trama originale, ma inseriti talmente male da stonare terribilmente. In primis, una Foresta Oscura realizzata alla perfezione – e ricca di citazioni dal classico Disney – ma bruciata completamente in una scena montata in maniera pessima con tutto il resto.

Stessa sorte per lo specchio magico e per i nani, ficcati a forza in una storia in cui la loro utilità si riduce ad appena un’unica scena a testa.

Nel caso dei nani, si può arrivare a contarne persino due, se si considera il momento in cui il  loro capo – interpretato dal mitico Bob Hoskins –  svela il vero ruolo di Biancaneve nel loro mondo, oppresso dal Male: la ragazza rappresenterebbe nientemeno che “la vita stessa”.

Ovvero, è l’incarnazione di quanto poco importi essere preparati e talentuosi, quando puoi costruire la tua carriera ad Hollywood su una raccomandazione di ferro.

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