Recensioni – Nymphomaniac Vol1 e Vol2


Locandina del film nymphomaniacNymphomaniac: Vol 1  e Vol 2 

di Lars Von Trier 

Vol 1: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Stacy Martin, Shia Lebeuf, Christian Slater, Uma Turman, Sophie Keunnedy

Vol 2: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgard, Stacy Martin, Willem Dafoe, Mia Goth, Michael Pas, Jamie Bell, Shia Lebeuf, Uma Turman  

Seligman  (Stellan Skarsgard,) è un uomo anziano, che non ha mai avuto alcun interesse per la sessualità. In una giornata d’inverno, uscendo a fare alcune commissioni, l’uomo trova una donna riversa a terra, insanguinata. Seligman la soccorre e la porta a casa: quando la donna si risveglia, i due iniziano una conversazione tra il surreale e la metafora. La donna dice di chiamarsi Joe ( Charlotte Gainsbourg) ed inizia a raccontare a Seligman la storia della propria vita e della propria ninfomania…

Lars Von Trier è uno dei registi più discussi del nostro tempo, oltre che uno di quelli più talentuosi ed originali, sia da un punto di vista visivo che tematico. Lars von Trier è anche difficile, a volte noioso,  spesso scandaloso: un autore che si è dato regole (il  manifesto Dogma 95) per poi infrangerle una dopo l’altra, film dopo film. Lars Von Trier è uomo pieno di fobie e timori, che usa il cinema per psicanalizzarsi: allo stesso tempo esamina la società e l’essere umano.

Senza tenere in considerazione tutto questo, non ha senso vedere Nymphomaniac: la pellicola ha poco a che vedere con lo scandalo pruriginoso suggerito dalla campagna marketing.  Certo, nonostante la versione che è nelle nostre sale sia stata “editata” ) non si tratta certo di un film per bambini/e (nè per sessuofobici).  A dire il vero, un certo esibizionismo di fondo ((la galleria di peni nel Vol 1 ne è un esempio)forse non era sempre necessario . Ciò che però è evidente è che Nymphomaniac è un discorso – su Joe, sulla sessualità, sulle ossessioni – che vale la pena di ascoltare. Nymphomaniac è una narrazione della mente che svela sè stessa ed il modo in cui si percepisce. La memoria, diventa identità: come chiudere meglio la Trilogia della Depressione, animata da personaggi oscuri, feriti, vittime di paure e dipendenze?

Nymphomaniac si compone di due parti, complementari anche se non ugualmente coinvolgenti: Il Vol 1 è una sorta di premessa al Vol 2, e risulta discontinuo, a tratti un poco noioso. La prima parte di Nymphomaniac è fortemente strutturata, ma non colpisce nè riesce ad entrare nel vivo fino alla fine, quando Joe rivela di non riuscire più a ” sentire niente”. L’assenza di piacere diventa allora la chiave di volta che dà il via al secondo film: quest’ultimo è sin dall’inizio più fluido (e anche più disturbante) e porta a compimento ciò che nel primo era solo stato iniziato. Sarà Seligman a scoprire le carte, incitando Joe a vedere le cose da un altro punto di vista.  Ma non è la sola: anche per noi è il momento di prendere consapevolezza del modo in cui percepiamo la nostra sessualità e il film stesso: cosa ci influenza?in che modo filtriamo la realtà? Quali sono i nostri tabù e perchè li abbiamo?

Versi il finale, la riflessione, anche nei termini di società e di genere, prende il sopravvento sul racconto e ci ritroviamo alla frase inziale di Seligman: ” non ho mai conosciuto un cattivo essere umano”.  La presa di coscienza di Joe, frutto della sofferenza, ci guida verso il finale, perfettamente cupo e disturbante:  in stile Von Trier.

Per cinefili. Da vedere.

 

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